|
|
 |
 |
 |
 |
| Fenomeni e fonemi: il blog di Tommaso Giartosio |
 |
 |
 |
 |
| Come non parlare di due libri |
23 maggio
2005 |


 |
Lo ammetto, me la prendo un po' calma con "Perceber" di Leonardo Colombati (Sironi). Ora mi manca qualche decina di pagine. Del resto se Giulio Mozzi dice (non ricordo più dove) che è un'opera destinata a durare fino a vendere un milione di copie e passa, la cosa più seria è prendersi il tempo per riflettere.
Posso anticipare una cosa, però: "Perceber" mi sta facendo pensare, prima che a ciò che dice, a ciò che significa il fatto stesso di scrivere un "Perceber". Al modo in cui opere come questa ci inducono a riallineare lo scrivere del nostro tempo rispetto a un certo tipo di progetti letterari. Anche solo per respingerli, quei progetti. Potremmo chiamarli (e anche questo, se non sbaglio, è già stato detto proprio riguardo a "Perceber") opere-mondo.
Penso, per esempio, al modo in cui la cultura italiana ha reagito, e non ha reagito, alla comparsa di libri come "Horcynus Orca" o "Fratelli d'Italia" (e aggiungerei volentieri la tetralogia a cui lavora da anni Dario Voltolini: ma per ora ne è uscito solo un volume, che io giudico bellissimo: "Primaverile").
Penso anche che queste opere, sotto il più o meno esibito enciclopedismo, abbiano in realtà una linea estremamente chiara (diversa da opera a opera, ovviamente, come sono diversi gli autori). Voglio dire che non sono contenitori in cui potrebbe trovare posto di tutto: intanto perché alcune cose di fatto non ci sono, ma soprattutto perché qualsiasi cosa vi venga inserita assume la forma e la direzione di quell'opera, come la triglia gettata nel banco di triglie. Prendiamo la triglia Moby-Dick: c'è un Moby-Dick arcaico (o meglio arcaistico) in D'Arrigo, un Moby-Dick operistico in Arbasino, un Moby-Dick cabalistico in Colombati: a pagina 274.
E' questa direzione complessiva che si tratta di cogliere. E si sarà capito che l'aggettivo "cabalistico" l'ho usato solo come segnaposto di questa direzione.
Ma tanto per non concentrarsi solo su Colombati, segnalo un libro che potrebbe sembrare una delle tante operazioni antologiche - non disoneste, ma ovviamente estemporanee - che in tempi recenti sono state prodotte dalla nostra infaticabile industra editroriale; e invece è un libro densissimo e bello. Si tratta di "Eco e Narciso", in cui 14 scrittori si confrontano con altrettanti paesaggi della provincia di Torino. Le antologie ospitano sempre testi più riusciti e testi meno riusciti, ma qui il livello medio è davvero altissimo. Un vero manuale per la scrittura di luoghi.
L'editore è Sironi. I curatori sono Rebecca De Marchi e Dario Voltolini. Nomi che ho già citato in queste righe? Onore al merito. |
|
|
|
|
|
 |
|
|