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| Big paper: il blog di Marco Archetti |
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| Il Fumo e l'Arrosto. |
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| OFFICINA DI SCRITTURA: LA CHICCHERA DI MARIA TERESA SORRENTINO |
28 gennaio
2010 |


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LA CHICCHERA di Maria Teresa Sorrentino (versione dell’autrice)
L’ultima cosa che Marianna si sarebbe aspettata dopo averlo visto da lontano ed elaborato una rapida valutazione, era di essere accolta con un baciamano. Avrebbe dovuto indossare almeno una giacca blu e una camicia ben stirata per non far risultare inadeguata la scelta di quel saluto. Quell’uomo l’aveva subito stupita, e non era poco. Dalle mail che si erano scambiati prima di quell’incontro aveva immaginato di trovarsi di fronte al classico tipo alternativo, impegnato nel sociale, magari uno psicologo. Il suo aspetto fisico avrebbe poi confermato la sua immaginazione. Alto, magro, dinoccolato, scoordinato nei movimenti, capelli ricci legati con un elastico, riccioli biondo scuro ben curati ma un po’ troppo lunghi sulla fronte, occhiali leggeri senza montatura, uno sguardo a volte strabico che insieme al suo modo di muoversi e star seduto dava un’impressione di asimmetria che col ripetersi dei loro incontri cominciava a farle tenerezza. Aveva un modo di vestire sportivo e molto colorato che all’inizio le era sembrato disordinato ma al quale si era presto abituata. Lei che aveva sempre amato, anche a causa delle sue forme un po’ troppo femminili, colori scuri e un modo di vestire poco appariscente, si sentiva a disagio accanto a tutti quei colori. Sapeva che non sarebbe passata inosservata in compagnia di quell’uomo dall’aspetto così giovanile, lei, così signora e tradizionale. Ma ben presto anche a questo non fece più caso. Se ne rese conto di nuovo quando mesi dopo un conoscente le chiese cosa ci facesse lei, una così bella donna, insieme a un tipo che di bello aveva ben poco. Eppure tra i due, a dispetto delle apparenze, era lei a sentirsi meno bella e ancora lei la più progressista e alternativa. Se ne accorse subito al loro primo incontro in quel brutto locale. Le chiacchiere abbondanti riuscirono a celare inevitabili momenti d’imbarazzo. Ma grazie a quelle chiacchiere poterono scambiarsi informazioni sulla loro vita importanti alla loro amicizia. Quanto lei amasse il mare e le sue sensazioni quando si era immersa per la prima volta. Quanto lui fosse appassionato alla storia e al diritto romano e persino alla lingua latina che fece poi da colonna sonora a quei quattro mesi d’incontri e ai loro innumerevoli caffè. Ma anche quanto lui non fosse affatto alternativo e progressista come era apparso in un primo momento. Figlio unico di professionisti era cresciuto in un collegio della capitale con regole molto rigide alle quali non si era mai ribellato. Soltanto dopo l’esame di maturità tornò a casa dei genitori nella sua cittadina. In tutti quegli anni lontano da casa i contatti con i suoi genitori non erano stati frequenti e anche se lui non parlava mai delle sue sensazioni Marianna riusciva a percepire come potesse sentirsi un ragazzo di diciotto anni che tornava a casa dopo essere cresciuto lontano. Il giovane Federico non ebbe neanche il tempo di chiedere se la scelta di farlo studiare fuori fosse veramente legata soltanto al desiderio di offrirgli un’istruzione migliore. Forse c’era altro ma i genitori non ebbero il tempo di spiegarglielo. Dopo la loro morte Federico dovette crescere molto in fretta e affrontare