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| Tre Metri Sopra il Cielo: il blog di Federico Moccia |
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| Le parole sono tutte lì, sospese per aria, senza un prezzo, senza una proprietà, sono di tutti, sono libere. Ho scritto questo libro scegliendole con sincerità e vorrei ascoltare i vostri commenti. |
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| Il ricordo... |
29 maggio
2010 |


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Il ricordo. La nostra possibilità di rivivere il passato. Un film a ritroso di noi stessi. Eppure personale, relativo, mai oggettivo. Sì, perché il ricordo è espressione del nostro modo di vedere le cose, ci riflette e racconta fatti e persone con verità parziale. La nostra verità. Non c'è nulla di male, ovviamente. Ma è bene tenerlo presente. Perché a volte travisiamo il presente alla luce di sensazioni personali che non corrispondono a quello che è stato per gli altri che, a loro volta, hanno un bagaglio di immagini e punti di vista propri. Nei ricordi tutto è migliore e peggiore di com'è stato. È normale. È lo spazio del nostro riscriverci. Amplifichiamo nel bene e nel male quel che è successo, cosa abbiamo provato. Il tempo passa, i dettagli si affievoliscono, tutto viene filtrato come in un colino che trattiene solo quello che serve. La bellezza del ricordo è che ci appartiene e lo coloriamo come più ci piace, sapendo che è solo nostro. "Il ricordo è l'unico paradiso dal quale non possiamo venir cacciati", diceva Jean Paul, dove scegliamo se ridere o piangere, odiare o amare. Dove siamo bellissimi e sicuri di noi o zoppicanti e incerti. Dove gli altri sono lo specchio di quello che abbiamo provato. "La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla" (G. G. Márquez). Perché oggi è il ricordo di domani. La realtà diventa la nostra realtà. E troppo spesso accusiamo gli altri di non vederla, questa nostra verità che noi consideriamo oggettiva e universale. "Non lascio che neanche un singolo fantasma del ricordo svanisca con le nuvole, ed è la mia perenne consapevolezza del passato che causa a volte il mio dolore. ma se dovessi scegliere tra gioia e dolore, non scambierei i dolori del mio cuore con le gioie del mondo intero" (K. Gibran). Perché il ricordo ci appartiene come un figlio, ci nutre e condiziona, diventa lo spazio della nostra consolazione, il luogo in cui incontriamo chi non è più vicino a noi. Ricordiamoci però che è personale e non possiamo pretendere che diventi più importante (e veritiero) di quello altri. Godiamocelo come un atto intimo. |
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