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| Tre Metri Sopra il Cielo: il blog di Federico Moccia |
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| Le parole sono tutte lì, sospese per aria, senza un prezzo, senza una proprietà, sono di tutti, sono libere. Ho scritto questo libro scegliendole con sincerità e vorrei ascoltare i vostri commenti. |
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| Ma come...!?! |
15 maggio
2012 |


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La mia risposta all'articolo di Aldo Grasso sul Corriere della Sera di domenica 13 maggio. "Albert Camus diceva che l'arte contesta il reale ma non vi si sottrae. Non mi definisco artista. E nemmeno scrittore o autore o creativo o guru o altro del genere. Sono solo un uomo. Accezione semplice e complessa allo stesso tempo. E in quanto uomo mi metto in gioco, sperimento, rischio, sbaglio e imparo. Non amo le contestazioni gratuite e pretestuose. Mi piacciono le osservazioni costruttive. E me le aspetto sempre quando a parlare sono persone di oggettiva e comprovata intelligenza e cultura. Perché ho scomodato Camus? Perché quel che afferma mette in relazione arte (qualunque accezzione essa assuma per ciascuno di noi) e vita concreta. Amo inventare storie che poi diventano libri. Il valore eventuale degli stessi lo decidono i lettori. Si chiama libertà di scelta. Qualche giorno fa sono tornato dall’Argentina dove ho presentato il mio ultimo libro L’uomo che non voleva amare. Sì, è stato tradotto anche lì. Dovete sapere che i miei libri vengono letti in 15 paesi di Europa e poi in Brasile, in Giappone, in Cina. Pensate che in Spagna nel 2010 e nel 2011 sono stato l’autore più venduto, più dello stesso Carlos Luis Zafon, e nessun giornalista ha mai riportato queste notizie. Eppure, ho pensato, a qualcuno potrebbe interessare! Sono sicuro che ci sono ancora tante persone alle quali potrebbe far piacere che un italiano ha successo all’estero. Ma con tutto quello che succede qui in Italia è anche giusto che i giornalisti si occupino di altro. E invece ieri mentre facevo colazione, in quello splendido momento dove il profumo del ciambellone si mischia con quello del caffellatte, quando sei sereno e visto che c’è anche il sole già ti immagini la bella passeggiata che farai, improvvisamente mi sono strozzato. Un giornalista mi ha dedicato la sua attenzione: Aldo Grasso. Il suo articolo inizia così: “Scusa ma ti chiamo sindaco”. Fa il verso al mio libro Scusa ma ti chiamo amore ma non fa ridere, mai, critica e basta. Sì, è vero, sono stato eletto sindaco del piccolo comune Rosello e del suo borgo Giuliopoli. Ora però vi voglio raccontare bene come è andata e perché. Un giorno degli amici di Rosello e Giuliopoli, posti dove vado da anni in vacanza, mi hanno chiamato al telefono: “Ti potremmo parlare?” “Certo”. E così sono venuti fino a Roma e dopo avere preso un caffè, me lo hanno chiesto: “Noi vorremmo che tu diventassi il nostro sindaco, per avere un po’ di visibilità. Vorremmo dare un’ occasione ai nostri ragazzi, che possano aprire un bed and breakfast o una piccola pizzeria che si chiameranno magari con uno dei titoli dei tuoi libri che hanno avuto successo nel mondo, così che i giovani non lascino il nostro paese...” Ecco, queste ultime sono state le parole che mi hanno convinto. “Dovresti venire su e giù con la macchina (sono più di 250 km ) però non abbiamo la possibilità di darti nessun rimborso…” Non c’è problema, ho pensato. In fondo questa è un’Italia che è stata messa in ginocchio da gente che si è approfittata sempre di tutti. Ora invece tu, o meglio il tuo successo, ti sta offrendo la possibilità di poter essere utile a qualcuno, aiutare il comune di Rosello e il borgo di Giuliopoli, oltretutto sono persone affettuose, sono parenti di tua moglie. Mi sono lasciato convincere perché credo che in questo momento ci sia veramente bisogno di rimboccarsi tutti le maniche. Così a rimborso zero ( e con qualche spesa di sicuro!) decido di accettare questa sfida: rendermi utile. Ecco, ma perché tutto questo Aldo Grasso non lo ha detto? Perché ha inventato dei lati negativi che non esistono? Perché non ha considerato gli aspetti positivi di una vicenda del genere? Perché parlando dei giovani nel suo articolo dice che “purtroppo” molti hanno letto i miei libri? Preferiva forse che non leggessero? Perché pensa che uno che scrive una frase d’amore non possa essere un buon sindaco e soprattutto onesto? Io non ho detto che sarò un “bravo” sindaco ma che mi impegnerò. Non capisco. Inoltre nel suo articolo ci sono varie imprecisioni. Il libro e il film che hanno lanciato la moda dei lucchetti non è Tre metri sopra il cielo ma Ho voglia di te. Non è vero che farò lì il ponte dei lucchetti ma è vero che cercheremo di rilanciare in tutti i modi le piccole possibilità di questi due paesi. Non è vero che il sindaco Gianni Alemanno ha fatto togliere i lucchetti da Ponte Milvio ma li ha solo spostati lì vicino. Infine Aldo Grasso ha copiato in maniera inesatta un brano del libro tre metri sopra il cielo. La mia frase diceva: “Ho paura dei giorni che verranno, di non farcela a resistere, di quello che non ho più , di quello che sarà preda dei venti.” Ecco lui hai tolto la parola “preda”. Per lui magari non ha valore, magari dirà: “ Ma che sarà mai, era solo una parola…”. Ma vede Grasso, “preda dei venti” era una citazione della bellissima canzone di Battisti e Mogol, è quel momento disperato, quando una storia d’amore finisce, quando si prova quel dolore immenso direttamente proporzionale a quanto si è amato. La verità è che, ottimista quale sono, io mi sarei aspettato da lei una pacca sulla spalla, che ne so, un piccolo elogio da parte sua: “E bravo Moccia, in fondo te ne saresti potuto fregare di quella richiesta e invece ti sei messo in gioco per aiutare un piccolo comune, per dargli un po’ di visibilità e magari qualche posto di lavoro in più!” Caro Grasso, il suo lavoro è criticare ma in questo caso lei ha provato solo a distruggere invece che costruire. Peccato, sarebbe ora invece che tutti insieme iniziassimo a pensarla diversamente. Le chiedo solo una cosa: almeno impari a copiare." |
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