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Premio Alassio: Una mennulara d'Inghilterra
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Di Antonella Viale, 6 agosto 2003
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Simonetta Agnello Hornby è una signora a dir poco sorprendente. Dopo
un’onesta esistenza dedicata al lavoro impegnativo di tutelare i diritti dei
minori e dei loro genitori come avvocato con studio nel quartiere di Brixton a
Londra, un ghetto dell’immigrazione dove ha esercitato per trent’anni,
crescendo contemporaneamente un paio di figli e relativi nipotini, si è trovata
proiettata nell’infido mondo dell’editoria con sua grandissima sorpresa. Il
suo romanzo d’esordio La Mennulara è stato pubblicato da
Feltrinelli e ha riscosso un successo notevole.
La signora Hornby, che ha presentato il libro a Alassio martedì 5 agosto, è
finalista del premio Centolibri un autore per l’Europa. E con il suo
candore di solida professionista che deve tenersi a galla in un mare di
effimero, con qualche isoletta e pochi porti sicuri, ha raccontato a un pubblico
numerosissimo, la sua storia intrecciata a quella della Mennulara. Cominciando
dall’inizio, dal lavoro nobile e impegnativo di avvocato dei minori:
"Nella mia vita molte cose sono dovute al caso –ha raccontato- non ho
scelto questo settore della mia professione. Anzi, avevo cominciato nella city,
in uno studio che faceva diritto commerciale. Ma mi ero sposata giovane e quel
lavoro era incompatibile con la famiglia: per una madre siciliana è impossibile
mandare i figli in collegio come fanno gli inglesi, da noi ci mandavano i
bambini cattivi… così ho visto un annuncio per un avvocato dei minori –l’ufficio
era anche vicino a casa- e mi hanno presa subito, probabilmente non c’erano
altri candidati. I colleghi di studio scommettevano sulla data del mio ritorno
all’ovile… invece non sono tornata, ma il lavoro era terribile: insieme alle
assistenti sociali toglievo i bambini a genitori forse indegni, per metterli in
istituto. Non faceva per me e alla fine ho aperto uno studio in cui venivano
tutelati anche i genitori. Da noi non si sceglievano i clienti, accettavamo
tutti".
E a quel lavoro –probabilmente parco di soddisfazioni, ma sicuramente assai
nobile- Agnello Hornby confessa di dovere parte del suo talento di scrittrice.
Un po’ perché di mennulare ne ha incontrate tante, di tutte le
nazionalità e le etnie, un po’ perché ha imparato a scrivere: "Scrivevo
le deposizioni cercando di creare un sorta di suspence, per incuriosire il
giudice. Perché di solito i giudici si annoiano a leggere quaranta cartelle di
testo e, secondo me, saltano le pagine. Allora scrivevo le storie delle
esistenze dei miei clienti inserendo colpi di scena –autentici naturalmente-
verso la metà. Per me è stato facile costruire la storia, difficile scriverla,
in italiano poi, dopo trent’anni di anglofonia. Anche i titoli dei capitoli,
che hanno incuriosito parecchi lettori perché è sempre più raro trovarli nei
libri, vengono dal mio lavoro. Sono semplicemente note che scrivevo per me, per
ricordarmi quello che doveva succedere, dei piccoli promemoria come facevo
quando scrivevo deposizioni lunghe. In questo caso servivano perché non ho
scritto il romanzo cronologicamente, ma secondo il tempo che avevo. Se c’era
una scena difficile, la riservavo al week end, quelle più semplici le scrivevo
la sera".
La mennulara è stata concepita –come narra la leggenda, che
tuttavia Hornby conferma- durante una sosta forzata di due ore all’aeroporto
di Fiumicino, in attesa di un aereo che non voleva partire. Per la prima volta
nella sua vita da adulta, ha raccontato la scrittrice, si è trovata sola con se
stessa e con il tempo per pensare. Esauriti i pensieri su casa, progetti,
famiglia, le sono comparse davanti agli occhi –come il titolo di un film- le
parole "La mennulara", seguite dal film, appunto. Quando ha iniziato a
scrivere, Hornby aveva già tutto il romanzo in testa.
"Non è un libro storico –ha aggiunto l’autrice- e neppure un libro di
ricordi in senso stretto, anche se l’ho scritto sulla Sicilia. Infatti nulla
di ciò che scritto mi appartiene, né fa parte del mio mondo, nemmeno il
paesaggio. I personaggi sono tutti inventati, quindi probabilmente sono tutti un
po’ di me".
Ora sta scrivendo un altro romanzo siciliano, che –dice- sarà l’ultimo con
quella ambientazione. D’altra parte la stessa mennulara –sottolinea Hornby-
è come una sintesi delle moltissime donne che incontrato in Inghilterra per
lavoro.
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