una serie di problemi economici che ebbero almeno il vantaggio di avvicinarlo al suo lavoro attuale. Da anni ormai rappresentava i diritti dei “capitalisti cattivi”, come lui stesso ironicamente definiva i suoi clienti. Le sue invettive contro gli inquilini, contro i comunisti che gli avevano confiscato una proprietà a Berlino Est, contro gli stranieri che non sanno adattarsi alle tradizioni del Paese che li ospita infastidirono Marianna tanto da farle affermare appena dopo il loro primo incontro, che sarebbe stato meglio non affrontare mai argomenti politici. Marianna avrebbe voluto il suo amato lago alpino come sfondo al loro primo incontro ma dovette adattarsi ad uno scuro locale perché Federico non aveva molto tempo per una gita. Le spiegò che sarebbe dovuto tornare presto a casa per cercare di salvare qualcosa dal combustibile che colava dal soffitto a causa di un danno ai condotti. Impossibile percepire in quel momento quanto quell’evento, da lui tanto minuziosamente descritto, avrebbe poi condizionato il loro rapporto. “Peccato doverci già salutare ma penso che ci rivedremo, tu che ne dici?” “Direi proprio di si” rispose d’istinto Marianna, ancora un po’ stupita della scioltezza con la quale aveva accettato di incontrare uno sconosciuto e della leggerezza dei loro discorsi. Federico andò verso la sua macchina, pensava al disastro che avrebbe ritrovato nel suo appartamento ma anche a quell’incontro con una donna che sembrava saper ascoltare. Marianna tornò a casa a piedi, lentamente, cercando di mettere in ordine le sue sensazioni contrastanti e di capire se veramente quell’uomo le era piaciuto. Pensava alle sue mani, al suo sorriso e sorrideva a sua volta. Pensava ai suoi discorsi sugli stranieri e s’incupiva. Mentre apriva la porta di casa mise fine ai suoi pensieri contorti e si disse: “staremo a vedere cosa succede” ma poi si affrettò ad accendere il computer sperando di poter leggere ancora qualcosa di lui. Quella sera stessa continuarono a scambiarsi per iscritto informazioni, scherzi linguistici, complimenti galanti e pensieri sul loro incontro. “che impressione hai avuto?” “che impressione vuoi che abbia avuto? Non ti basta che mi sono precipitato a scriverti non appena ci siamo lasciati?. Sei una bella donna ma la cosa più importante è la sensazione che con te non sarà necessario dilungarsi in infinite spiegazioni”. “immagino che questo significhi che con me ti senti accettato, accolto?” “Proprio così. E tu che impressione hai di me?” “Mi piacciono molto le tue mani e il tuo modo di sorridere.” “Che orario fai in ufficio? Domani dovrebbe essere una bella giornata e il bar di fronte al tuo ufficio ha ancora i tavolini fuori. Ci incontriamo per un caffè durante la pausa?” “Se il tempo è bello volentieri, così al sole potrai ammirare meglio i miei occhi azzurri” “Non c’è bisogno del sole, sono bellissimi anche al buio” “Grazie, a domani” “Buona notte, a domani”. A Marianna sembrò di aver superato un esame e di cominciare una fase nuova della sua vita, nella quale per incontrarsi con un uomo non sarebbe stato più necessario prendere l’aereo per posti lontani ma solo lasciare il suo brutto ufficio e scendere in piazza. Era un ottobre splendido, i colori dell’autunno erano caldi e intensi in quelle giornate di sole che accompagnarono almeno fino ai primi giorni di novembre i loro incontri e le loro passeggiate. Per tutto il mese Marianna non tornò di corsa a casa dopo il lavoro come faceva ormai da sempre. Da quindici anni i suoi pomeriggi erano dedicati a dimenticare il lavoro e concentrarsi su quello che c’era da fare, compresi