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| Una volta qui era tutta avanguardia: il blog di Vanni Santoni |
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| Intervistato da Rivist@online |
22 ottobre
2008 |


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Segnalo una bella intervista al sottoscritto firmata da Michele Tosto di Rivistaonline. Se volete leggerla in originale, andate qui: http://www.rivistaonline.com/Rivista/ArticoliCultura.aspx?id=5316, altrimenti continuate a leggere.
Intervista a Vanni Santoni di Michele Tosto
22/10/2008
Pubblichiamo di seguto una intervista a Vanni Santoni, autore esordiente che ha pubblicato per l'editore Feltrinelli Gli interessi in comune. Libro intenso, fresco e veloce come la scrittura che lo caratterizza. Un romanzo d'esordio brillante che raccoglie le vicende di un gruppo ristretto di ragazzi della provincia fiorentina uniti nel fiore dell'adolescenza dalla sperimentazione delle droghe. Un epopea strabiliante, un racconto ambientato in una provincia che è casa di tutti, una storia che appartiene ad ognuno. Un libro veramente unico.
R@: Mi piacerebbe iniziare parlando del tuo libro, dei racconti che lo compongono. Eppure non è facile addentrarsi in questa storia senza prima aver preso in considerazione l'ambientazione, il paesaggio. Il tuo libro è ambientato in provincia. Quella che potrebbe essere una qualunque provincia italiana. A me è venuta una curiosità: dove finisce la provincia e inizia la città?
VS: Posso dirti quello che hanno scoperto anche il Malpa e Iacopo: di certo non comincia a Firenze. In realtà la "perifericità" è uno stato mentale che, nella centrifuga globalizzata, è comune a molti. Quale sarebbe il "centro"? Berlino? New York? Magari si può sognare che la città cominci con l'età adulta, dovunque ci si trovi, ma in un contesto di crisi identitaria forte come quello dell'Italia contemporanea, di lavoro precario (e quindi impossibilità di costruire l'identità intorno al lavoro), di crollo di idoli, ideologie e istituzioni, combinati però con un livello di benessere sufficiente a garantire anni di "vita in famiglia," è difficile dire quando si divenga adulti. Forse si diventa direttamente vecchi.
R@: Voglio dire, questo posto quasi metafisico io ho come l'impressione che appartenga soprattutto a noi italiani e abbia una connotazione più ampia del mero senso geografico. Tu che mi dici?
VS: Ricordo una tua mail in cui parlavi di "provincia metafisica": bene, sappi che mi sono rigiocato questa definizione in svariate presentazioni. Che dire, tutta l'Italia, fuorché forse Roma e Milano, è provincia, anzi: col declino degli ultimi 7-8 anni mi pare che anche la nazione in sé stia diventando un luogo di provincia, un luogo dove il tempo è congelato, dove non si vedono movimenti e opportunità e imperano mafiette e nepotismi, con le istituzioni che invece che valorizzare i giovani, li perseguitano. Un'azienda a gestione familiare, tra l'altro in bancarotta economica e morale.
R@: Io non credo che si possa parlare de "Gli interessi" come una storia d'amicizia o addirittura come un manifesto generazionale. Ho letto delle recensioni molto belle sulla definizione del tuo libro. In una - in particolar modo - si parlava di epopea. Tu che ne pensi?
VS: Sono d'accordo con te. Mai, scrivendo "Gli interessi in comune", ho pensato all'idea di un libro generazionale, il fatto che i protagonisti siano per la maggior parte coetanei è puramente incidentale. Credo che la questione sia stata ben chiusa da Francesca Matteoni di Nazione Indiana, che ha detto: "Gli unici adulti che meritano una qualche esplorazione sono il Torcia e il Pelle, che sarebbero a tutti gli effetti disadattati ed emarginati nella società adulta normale, il primo emblema della dipendenza, dalle droghe alle sfide di Magic, il secondo maniaco ossessivo-compulsivo e non particolarmente acuto (non perdetevi le ali di compensato…), ma acquistano sfumature mitiche da novelli Peter Pan agli occhi dei ragazzini. Allora è a questo punto più giusto dire che il libro di Santoni non affronta una generazione, ma una condizione dell'essere, che di volta in volta è identificabile nella giovinezza, nella vita di provincia, nell'irrequietezza, nella sperimentazione di stati alternativi, sebbene artificiali, nella condivisione di esperienza". Tornando alla domanda, sì, io avevo in mente una saga. Volevo dare l'idea di come il costante sedimentarsi di storie di fatto crei i gruppi, rappresentare una certa disperata ricerca di miti di fondazione anche in un territorio del tutto sgombro di possibilità quale è la suddetta provincia, e soprattutto cogliere quel modo del tutto particolare con cui le vicende "da Bar" si trasformano in leggende vere e proprie.
R@: In un paese nel quale quasi non esiste distinzione tra droghe leggere e pesanti, dove proibizionismo è la parola d'ordine e attorno all'argomento aleggia perennemente un senso di incomprensione e pregiudizio, cosa rappresenta il tuo libro fuori dalle librerie?
