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| Arabi Visibili: il blog di Paola Caridi |
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| Dalli al pachistano |
29 settembre
2007 |


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La notizia è di quelle tradizionali della cronaca nera. Due ragazzi accoltellati, di notte, a Milano, alla fine di settembre. A leggere i resoconti, si va un po’ oltre, e si capisce subito che si tratta di una storia di “ordinario” razzismo. Un ragazzo che vende le rose, due giovani che – assieme alle loro fidanzate – contrattano per acquistar loro un fiore. E poi due “balordi”, così vengono chiamati dai giornali. Insultano il ragazzo che vende le rose, lo chiamano “pachistano di merda”. I due ragazzi intenti a comprar rose lo difendono, e si beccano le coltellate. Uno di loro è grave. La storiaccia di cronaca nera è subito archiviata, perché i due sono “balordi”. Uno, addirittura, è un ultra del Milan già diffidato dalle autorità di polizia. Ma è davvero finita qui? Siamo proprio sicuri, almeno noi giornalisti, di non aver avuto nessuna colpa nel costruire – nel corso degli ultimi sei anni – il prototipo perfetto del nostro nemico? Straniero, extracomunitario, clandestino, immigrato. E per giunta col passaporto di un paese a maggioranza musulmana. Con l’aggravante del colore della pelle, che siccome era scuro era sospetto. Che sia vero o meno, che il venditore di rose fosse pachistano, come “pachistano” è stato bollato. E questo dovrebbe almeno far riflettere la mia categoria, dai cronisti ai direttori, dai titolisti a chi decide la priorità e soprattutto il colore da dare alle notizie. Basterebbe una semplice rassegna stampa post-2001 per vedere quanto cronaca italiana e cronaca estera, nei giornali e nei tg, siano insufflati di reportage dal pianeta dello “strano ma vero”, dell’egiziano che picchia la moglie o del pachistano che ammazza la figlia. Come se i nostri delitti passionali e le nostre violenze domestiche – di noi italiani etnici, intendo – non fossero la stessa cosa: versione dolcificata, la nostra, degli stessi delitti d’onore e degli stessi pestaggi. La Carta di Roma, proposta molti mesi fa dalla portavoce dell’Alto Commissario Onu per i Rifugiati, Laura Boldrini, è ancora allo studio, in bozza. Forse nella sua fase più delicata. La Boldrini denuncia da tempo questa stereotipizzazione dell’”altro”, soprattutto se immigrato, e soprattutto se musulmano. I due “balordi” di Milano sembrano aver recepito il messaggio, quello dell’ultimo stereotipo del “cattivo” nato nella nostra contemporaneità.
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I vostri commenti
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| Il commento di amina salina |
25 ottobre
2007 |


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| Purtroppo gran parte degli organi di stampa e la grande maggioranza dei politici alimentano la paura della gente perche' ci guadagnano ai fini del consenso.Non esiste piu' un fine educativo dei media com'era negli anni sessanta ma si adeguano alle richieste dell'opinione pubblica.Lei saprà bene che in Italia in questi ultimi anni c'e' stato si' il boom della Rete ma anche quello del gossip per cui alcuni si vanno a trovare le notizie su internet ed altri si comprano i giornalacci che parlano di attori ed attrici a cinquanta centesimi.Seguo da tempo Lettera 22 e vedo che fate un buon giornalismo.A noi musulmane praticanti praticamente non ci danno spazio per niente perche' lo steretipo paga cosi' ci facciamo i blog islamici.Auguri salam |

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