i compiti di scuola dei suoi ragazzi. I pomeriggi di questo splendido ottobre le sembravano ora un regalo che non si poteva rifiutare. Anche il suo ufficio, condiviso con troppe persone, appariva meno tetro e intollerabile perché poter trascorrere qualche ora all’aria aperta, finalmente non da sola, la ripagava ampiamente di tutto quello squallore. Improvvisavano i loro pomeriggi. Non appena Federico si liberava del suo ultimo cliente, concordavano velocemente quanto tempo avessero da dedicarsi e come utilizzarlo. Il più delle volte riuscivano soltanto a degustare all’aperto il caffè dei diversi locali della loro cittadina. Lei con avidità, lui sorseggiandolo e coprendo la tazzina con il piattino per non farlo raffreddare troppo in fretta e conservarne più a lungo l’aroma. Altre volte facevano qualche passeggiata nei boschi o nei parchi.. La loro prima passeggiata nel bosco aveva avuto del ridicolo. Lui pantaloni arancioni e maglietta verde mela, lei vestito nero attillato fino alle ginocchia e ballerine con la suola di cuoio che la facevano scivolare mentre si arrampicava su per il sentiero. Ma la conversazione e la voglia di conoscersi meglio le fece dimenticare l’abbigliamento poco adatto e riuscì persino a risultare sportiva e in buona forma fisica mentre lui camminando le faceva ascoltare i suoi brani preferiti traducendoglieli dal francese. Si separarono nel tardo pomeriggio. Quando lei vide arrivare il suo autobus decise d’istinto di alzarsi sulla punta dei piedi stanchi e di avvicinarsi per dargli un rapido bacio. A quel contatto lui reagì tirando in su l’angolo sinistro delle labbra a formare una piccola ruga e ad ostentare un sorriso di cui lei si sarebbe potuta innamorare. In autobus non poté far a meno di scrivergli quanto avesse trovato morbide le sue labbra. La risposta arrivò immediatamente ed era lusinghiera.
LA CHICCHERA (versione successiva)
PREMESSA 1. MOLTI DI VOI, LEGGENDO QUESTO RACCONTO SI SARANNO DETTI: MA NON E’ UN RACCONTO. INFATTI NON LO E’. E’ IL PRIMO CAPITOLO DI QUALCOSA, COME MI HA SCRITTO MARIATERESA. IN FUTURO SAREBBE MEGLIO PERO’ INVIARE MATERIALE COMPIUTO, IN MODO CHE IO ABBIA LA POSSIBILITA’ DI VALUTARE ANCHE LA VOSTRA CAPACITA’ NARRATIVA. PREMESSA 2. LA CORREZIONE DI QUESTO PEZZO POTREBBE RISULTARE PEDANTE, PERCHE’ SEMPRE PIU’ O MENO DELLO STESSO GENERE SARANNO I MIEI INTERVENTI. PER ANTICIPARE, DIREI CHE QUESTO PEZZO CONTIENE TUTTA UNA SERIE DI ERRORI CHE NON SI DEVONO COMMETTERE, SALVO VOLER ESPLICITAMENTE ABBATTERE IL LETTORE CON UNA MITRAGLIATA DESCRITTIVA DI CARATTERISTICHE DEI PERSONAGGI CHE LI FA SOMGILIARE A UN CATALOGO DI CARATTERISTICHE, NON A FIGURE VIVE. DESCRIVERLI E’ ALTRA COSA, E POTENDO SCEGLIERE, EVITEREI SEMPRE DI FARLO. QUANDO AVETE IN MANO UN’INFORMAZIONE RELATIVA A QUALCUNO E LA VOLETE COMUNICARE A CHI LEGGE, O RIUSCITE A MOSTRARLA ATTRAVERSO UN GESTO CHE FACCIA CAPIRE LE CARATTERISTICHE DEL SUDDETTO (TIMIDEZZA – ROVESCIA UN BICCHIERE, RITROSIA – RIPETE UN GESTO DUE VOLTE POI ALLA TERZA LO COMPLETA, PANICO – ARRETRA, INDIFFERENZA – SI FA UNA SPREMUTA MENTRE SUA MOGLIE GLI STA DICENDO CHE VUOLE IL DIVORZIO) O LA “SCIOGLIETE” IN DISCORSO INDIRETTO ALL’INTERNO DI UN’AZIONE. ESEMPLARE MANUEL PUIG, IN QUESTO SENSO, NE “IL BACIO DELLA DONNA RAGNO”. O MARIO VARGAS LLOSA QUASI OVUNQUE. PREMESSA 3. QUANTO TEMPO DEDICATE ALLA COSTRUZIONE DI UN PERSONAGGIO? BE’, QUALUNQUE SIA LA VOSTRA RISPOSTA, NON E’ MAI ABBASTANZA. DOVETE CONOSCERE BENE CHI VOLETE NARRARE: SOLO COSI’ EVITERETE IL CATALOGO E POTRETE MANOVRARE LA SUA PERSONALITA’ E OGNI SUO GESTO CON EFFICACIA ED ECONOMIA DI MEZZI.
