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Gianfranco Bettin: Per non far finta di niente
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Tratto da “il manifesto”,17 giugno 2003
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Domenica referendaria, afosa e stanca. Seggi semivuoti. Spiagge affollate.
Zone d'ombra - qualsiasi zona d'ombra - assediate. Il Nordest boccheggia. In
provincia di Venezia sono morte dieci persone negli ultimi giorni. Cerco notizie
da Beppe (Beppe Caccia, assessore veneziano alle politiche sociali ) che ha
istituito una sorta di "pronto soccorso" per fronteggiare la
situazione. Stamattina, in piazza a Marghera ho incontrato R.M., appena uscito
dal carcere dopo un po' di anni. Sudava, come tutti, ma era contento. "Ho
finito tutto, sia la roba vecchia che quella recente. Finito... Altro che al
fresco: a Santa Maria Maggiore si crepa dal caldo. Se fossi là dentro sarei
fuori di testa adesso...". Un filo esausto di vento - lo chiamo vento sulla
fiducia, diciamo - penetra dalla finestra. Le prime percentuali sul voto non
sono incoraggianti. Speriamo nei due giorni di voto, speriamo che rinfreschi
come dicono le previsioni. Comunque, sempre meglio che in galera, come dice R..
Prendo Panorama dal pacco di giornali e riviste che giace sul tavolo,
trascurato per nausea dell'attualità. Sfoglio a caso, a vuoto vorrei dire. Poi
mi fermo sulla rubrica di Adriano Sofri. "Altro che al fresco...",
aveva detto R.M. in piazza a Marghera. Penso che il ricorso di Adriano alla
Corte Europea di Strasburgo è stato rigettato, e che lui ha commentato dicendo
solo "Peccato". E che, naturalmente, è rimasto "altro che al
fresco".
Leggo: "Io faccio finta di niente. Mi sono ricordato del colore di ramarri
fermi sui muretti del'isola di Monza. Ma faccio finta di niente... Dei gelati di
frutta, quelli buoni, non mi sono mai dimenticato. Ma faccio finta di
niente...". Impossibile, leggere, e far finta di niente, neanche con
quest'afa - soprattutto con quest'afa, se riesci a non pensare soltanto al caldo
e alla voglia di staccare o magari a come va il referendum. "Di tutte le
cose che stasera mi tornano in mente... mi ritrovo a pensare che forse fu
l'ultima volta. L'ultima volta a Venezia, la tazzina di porcellana, il gelato di
limone, un bagno nella vasca, non dico nel mare, e il cespuglio di lillà.
L'ultima volta Giovanni Bellini... Mi sono abituato a far finta di niente".
Non fa finta di niente, invece, Adriano, davanti a una pianta tenace (forse una
cicoria) che spunta ogni anno all'angolo fra due mura di cemento nel cortile del
carcere di Pisa e riesce a fare "un fuoco d'artifico di fiori gialli:
così, senza terra, con l'acqua che capita, appesa a un muro sgretolato...
L'aspetto con apprensione, a ogni nuova primavera, e quando vedo che ce l'ha
fatta di nuovo, anche ora ce l'ha fatta, inalbera già il suo fiore ignaro,
chiamo gli altri a congratularsi". E' una cartolina vivida e struggente,
quella che Sofri manda fuori dal carcere, con quella cicoria che ha dipinto su
"Panorama". Vorrei ricambiare, qui, con una da Venezia. Anzi, con
alcune cartoline: una ad Adriano, in primo luogo, una agli amici e alle amiche
che insistono malgrado tutto, malgrado la pervicacia di una giustizia
incomprensibile, con scioperi della fame e petizioni e iniziative per tirarlo
fuori da quella ingiusta e inutile detenzione. E una al presidente Ciampi,
perché si decida a non fare più finta di niente.
P.S. E' lunedì mattina, fa sempre caldo, la percentuale di votanti è ancora
troppo bassa. Su Repubblica Mario Pirani dedica la sua rubrica
settimanale allo stesso articolo di Sofri citato qui sopra, e alla stessa causa
della grazia (che ricorda, oltre che a Ciampi, anche all'improbabile Castelli).
Non seguitate a "far finta di niente", ripete.
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