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Una volta qui era tutta avanguardia: il blog di Vanni Santoni
Vanni Santoni intervistato da Christian Frascella 23 novembre 2008


L'ottimo Christian Frascella, già autore di una bella recensione de "Gli interessi in comune", mi ha intervistato per il suo blog I fuochi di Sant'Elmo.
Riporto il testo integrale dell'intervista.

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INTERVISTANDO VANNI SANTONI, AUTORE DE 'GLI INTERESSI IN COMUNE' (FELTRINELLI)

Ho intervistato Vanni Santoni, autore di quello che considero uno dei migliori romanzi italiani del 2008, Gli interessi in comune, edito da Feltrinelli.


I: Adesso facciamo un'intervista, Vanni!

S: Vai!



I: T'avverto che è la prima intervista a un autore che compare su questo blog. Di' che sei onorato, diobbono!

S: Bada, ce l'ho barzotto.



I: Cominciamo dal titolo. Lo trovo azzeccatissimo. Come t'è venuto e quali altri titoli ti ronzavano in testa?

S: Il titolo è arrivato tardi (ma comunque prima della chiamata Feltrinelli), prima avevo varie altre ipotesi, tutte così orribili da non poter essere citate. In questo titolo ci ho sempre creduto, anche se mi rendevo conto che poteva non essere immediato, dal momento che il suo senso si comprende solo dopo la lettura del romanzo. In fase di revisione comunque non è uscito nulla di più efficace e Gli interessi in comune è rimasto.



I: Come racconteresti la trama in due frasi e soprattutto perché una trama va raccontata, secondo te?

S: Un romanzo di avventure nella desolazione esistenziale della provincia. Non sono sicuro che la trama vada raccontata, a dire il vero.



I: Ora forse t'aspetti la solita domanda del cazzo circa 'quanto c'è di autobiografico nel tuo libro', ma mi di spiace deluderti. Lo intuisco già da solo. Dimmi solo se hai smesso con quella roba, cristosanto!

S: Pensa, ho mollato il Golden Virginia da un anno e un mese.



I: Ho letto che ti ci sono volute una quarantina di stesure, per arrivare al risultato attuale: lo ritieni un romanzo perfettibile? Esistono romanzi non perfettibili? Quali?

S: Sono circa settanta, a dire il vero. Gli interessi in comune non è assolutamente perfettibile, avrei potuto andare avanti a modificarlo per mesi, anche perché reputo di avere ancora molto da imparare, e molto imparavo proprio mentre lo scrivevo.



I: Come ti sei formato in qualità di scrittore? Noto con piacere che la Scuola Holden non compare nel tuo percorso formativo…

S: Ho cominciato molto tardi, pensa che ho scritto il mio primo racconto a ventisei anni. Avevo sempre lavorato un po' con le parole, facevo il giornalista e scrivevo testi per giochi di ruolo, ma alla letteratura ci pensavo solo come lettore. La svolta fu quando, nel 2004 trovai in facoltà una rivista letteraria autoprodotta, Mostro. Si presentava molto bene per essere una fanzine, specie dal punto di vista grafico, tuttavia leggendola i suoi racconti mi parvero pomposi, così scrissi un racconto imitando lo stile dei suoi autori e lo inviai in redazione. Quelli, lungi dall'accettare quella che era quasi una provocazione, mi invitarono a partecipare a una loro riunione. Andai. A prima vista mi sembrarono fuori di cervello, voglio dire: passavano il venerdì sera per leggere racconti e brani dei classici. Tuttavia mi colpì il fatto che lessero pubblicamente il mio racconto e lo valutarono, fornendo commenti e consigli. Mi resi conto che, sì, potevo ridere di loro quanto volevo, ma era gente che lavorava seriamente sul testo e stava totalmente su un altro pianeta rispetto a me a livello di capacità di scrittura. Anche grazie al fatto incidentale che erano persone straordinarie, divenni una presenza fissa nelle riunioni di redazione, e soprattutto mi prese una voglia enorme di competere con loro. Così cominciai a scrivere racconti su racconti nel tentativo di avvicinarmi e superare il loro livello. Credo che avere avuto fin da subito pietre di paragone così elevate sia stato decisivo, in effetti fu come se si fosse sbloccata una falda: nel giro di quattro mesi avevo già scritto il mio primo romanzo, che si intitolava Vasilij e la morte.
Lo inviai a un concorso per esordienti di una storica casa editrice, e fui uno dei vincitori. Da un giorno all'altro, e pochi mesi dopo aver scritto quel primissimo racconto, mi ritrovai a parlare di contratti, a incontrare autori famosi che mi riempivano di complimenti… Stavo in un brodo di giuggiole, ma la tegola non tardò: la casa editrice bloccò tutti i progetti di narrativa, comportandosi tra l'altro in modo molto scorretto con noi vincitori. Alla fine del calvario, dopo mille annunci ufficiali e altrettante manfrine, il romanzo non uscì mai. Puoi immaginare la rabbia: dopo essermi illuso di essere uno scrittore, me ne tornavo ad essere un dilettante.
Da lì non ebbi scelta: dovevo dimostrare a me stesso che ero uno scrittore. Non ebbi pace per tre anni, aprii blog (tra tutti Personaggi precari), iniziai a interessarmi di cosa succedeva in rete a livello letterario, continuai a scrivere racconti e pubblicarli in giro, vidi soprattutto che i miei scritti riscuotevano bei consensi, e scrissi altri tre libri. Nello stesso periodo, la rivista Mostro chiuse i battenti, ma con uno dei fondatori (Gregorio Magini) ci rilanciammo nell'agone letterario con il progetto SIC – Scrittura Industriale Collettiva, che presentammo alla Fiera del Libro di Torino, mentre con un altro (Matteo Salimbeni) lavorammo a un libro a quattro mani a tema calcistico, da poco terminato e in fase di revisione.
Quando poi una selezione dal mio blog vinse un altro concorso nazionale e divenne un libro (Personaggi precari - RGB 2007), capii che non avevo sognato. Mi misi sotto e lavorai duramente alle nuove stesure de Gli interessi in comune, in modo da poterlo inviare in giro in forma compiuta e credibile. Poi, a fine febbraio 2008, la svolta, con le chiamate di vari editori, tra cui Feltrinelli.