L’ultima cosa che Marianna si sarebbe aspettata dopo averlo visto da lontano [“ed elaborato una rapida valutazione” NON MI SERVE], era di essere accolta con un baciamano. Avrebbe dovuto indossare almeno una giacca blu e una camicia ben stirata per non far risultare inadeguata la scelta di quel saluto. [BELLA L’INTUIZIONE. E’ IL SUO ABBIGLIAMENTO, DECISO PRIMA, A FAR SEMBRARE FUORILUOGO UN GESTO CHE ARRIVA DOPO.] Quell’uomo l’aveva subito stupita, e non era poco. [NON SERVE, DICI GIA’ SUBITO DOPO CHE SI ASPETTAVA ALTRO. PERCHE’ ANTICIPI E SPRECHI I TUOI POLPASTRELLI?] Dalle mail che si erano scambiati prima di quell’incontro aveva immaginato di trovarsi di fronte [“al classico tipo alternativo, impegnato nel sociale” E’ UN’ESPRESSIONE LA CUI PIATTEZZA LESSICALE E BANALITA’ DESTANO QUALCHE RAGGRICCIAMENTO. TRATTASI DI RETORICA DA RIVISTA FEMMINILE, ABOLIRE!], magari uno psicologo. Il suo aspetto fisico avrebbe poi confermato la sua immaginazione. Alto, magro, dinoccolato, scoordinato nei movimenti, capelli ricci legati con un elastico, riccioli biondo scuro ben curati ma un po’ troppo lunghi sulla fronte, occhiali leggeri senza montatura, uno sguardo a volte strabico che insieme al suo modo di muoversi e star seduto dava un’impressione di asimmetria che col ripetersi dei loro incontri cominciava a farle tenerezza. Aveva un modo di vestire sportivo e molto colorato che all’inizio le era sembrato disordinato ma al quale si era presto abituata. [ECCO, TUTTA QUESTA DESCRIZIONE MI CHIEDE UN PO’ TROPPAPAZIENZA. COL RISULTATO CHE, NON SO GLI ALTRI, MA IO NON LO V EDO. NON HA DIMENSIONI. E’ UNA SOMMA DI DETTAGLI. NON E’ UN PERSONAGGIO. NON C’E’, A DISPETTO DELLA LUNGAGGINE ELENCATIVA] Lei che aveva sempre amato, anche a causa delle sue forme un po’ troppo femminili, colori scuri e un modo di vestire poco appariscente, [“si sentiva a disagio accanto a tutti quei colori” E’ UNA BELLA ANNOTAZIONE, PECCATO SPRECARLA COSI’]. Sapeva che non sarebbe passata inosservata in compagnia di quell’uomo dall’aspetto così giovanile, lei, [“così signora”: INSOPPORTABILE TIC ESPRESSIVO DA PARLATO. IO PERSONALMENTE NON AMO IL SOSTANTIVO AL POSTO DELL’AGGETTIVO, ESEMPIO DI COME CE LA SI VOGLIA CAVARE A BUON MERCATO SCRIVENDO. MA SCRIVERE NON SIGNIFICA CAVARSELA A BUON MERCATO. TROVA UN AGGETTIVO – MAGARI CHE NON SIA “SIGNORILE”, E FAMMELA VEDERE MEGLIO] e tradizionale. Ma ben presto anche a questo non fece più caso. Se ne rese conto di nuovo quando mesi dopo un conoscente le chiese cosa ci facesse lei, una così bella donna, insieme a un tipo che di bello aveva ben poco. [MA SERVE DAVVERO QUESTA COSA?] Eppure tra i due, a dispetto delle apparenze, era lei a sentirsi meno bella e ancora lei la più [“progressista e alternativa” NON VUOL DIRE NULLA! ESPRESSIONI TANTO LOGORATE DAL PARLATO DA ESSERE VUOTE VUOTISSIME. LO DIMOSTRA IL FATTO CHE SI DEFINISCA SPESSO