Il 16 febbraio è morto Aleksandar Tisma, il maggior scrittore dei Balcani, conosciuto in Italia per Il libro di Blam, vincitore nel 2000 del Premio Mondello.
Aleksandar Tisma è nato a Horgos, in Vojvodina, nel 1924. Dopo aver studiato Economia e Letteratura francese a Budapest e Medicina a Zagabria, si è laureato in Germanistica a Belgrado, dove ha lavorato per giornali e case editrici. È stato membro dell'Associazione degli Scrittori di Vojvodina, oltre che del PEN club di Serbia.
Tisma ha vinto numerosi premi letterari: il premio Ivo Andric, l'European Feuilleton, il Premio dello Stato Austriaco per la letteratura europea, il Premio European Understanding della Fiera di Lipsia, il Premio Mondello nel 2000.
Feltrinelli pubblicherà prossimamente il suo Fiducia e tradimento, che appartiene, insieme a Il libro di Blam, a quello che Tisma chiamava il suo "Pentateuco sull'Olocausto", una lunga e coraggiosa discesa nel cuore delle tenebre, un impietoso autoesame dell'autore, un'indagine sul lettore. Una lezione amara e indimenticabile.
Il commento di Carlo Feltrinelli: "Grandissimo scrittore serbo, da sempre impegnato in temi non semplici quali il fascismo e il potere, l'olocausto e l'universo del lager, il nazionalismo
e lo sciovinismo, Alexandar Tisma ha creato con Novi Sad un luogo della letteratura europea paragonabile alla Trieste di Svevo o alla Danzica di Grass. Sono onorato di aver avuto (e di avere) la possibilità di pubblicarlo e di farlo apprezzare in Italia."
Dicono di lui:
Tisma, un sopravvissuto a scuola di empietà, Frediano Sessi, da "il
Corriere della Sera", 1 marzo 2000
"Il romanzo di Aleksandar Tisma è innanzitutto un’opera di grande valore
letterario, che si impone per forza evocativa e narrativa. Ma è insieme un
ampio e profondo tratteggio di quella ‘zona grigia’ della società umana e
dei singoli uomini, in cui sembra possibile anche la stessa tentazione dell’annientamento
radicale della dignità di un essere che, travolto dalla guerra, sceglie di
tradire pur di continuare a vivere. Così Il libro di Blam, a poco a
poco, sembra il libro di tutti noi, cresciuti anche senza saperlo, a ‘scuola
di empietà’."
Né guerra né pace di Ines Olivari Venier, da "Effe", 16, anno
2000
È il solo desiderio di scrivere a creare lo scrittore? A una domanda simile
Danilo Kis, considerato uno dei più grandi autori contemporanei, rispondeva:
"Scrittori non si diventa per caso: il subdolo effetto della biografia è
il primo e il più intenso stimolo. E ciò che predomina in una biografia è la
sensazione della diversità, è il marchio infamante della diversità il
detonatore della fantasia. Lo scrittore o il futuro scrittore si interrogano
sulla propria esistenza, cercano di spiegare l’origine di questa diversità e
la sua relazione con il mondo. Quando poniamo a noi stessi delle domande
facciamo anche il primo passo verso la letteratura, la quale, come disse Barthes,
altro non è se non il porre questioni a se stessi."
Nessuno, meglio di Kis, poteva trovare parole che calzassero tanto perfettamente
a Tisma: nati ambedue in Vojvodina, la regione etnicamente più mista dell’ex
Jugoslavia, ambedue scampati alle deportazioni, hanno trovato nelle rispettive
biografie e nella propria diversità i motivi di fondo della propria opera
letteraria.
Il libro di Blam, pubblicato in patria nel 1972, è il primo romanzo di
Tisma in cui il marchio infamante della diversità fa da vero detonatore della
storia e dei motivi di fondo che daranno fiato a tutta la produzione successiva.
Ambientato a Novi Sad e incentrato sul personaggio di Miroslav Blam, il romanzo
narra la vita di un uomo qualunque travolto dalla Storia. Blam è un
sopravvissuto, un "salvato" sommerso dai sensi di colpa e dai propri
incubi, un uomo solitario e diffidente, "il fossile di un pezzo di storia
finita (...) gettato là dal vento di un clima scomparso, il clima pungente e
minaccioso dell’occupazione, mitigato per lui, pur ebreo, dall’essere
convertito e sposato a una cristiana, e per questo risparmiato dallo
sterminio."
Narrato in terza persona con uno stile volutamente asciutto, il libro alterna e
sovrappone tra loro in un abile gioco ad incastro due piani temporali e due
piani emozionali: il dopoguerra e il periodo dell’Occupazione, gli eventi
esterni e la vita interiore di Blam, popolata di fantasmi, sensazioni, volti,
spesso più vividi di quelli reali. Il materiale d’archivio relativo al
periodo dell’Occupazione si fonde così ai dialoghi immaginari che Blam
intesse con vecchi compagni di scuola che la guerra non ha risparmiato o con
personaggi immaginati, emersi dai suoi incubi, dalla continua sovrapposizione
tra ciò che è successo realmente e ciò che avrebbe potuto, e ancora potrebbe,
succedere. Ne nasce un libro denso, amaro, pessimista, sfiorato a tratti da
carezze di dolcezza e compassione, come quando Blam, la mattina, sveglia
"la piccola", ovvero la figlia di cui è intimamente convinto di non
essere il padre, e ne spia con amore i tratti sperando di non trovarvi tracce di
sé, di quell’indole malinconica che le porterebbe solo dolore.
Da Il libro di Blam in poi, tutta la produzione di Tisma ruota attorno
alla tematica della guerra, all’intimo dramma di personaggi controversi,
vittime e delatori, eroi e vigliacchi, tutti in un qualche modo offesi e
mortificati. La sua, come quella di Danilo Kis, è una letteratura apolide e i
temi sono i grandi temi della letteratura, "tutti comunque visti in una
medesima prospettiva di distruzione dei fondamenti stessi dell’integrità dell’essere
umano", come fa notare il suo precedente traduttore Lionello Costantini a
proposito dei quattro racconti che compongono la raccolta Scuola di empietà.
Hanno inoltre scritto di Il libro di Blam
Alias Il Manifesto, 19 febbraio 2000, Anna Ruchat
Avvenire, 7 gennaio 2000, Piero del Giudice
Avvenire, 11 febbraio 2000, Avvenire
Gazzetta di Parma, 8 febbraio 2000, David Fiesoli
Diario, 2 febbraio 2000, Nicole Janigro
La Stampa, 4 marzo 2000, Luigi Forte
|