Ci sono momenti nella vita di chi scrive che si vorrebbe buttar via tutto, tastiera, appunti, fogli, stampante ecc.. e dire: basta, chi me lo fa fare! Ma altri – per fortuna sono i più, in cui si dice: “Non è stata una fatica inutile, non è un libro buttato nel mucchio, perduto nella valanga di pubblicazioni, abbandonato al destino dei libro cui nessuno dà ascolto!” Uno di questi momenti me l’ha regalato una mia lettrice, che mi scrive: “Ho rivissuto nelle sue pagine la mia storia. “ E mi racconta del suo parto prematuro e delle dolorose conseguenze, e soprattutto del senso di fallimento e di inadeguatezza, di non essere riuscita a fare bene ciò che è la cosa più naturale del mondo, mettere al mondo un bambino, una sensazione che non l’ha più abbandonata. “E’ vero”, mi scrive, “Vicolo verde ha suscitato in me emozioni dolorosissime, ma fanno parte di me, del mio vissuto”. Anche a questo servono i libri, a farci riandare a esperienza dolorose e a farcele rivivere, anche se all’inizio non vorremmo. Ma poi, se riusciamo a superare il rifiuto istintivo, la protezione che ci siamo costruiti intorno, ci fanno capire qualcosa che non avevamo compreso appieno, che avevamo ricacciato nel fondo del nostro essere e deve invece tornare alla luce. Perché possiamo riappacificarci con la nostra vita. "Niente va perduto” insomma.
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