ALTERNATIVO CHI INVECE CORRISPONDE A UNO STEREOTIPO BANALE E DIFFUSO. ALTERNATIVO SIGNIFICA DIVERSO DA. IO I COIDDETTI ALTERNATIVI TROVO CHE SIANO TUTTI IDENTICI. E SICCOME POI OGNUNO HA LA SUA IDEA DI ALTERNATIVO, TU DEVI TROVARE UN AGGETTIVO BEN PIANTATO E IL PIU’ POSSIBILE VISIVO. POSTILLA CIRCA UN DIFETTO DI AGGETTIVAZIONE CHE SPESSO RISCONTRO: GLI AGGETTIVI CHE NON AGGETTIVANO VANNO RESPINTI. CIOE’ TUTI QUELLI CHE NON MI FANNO VEDERE NULLA. DIRE CHE UN TIZIO ERA VESTITO IN MODO UN PO’ “PARTICOLARE” NON MI FA VEDERE COME ERA VESTITO. DIRMI CHE ERA CONCIATO COME UN ALBERO DI NATALE, SI’. IN QUESTO CASO NON HO RISOLTO CON UN AGGETTIVO, OK, MA PER FARVI CAPIRE CHE PER ESEMPIO “NATALIZIO”, SE BEN USATO, PUO’ FARMI CAPIRE CHE UN INDIVIDUO HA ABITI SGARGIANTI E FORSE DI CATTIVO GUSTO. PRIVILEGIATE SEMPRE LE IMMAGINI ALL’ASTRAZIONE E L’AGGETTIVO CONCRETO A QUELLO ASTRATTO. RIFUGGITE, POI, DAL METAFISICO.] Se ne accorse subito al loro primo incontro in quel brutto locale. Le chiacchiere [“abbondanti”: DAVVERO NON TROVI NESSUNA IMMAGINE CHE MI DICA CHE LE CHIACCHIERE ERANO ABBONDANTI? ANCHE QUI, AGGETTIVO ASRATTO CHE FINGE CONCRETEZZA SOLO PERCHE’ INDICA QUANTITA’. NO. DIMMI “FLUVIALI”, CERCA AGGETTIVI CHE ATTENGANO ALLA DESCRIZIONE DI QUALCOSA CHE SCORRE CON VEEMENZA, DI QUALCOSA CHE STRARIPA, CHE STRABORDA, E USALI. MA NON DIRE “ABBONDANTI”, PERCHE’ IN REALTA’ NON DICI], riuscirono a celare inevitabili momenti d’imbarazzo. Ma grazie a quelle chiacchiere poterono scambiarsi informazioni sulla loro vita importanti alla loro amicizia. Quanto lei amasse il mare e le sue sensazioni quando si era immersa per la prima volta. Quanto lui fosse appassionato alla storia e al diritto romano e persino alla lingua latina che fece poi da colonna sonora a quei quattro mesi d’incontri e ai loro innumerevoli caffè. Ma anche quanto lui non fosse affatto alternativo e progressista come era apparso in un primo momento. [RINVIO A SOPRA PER “ALTERNATIVO E PROGRESSISTA” E ANNOTO ANCHE CHE PER ESEMPIO QUI SAREBBE BELLO STUDIARE UNA GIUSTAPPOSIZIONE CHE NON TI METTA NELLE CONDIZONI RIGIDAMENTE ELENCATIVE DI CUI SOPRA. BELLO POTER DIRE, CHE NE SO: “LEI UN DEBOLE PER IL MARE A GENNAIO E LUI VIVISSIMA PASSIONE PER LE LINGUE MORTE – COMMENTO’ IL CAFFE’ DICENDO: e qui inventati un’espressione latina che suoni buffa per dire qualcosa su un caffe’. MI RENDO CONTO CHE ANCHE IL MIO ESEMPIO HA UN PAIO DI DEBOLEZZE, MA L’HO BUTTATO LI’ PER FAR CAPIRE CHE BISOGNA SEMPRE CERCARE IL DINAMISMO, ANCHE NELLE DESCRIZIONI. RIPETO E LO RIPETERO’ FINO AL DISSANGUAMENTO: NO ALL’ELENCO, MUOVETE LA LINGUA, MUOVETE LA SCENA, E SOPRATTUTTO SE E’ DI DUE FERMI AL TAVOLINO CHE BEVONO QUALCOSA. NON RASSEGNATEVI AD ADERIRE ALLA RALTA’ DI DUE SEDUTI IMMOBILI CONFORMANDONE ANCHE LA DESCRIZIONE. CERCATE L’ORIGINALITA’ DELLO SGUARDO. SE IL TUO FOSSE UN FILM, PER ORA, SAREBBE UN SUSSEGGUIRSI DI