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| Pino Cacucci: blog per viandanti |
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| Quel 2 dicembre del 43, mio padre... |
15 maggio
2004 |


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"Chiedo scusa se vi parlo di"... mio padre. Il 2 dicembre 1943 Valerio Cacucci stava per compiere quindici anni e si trovava nel porto di Bari, dove faceva il garzone di bottega da un barbiere. La rada e i moli erano un'unica distesa di navi da guerra e da trasporto alleate. La Luftwaffe sferrò un contrattacco fra i più nefasti dell'intera guerra, così disastroso che il generale Eisenhower avrebbe scritto nelle sue memorie: "Subimmo la più grave perdita inflittaci da attacco aereo dell'intera campagna del Mediterraneo e in Europa". Delle 30 unità presenti 17 furono affondate e 8 gravemente danneggiate. Tra esse c'era la USS John Harvey, che trasportava a bordo ben duemila bombe all'iprite. Il comando statunitense impose una rigorosa censura militare perché la notizia non trapelasse. L'iprite era stata messa al bando dalla Convenzione di Ginevra fin dal 1925. Il nome del terribile “gas mostarda” si doveva alla cittadina belga di Ypres, dove venne impiegato per la prima volta dagli Imperi Centrali nella Grande Guerra. Migliaia di persone morirono a Bari per le esalazioni e i fumi. Mio padre si prodigò, come tutti, a tirare fuori dalla melma di nafta - e iprite, ma nessuno poteva immaginarlo - i feriti agonizzanti. La pelle si staccava, afferrare i vestiti intrisi significava ustionarsi le mani. Mio padre, come l'intera città di Bari, si salvò grazie al provvidenziale vento da ponente a levante che portò i gas venefici al largo. Negli anni del dopoguerra, la Marina Militare italiana obbedì alla consegna di non suscitare attenzione sulla vicenda: gli ordigni all'iprite non esplosi che vennero recuperati, furono rigettati in mare aperto. Ecco perché, da allora a tutt'oggi, si sono registrati almeno 250 casi di pescatori gravemente ustionati e intossicati, con almeno 4 morti accertate. Mio padre mi ha raccontato spesso di quel giorno d'inferno nel porto di Bari, il 2 dicembre del 1943. Io sono nato l'8 dicembre, lui il 15: dicembre, un mese fatidico in famiglia, quando l'iprite risparmiò chissà come il ragazzino Valerio. Oggi, che mio padre ha smesso di soffrire dopo una lunga malattia, quel ricordo mi torna più vivido che mai, e mi sembra intollerabile che se ne parli così poco, del crimine di guerra di Bari. Ma ogni guerra è un crimine, e lascia in eredità orrore per svariate generazioni.
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I vostri commenti
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| Il commento di Alexia |
4 gennaio
2005 |


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| Mia zia morì nel 1955 a 15 anni per una sospetta leucemia, spesso giocava vicino al porto. Può essere stata una conseguenza dell'iprite? |

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| Il commento di fabio clary |
10 luglio
2004 |


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| mia madre angela,quel giorno giocava fuori piazza mercantile,fu investita dalle polveri dell'esplosione,ma era viva.Nel 1960 si ammalò di leucemia ,nel 1964 a soli 29 anni morì,solo un caso? |

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| Il commento di wolverine |
28 maggio
2004 |


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| Il leggerti mi ha sostenuto in momenti difficili...qualche mese fa. Sono felice di poterti scrivere. Oggi ti ho dedicato un post nel mio blog. Se passerai a trovarmi, ne sarò onorato. Continua così. Sei grande.
http://binarioloco.splinder.it |

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| Il commento di valentino |
21 maggio
2004 |


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| Sono uno studente trentino e da qualche tempo mi sto interessando al disastro che quel 2 dicembre 1943 e' accaduto a Bari. Al proposito ho cominciato a svolgere una ricerca storica per la scuola, leggendo forse l'unico libro riguardante la tragedia: "Disastro a Bari" di uno scrittore americano. Questa ricerca vorrei esporla anche all'esame di stato che dovro' affrontare tra qualche settimana. Puoi aiutarmi ad avere qualche informazione esclusiva, o mettermi in contatto con qualche esperto nell'argomento? Ti ringrazio e scusami se ti ho riportato alla mente brutti pensieri... valentino |

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