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31 luglio 2010
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Pino Cacucci: blog per viandanti
Sfoghi, riflessioni notturne sui misfatti quotidiani, considerazioni poco pacate di un inguaribile bastiancontrario.
Bologna contromano 25 giugno 2010


Il mercato dell’auto è saturo: sono troppe, al punto che costituiscono intralcio più da ferme che in movimento. Del resto, in città sono pressoché ferme anche quelle che si illudono di muoversi...
È ampiamente provato che nel traffico ci si sposta più velocemente in bici che in auto, eppure, mentre nelle altre città europee viene incentivato l’uso dei pedali con piste ciclabili, parcheggi di scambio e martellanti campagne di sensibilizzazione, a Bologna accade l’esatto contrario. Bologna controcorrente, anzi, direi contromano, come un’anziana signora svampita che non si rende conto di aver imboccato la corsia sbagliata, una signora ancora bella ma completamente rintronata. Ormai fa più danni la pigrizia della guerra. La pigrizia fisica dei bolognesi si unisce alla pigrizia mentale degli amministratori, ed ecco il risultato: una città invivibile per il traffico forsennato e l’inquinamento letale, dove i pochi ciclisti vengono considerati un intralcio quando loro dovrebbero essere l’unico traffico autorizzato e protetto, dove i Suv circolano in stradine medievali concepite per cavalli e carretti, con l’immancabile status symbol del “permesso invalidi”... fateci caso: quando vedete un mezzo blindato tipo Cayenne con tanto di scalini per arrampicarsi fino alla torretta, magari parcheggiato su un marciapiede, ha immancabilmente il simbolo della sedia a rotelle sul parabrezza, però ne discende o ci risale agilmente qualche procace signora shoppingdipendente o giovanotto in carenza di aperitivo nel centro storico... E mentre a loro è concesso tutto, il ciclista viene multato se osa passare sullo stesso marciapiede dove sosta il Suv “handicappato”.
Qui siamo al paradosso assoluto: i vigili sono più esposti di chiunque altro all’inquinamento da traffico, quindi, dovrebbero fermare i ciclisti solo per ringraziarli abbracciandoli commossi, dato che sono gli unici ad alleviare i loro polmoni da gas e polveri. Quando l’estate scorsa è stata varata l’ennesima legge scellerata, che prevede la perdita di punti sulla patente anche per infrazioni commesse dai ciclisti (palesemente incostituzionale perché il ciclista senza patente e quello patentato divengono così cittadini “diseguali” di fronte alla legge), sulle cronache nazionali veniva annunciato che la prima città in cui un ciclista si era visto togliere punti, era Bologna. Altro record demente: è stata Bologna la prima città in cui a una ragazza in bicicletta che procedeva sotto i portici è stato fatto... l’alcoltest. E dico demente, nel senso di idiota, perché siamo nella città degli Skiantos, che hanno sancito la profonda differenza tra demenziale e demente. Un esempio? Il ciclista multato in una via a “scorrimento veloce” (in molte città europee il limite di velocità urbana è sceso a 30 km/h), perché era salito sull’ampio marciapiede nella città dei troppi ciclisti ammazzati, e quando al vigile ha detto di averlo fatto perché aveva paura di essere travolto dalle auto, il vigile ha replicato “Se ha paura, vada in macchina come fanno tutti”. Per fortuna sono casi sporadici, ma il vigile che multa un ciclista è affetto da cupio dissolvi, perché se la prende con chi contribuisce ad allungargli la vita.
La pigrizia, dicevo. Tanti non usano la bicicletta perché “fa freddo” o “fa caldo”, perché piove o (orrore!) nevica. E a Ferrara, non hanno lo stesso clima? Be’, nelle città scandinave l’imperativo è liberare dopo la nevicata prima le piste ciclabili e poi il resto, e a nessuno verrebbe in mente di andare in auto solo perché “fa freddo”. E nella piovosa Londra, persino i manager vanno in ufficio in bici, magari quella ripiegabile che diventa una valigetta... In molte città europee vige una regola che a Bologna sarebbe vista come follia pura: le biciclette hanno la precedenza assoluta, sempre e comunque. Quindi, chi “intralcia” una bici ha sempre torto. E se a qualcuno venisse da dire: “Sì, ma i popoli nordici, si sa...”. Cosa si sa? Che siamo mediterranei, dunque più scemi degli altri? E Barcellona non è forse città mediterranea, eppure, negli ultimi anni l’uso della bici è stato incentivato con risultati che qui sono ancora “impensabili”. E sto parlando di una metropoli, non della piccola e pigra Bologna, così pigra da sembrare sedata...
Potrei fare esempi ancora più estremi, come Città del Messico. Nella megalopoli più popolosa del mondo, dove il traffico veicolare sarebbe infernale, non ci si è limitati a realizzare sempre più piste ciclabili, ma si fanno grossi investimenti sull’informazione e la promozione, con lunghi spot educativi trasmessi in tv e visibili su youtube. Perché non basta strappare pezzi di marciapiede ai pedoni come a Bologna, per poi metterli nel conto ipocrita dei chilometri “ciclabili”, occorre cambiare la mentalità dei cittadini, e contrastare la pigrizia – che ormai è vera accidia – con scelte che richiedono non certo coraggio, ma semplice adeguamento all’andazzo dei tempi, cioè smettere di andare contromano sulla realtà odierna.
Notizia di pochi giorni fa: il presidente dell’Uruguay, Pepe Mujica, ha lanciato la campagna in favore dell’uso della bicicletta, invitando chi proprio non può fare a meno dell’auto a usarne una piccola e dai consumi limitati. Montevideo come Amsterdam, Malmoe, Parigi, Berlino, Copenhagen, Barcellona o Città del Messico? Di sicuro, non come Bologna.

 
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Haiti, promemoria di Eduardo Galeano 1 febbraio 2010


Per capire il presente di Haiti, è bene conoscere il suo passato
 
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A/H1N1 errore di laboratorio? 14 maggio 2009


Lo ha dichiarato l'OMS: perché non scoppia uno scandalo?
 
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febbre suina, influenza multinazionale 28 aprile 2009


niente panico, solo alcuni dati
 
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