CAMPO E CONTROCAMPO. BASTANO DUE BREVI GUIZZI. UNO SPOSTAMENTO DI PROSPETTIVA. COME SONO SEDUTI? COME GESTICOLANO? E’ POSSIBILE DESCRIVERLI GESTICOLARE – COSI’ CAPIAMO I LORO CARATTERI – COME SE FOSSERO LE MANI L’UNICA COSA LI’ A QUEL TAVOLO, E COME SE LE PAROLE USCISSERO DALLE LORO DITA? NON PRETENDO CHE QUESTA SIA ANCHE LA TUA, DI PROSPETTIVA, MA E’ SOLO PER ESEMPLIFICARE.] [“Figlio unico di professionisti era cresciuto in un collegio della capitale con regole molto rigide alle quali non si era mai ribellato. Soltanto dopo l’esame di maturità tornò a casa dei genitori nella sua cittadina. In tutti quegli anni lontano da casa i contatti con i suoi genitori non erano stati frequenti e anche se lui non parlava mai delle sue sensazioni Marianna riusciva a percepire come potesse sentirsi un ragazzo di diciotto anni che tornava a casa dopo essere cresciuto lontano. Il giovane Federico non ebbe neanche il tempo di chiedere se la scelta di farlo studiare fuori fosse veramente legata soltanto al desiderio di offrirgli un’istruzione migliore. Forse c’era altro ma i genitori non ebbero il tempo di spiegarglielo. Dopo la loro morte Federico dovette crescere molto in fretta e affrontare una serie di problemi economici che ebbero almeno il vantaggio di avvicinarlo al suo lavoro attuale”: TUTTO QUESTO RISENTE DEI DIFETTI GIA’ SOTTOLINEATI E PER CERTI VERSI NE E’ L’APICE] Da anni ormai rappresentava i diritti dei “capitalisti cattivi”, come lui stesso ironicamente definiva i suoi clienti. Le sue invettive contro gli inquilini, contro i comunisti che gli avevano confiscato una proprietà a Berlino Est, contro gli stranieri che non sanno adattarsi alle tradizioni del Paese che li ospita infastidirono Marianna tanto da farle affermare appena dopo il loro primo incontro, che sarebbe stato meglio non affrontare mai argomenti politici. Marianna avrebbe voluto il suo amato [“lago alpino”: EHI, MA AMAVA IL MARE! INFORMAZIONE CONRADDITORIA, E LA CONOSCIAMO DA TROPPO POCO PER NON NOTARLA. ATTENZIONE A QUESTE SVISTE: UN PERSONAGGIO COSI’ PERDE DI CREDIBILITA’ IN CHI LEGGE] come sfondo al loro primo incontro ma dovette adattarsi ad uno scuro locale perché Federico non aveva molto tempo per una gita. Le spiegò che sarebbe dovuto tornare presto a casa per cercare di salvare qualcosa dal combustibile che colava dal soffitto a causa di un danno ai condotti. Impossibile percepire in quel momento quanto quell’evento, da lui tanto minuziosamente descritto, avrebbe poi condizionato il loro rapporto. “Peccato doverci già salutare ma penso che ci rivedremo, tu che ne dici?” “Direi proprio di si” rispose d’istinto Marianna, ancora un po’ stupita della scioltezza con la quale aveva accettato di incontrare uno sconosciuto e della leggerezza dei loro discorsi. Federico andò verso la sua macchina, pensava al disastro che avrebbe ritrovato nel suo appartamento ma anche a