VS: Personalmente credo che gran parte dei problemi legati alle droghe illegali si risolverebbero da soli se il commercio delle stesse fosse regolamentato e tassato: le mafie perderebbero la loro principale fonte di guadagno, e gli utilizzatori entrerebbero in contatto con circuiti sanitari invece che criminali. Purtroppo in Italia siamo molto lontani dal poter discutere serenamente dell'argomento: l'opinione pubblica e i giornali soffrono di disinformazione cronica, e la politica, per ignoranza o connivenza con chi dall'illegalità delle droghe ci guadagna, va quasi sempre in direzione opposta. Sappiamo tutti che l'oscurantismo e il pregiudizio si combattono con l'informazione, per questo credo che un libro come il mio, che racconta certe situazioni senza moralismi ma anche senza facili mitizzazioni, possa nel suo piccolo dare un contributo a stracciare la coltre di ignoranza che in Italia circonda il tema delle sostanze.
R@: E ancora, immagino che ognuno - a seconda della sua idea preconcetta - abbia voluto dare al tuo libro una connotazione mai disinteressata. Gli interessi possono invece vivere di vita propria? Essere letti senza condanna o assoluzione?
VS: Domanda interessante. Sicuramente nelle centinaia di recensioni e commenti che mi è capitato di leggere, si sono viste letture di ogni genere, da "un agghiacciante resoconto del vuoto tossico della provincia" a "finalmente qualcuno che spiega che gli psichedelici non sono droghe ma strumenti di introspezione": credo che questa varietà di reazioni sia un ottimo segno, il segno che il libro è credibile, funziona, fa pensare e immedesimare. E' bene comunque chiarire una cosa: quello che mi interessa è raccontare storie, non fornire modelli di lettura della realtà. Una delle cose che mi ha reso più felice è stato incontrare lettori di province ben lontane dal Valdarno, come il barese o la brianza, e scoprire che si erano identificati nei ragazzi de "Gli interessi in comune". Ecco, quando c'è identificazione e partecipazione emotiva, credo si sia già fuori dal dualismo condanna/assoluzione.
R@: Secondo te è veramente possibile racchiudere nelle 268 pagine del tuo libro il manifesto generazionale che alcuni hanno voluto vederci? Io non sono convinto si possa schematizzare a tal punto. Il tuo è un libro stupendo - su questo non c'è dubbio - ma come si fa a dire che il viaggio nelle droghe dei tuoi ragazzi sia una ricerca di ribellione, un urlo di disperazione?
VS: Intanto grazie per lo "stupendo"… Io riguardo ai manifesti generazionali la penso un po' come il Mella: un foglio bianco è più che sufficiente. Credo che il fatto che molti hanno voluto vederci un manifesto derivi parecchio anche dall'incipit, che è un tentativo di manifesto, e dal fatto che spesso i protagonisti, durante la narrazione si gingillano con l'idea di scriverne uno. In realtà, quello che racconto in quei passi, è l'impossibilità di raccontarsi, in una società liquida, priva di appigli attorno cui costruire un'identità individuale, figuriamoci collettivi. L'unica soluzione possibile, dico parafrasando Jacopo Nacci de L'Indice, è ricorrere all'"iniziazione permanente"… Domanda: nelle società primitive come si effettuano i riti di iniziazione? Me ne vengono in mente tre: infilandosi nei casini (vai nella giungla da solo!), oppure tramite sostanze psicotrope, o ancora con riti dolorosi. Noti qualche similitudine?
R@: Gli interessi in comune è il tuo primo romanzo. Come è cambiata la tua vita dopo la pubblicazione da parte di Feltrinelli?
VS: Per chi come me sognava di campare scrivendo, uscire con un grande editore cambia diverse cose: vengo invitato a festival e manifestazioni, i miei racconti escono facilmente su qualunque testata, insomma è diventato molto più facile far leggere i miei lavori. Inoltre ricevere grosse quantità di feedback e apprezzamenti porta molti stimoli in più anche nella scrittura. Ora però c'è da tenere il passo e riconfermarsi: non sarà per nulla facile, anche perché le aspettative si alzano di conseguenza… E va detto che finora ho avuto davvero poco tempo per scrivere cose nuove: da giugno avrò fatto una trentina di presentazioni in giro per l'Italia e innumerevoli interviste e interventi. Se si ha anche un altro lavoro - nel mio caso, giornalista - di tempo ne rimane davvero poco.
R@: Nel tuo romanzo non credo si possa parlare di un singolo protagonista ma al più di protagonisti, quelli che tu chiami questi ragazzi. Chiamarli così è solo uno slang oppure ha un significato più ampio?
VS: È slang. Nel mio gruppo, ma anche in altri gruppi del Valdarno, quando ci si riferisce agli altri si dice proprio così ("Con chi sei?" "Con questi ragazzi."): l'ho inserito subito in quanto dà anche un'idea di familiarità, è un termine molto inclusivo, che avvicina il lettore (e ce n'è bisogno, visto che sui giornali, ma anche nelle teste della gente, quelli che fanno uso di sostanze sono sempre quegli altri ragazzi).
R@: L'ultima domanda: mazzo spari, di controllo o acceleratore di mana?
VS: Necrodeck o Scartacarte. W il nero.
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I commenti dell'autore
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| ant |
23 ottobre
2008 |


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io intanto ho finito di leggerti :) appena ho tempo (sett prox) ti scrivo un commentone... |

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I vostri commenti
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| Il commento di Antonella Lattanzi |
23 ottobre
2008 |


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| Ciao Vanni,
vedo questo blog solo ora, dato che non ho avuto internet a casa per più di un mese e mi è arrivato solo un paio di giorni fa. Il tuo blog - questo come gli altri tuoi spazi on line - mi piace proprio.
Bravo! |

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