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In Universale Economica
Rane dal cielo: il bollettino meteorologico di Martino Gozzi
No irony, please. Siamo lituani 7 maggio 2009


L’insegnante di lingua mi consegna un foglio all’inizio della lezione. È stampato in inglese, in un corpo minuscolo, Times New Roman. Lo porto agli occhi e mi accorgo che si tratta di una sorta di prontuario per gli incontri ravvicinati con i lituani. O una nota di ammonimento, come sospetto dopo le prime righe. Il titolo: “No irony, please. Siamo lituani.”

“I lituani sono solitamente molto puntuali,” leggo. “Questa puntualità si abbina sovente a una franchezza nei modi che può risultare allarmante. Un sì o un no secchi non vogliono essere offensivi, ma semplicemente diretti. Per converso, l’indecisione genera sospetti. Potrebbe infatti indicare che state nascondendo qualcosa. Le chiacchiere sono ritenute superflue ed evasive, quasi un affronto, poiché implicano che non vi fidate del vostro interlocutore. Le esagerazioni, così come le dichiarazioni attenuate, sono forme velate di disonestà. L’ironia è del tutto fuori luogo.”

A questo punto – in evidente difficoltà, la sudorazione fuori controllo – salto a metà pagina, in cerca di un appiglio, un commento rassicurante. “Sul fronte politico è facile commettere errori. Ricordati che la Lituania non è, e non è mai stata, parte della Russia. È stata annessa all’Unione Sovietica dopo la Seconda guerra mondiale, il 15 giugno del 1945. E ha ri-ottenuto l’indipendenza (non l’ha solamente ottenuta, poiché era già stata indipendente in passato) nel 1990, con la Dichiarazione di Indipendenza, e non grazie al colpo di stato a Mosca dell’anno successivo.”

In una fiammata di vergogna, ripercorro tutte le conversazioni alle quali ho preso parte in queste due settimane, mentre gli occhi corrono alle ultime frasi. “Ricordati di esprimere gratitudine per i favori ricevuti dicendo grazie, ma una sola volta, e a bassa voce. Evita atteggiamenti cinici, moraleggianti, frivoli, irriverenti, sarcastici o melodrammatici.” Li spunto uno a uno, mentalmente.

Poi leggo l’ultimo, folgorante monito. “Sentiti libero di essere sardonico, diffidente, e fatalista. Dopo tutto, sei in Lituania.”




Photo credit: Michele Sibiloni
 
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