quell’incontro con una donna che sembrava saper ascoltare. Marianna tornò a casa a piedi, lentamente, cercando di mettere in ordine le sue sensazioni contrastanti e di capire se veramente quell’uomo le era piaciuto. Pensava alle sue mani, al suo sorriso e sorrideva a sua volta. Pensava ai suoi discorsi sugli stranieri e s’incupiva. [TENTAZIONE ELENCO ANCHE QUI, MA MENO FORTE CHE ALTROVE] Mentre apriva la porta di casa mise fine ai suoi pensieri [“contorti”: PERCHE’ CONTORTI?] e si disse: “Staremo a vedere cosa succede” ma poi si affrettò ad accendere il computer sperando di poter leggere ancora qualcosa di lui. Quella sera stessa continuarono a scambiarsi per iscritto informazioni, [“scherzi linguistici”: LI HAI GIA’ CITATI E NON NE HAI RACCONTATO, MAGARI IN DISCORSO DIRETTO, NEMMENO UNO], complimenti galanti e pensieri sul loro incontro. “Che impressione hai avuto?” “Che impressione vuoi che abbia avuto? Non ti basta che mi sono precipitato a scriverti non appena ci siamo lasciati? Sei una bella donna ma la cosa più importante è la sensazione che con te non sarà necessario dilungarsi in infinite spiegazioni”. “immagino che questo significhi che con me ti senti accettato, accolto?” “Proprio così. E tu che impressione hai di me?” “Mi piacciono molto le tue mani e il tuo modo di sorridere.” “[“Che orario fai in ufficio?”: ELIMINA] Domani dovrebbe essere una bella giornata e il bar di fronte al tuo ufficio ha ancora i tavolini fuori. Ci incontriamo per un caffè durante la pausa?” “Se il tempo è bello volentieri, così al sole potrai ammirare meglio i miei occhi azzurri” “Non c’è bisogno del sole, sono bellissimi anche al buio” “Grazie, a domani” “Buona notte, a domani”. [“A Marianna sembrò di aver superato un esame e di cominciare una fase nuova della sua vita, nella quale per incontrarsi con un uomo non sarebbe stato più necessario prendere l’aereo per posti lontani ma solo lasciare il suo brutto ufficio e scendere in piazza”: CENSUREREI L’ESPRESSIONE “FASE DELLA SUA VITA”, TROPPO PEDANTE, E ANCHE QUI: NON DIRE, MOSTRA. FALLE BUTTARE VIA VECCHI BIGLIETTI AEREI MENTRE VAGA PER CASA CON DENTRO LE SENSAZIONI CHE DESCRIVI, CHE NOI CAPIREMO DA UN SORRISO CHE SI VEDE NEL VETRO DELLA FINESTRA DA CUI STA GUARDANDO FUORI, E DI CUI LEI STESSA SI ACCORGE, STUPENDOSI. DIRE, CHE NE SO: “ERA ALLA FINESTRA, E IL VETRO SORRIDEVA. ERA SEMPRE LEI? LA STESSA DI PRIMA?”]. Era un ottobre splendido, i colori dell’autunno erano caldi e intensi in quelle giornate di sole che accompagnarono almeno fino ai primi giorni di novembre i loro incontri e le loro passeggiate. Per tutto il mese Marianna non tornò di corsa a casa dopo il lavoro come faceva ormai da sempre. Da quindici anni i suoi pomeriggi erano dedicati a dimenticare il lavoro e concentrarsi su quello che c’era da fare, compresi i compiti di scuola dei suoi ragazzi. I pomeriggi di questo splendido ottobre