I: Io l'ho trovato un romanzo struggente. Ci sono alcuni punti che m'hanno fatto venire la pelle d'oca. E' divertente, certo, ma di un divertimento triste, come quando la tua squadra perde tre a zero e realizza il gol della bandiera. Dimmi se ti piace questa metafora, poi dimmi se scrivere di un'epoca ti ha divertito o ha messo a nudo certe tue malinconie.

S: Ti ringrazio. Trovo la metafora molto azzeccata. Credo che le mie malinconie siano a nudo sempre…



I: Sarebbe una bella sfida sceneggiarlo per il cinema: è uno sforzo che ti senti in grado di fare da solo o hai bisogno di una mano? A parte gli scherzi, è molto filmico. Lavoreresti a uno script, se te lo chiedessero?

S: Perché no, sicuramente si presta. Di certo sarei molto curioso di vedere le scelte dell'ufficio casting, eheh.



I: La pubblicazione di questo libro ti ha cambiato?

S: Non so se mi ha cambiato: di certo mi ha reso più consapevole e più professionale, e soprattutto mi ha responsabilizzato rispetto a quello che scrivo e come lo scrivo.



I: Hai un agente letterario? Se sì, chi è e quanto ti è servito?

S: Non ho mai avuto agenti. Dici che devo prenderne uno?



I: Anticipi per il prossimo romanzo ne hai ricevuti?

S: Nessun anticipo. Il mio prossimo romanzo richiederà un bel po' di tempo, è un progetto parecchio ambizioso e per ora ho scritto giusto due pagine (ma molte di più di appunti)… Nel frattempo lavorerò per pubblicare in modo adeguato alcune cose che ho già scritto, come il romanzo calcistico di cui ti dicevo prima.

I: Noto che in Toscana, tra te, Malvaldi, Mascheri, Grossi e via dicendo c'è un bel movimento di narratori. A cosa ritieni sia dovuto? Non c'è proprio nient'altro che sappiate fare da quelle parti, diomadonna?

S: Un po' di movimento c'era anche nel Trecento, no?



I: Quest'anno il mio blog assegnerà il premio FUOCHI per il miglior romanzo italiano. Giudice e giurato sono io. Il premio consiste nella mia stima. T'avverto che il tuo libro dovrebbe finire nella cinquina dei finalisti. Che impressione ti fa?

S: Io le tue recensioni su Anobii le leggevo da prima che ti occupassi de Gli interessi in comune, e so bene che la tua stima vale parecchio e non arriva per caso. Quindi, sono molto contento.



I: Mi ha fatto piacere parlare con te, anche se le domande te le ho scritte tutte prima e tu le risposte me le hai mandate tutte dopo (questo è il sistema delle interviste, anche se la gggente crede che intervistatore e intervistato si incontrino davvero…) Resta dorato, Vanni!

S: Viva!


 
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