le sembravano ora un regalo che non si poteva rifiutare. Anche il suo ufficio, condiviso con troppe persone, appariva meno tetro e intollerabile perché poter trascorrere qualche ora all’aria aperta, finalmente non da sola, la ripagava ampiamente di tutto quello squallore. Improvvisavano i loro pomeriggi. Non appena Federico si liberava del suo ultimo cliente, concordavano velocemente quanto tempo avessero da dedicarsi e come utilizzarlo. Il più delle volte riuscivano soltanto a degustare all’aperto il caffè dei diversi locali della loro cittadina. Lei con avidità, lui sorseggiandolo e coprendo la tazzina con il piattino per non farlo raffreddare troppo in fretta e conservarne più a lungo l’aroma. Altre volte facevano qualche passeggiata nei boschi o nei parchi.. La loro prima passeggiata nel bosco aveva avuto del ridicolo. [QUI PUOI ANCHE FARMI UN PO’ RIDERE, DEL RESTO ME LO ASPETTO, MI DICI CHE HA AVUTO DEL RIDICOLO – E IO NON LO DIREI, ANDREI SUBITO AL CUORE DELLA SCENA. INVECE MI DICI COSE CHE NON SONO RIDICOLE E IO RESTO LI’, APPESO A UNA PROMESSA NON MANTENUTA. TRA L’ALTRO, VORREI CHE ACCADESSE QUALCOSA. FIN QUI E’ TUTTO DESCRITTO MA NIENTE E’, COME SI DICE IN GERGO ANCHE CINEMATOGRAFICO, “AGITO”] Lui pantaloni arancioni e maglietta verde mela, lei vestito nero attillato fino alle ginocchia e ballerine con la suola di cuoio che la facevano scivolare mentre si arrampicava su per il sentiero. Ma la conversazione e la voglia di conoscersi meglio le fece dimenticare l’abbigliamento poco adatto e riuscì persino a risultare sportiva e in buona forma fisica mentre lui camminando le faceva ascoltare i suoi brani preferiti traducendoglieli dal francese. [QUALI BRANI? E COME LI ASCOLTA? NON CAPISCO.] Si separarono nel tardo pomeriggio. Quando lei vide arrivare il suo autobus decise d’istinto di alzarsi sulla punta dei piedi stanchi e di avvicinarsi per dargli un rapido bacio. A quel contatto lui reagì tirando in su l’angolo sinistro delle labbra a formare una piccola ruga e ad ostentare un sorriso di cui lei si sarebbe potuta innamorare. In autobus non poté far a meno di scrivergli quanto avesse trovato morbide le sue labbra. La risposta arrivò immediatamente [“ed era lusinghiera” NON VA BENE. COM’ERA LA RISPOSTA? O ME LA RIFERISCI, O NON NE SO NULLA. LUSINGHIERA, POI, MI DICE PIU’ DI UNA CERTA CAUTELA CHE NON DELLO SBOTTONAMENTO, AMMESSO CHE DI SBOTTONAMENTO SI TRATTI – MA QUESTO LO SAI TU, E IL FATTO CHE NON LO SO IO SIGNIFICA CHE NON MIA HAI FATTO CAPIRE GRANCHE’.]
IN CONCLUSIONE: NARRARE SIGNIFICA MUOVERE. OGNI ATTO DEVE PORTARE AVANTI LA STORIA. QUANTO ALLE DESCRIZIONI, RICORDATE CHE NON SONO ELENCHI, CHE VANNO MOSSE, CHE ANCHE IL NOSTRO PUNTO DI VISTA PUO’ SCOVARE, ARRETRARE, SLITTARE, COME FOSSIMO UNA MACCHINA DA PRESA. RIFIUTATE LA STATICITA’. E FATE FATICA SULLE PAROLE!
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