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Vittorio Zucconi: Piccoli terroristi del calcio
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Tratto da "la Repubblica", 22 marzo 2004
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C'è forse soltanto un piccolo dettaglio da aggiungere all'inondazione di
chiacchiere e di indignazioni che da ieri sera affumicano i media come la densa
fuliggine che entrava dai tunnel dell'Olimpico. (Inciso di cronaca: i
telecronisti di Sky TV che raccontavano in diretta la partita non hanno dato la
notizia falsa della tragedia e hanno diligentemente atteso la smentita). Il
dettaglio sta nella istantanea credibilità che la voce di un morto in uno
scontro fra tifosi e polizia nei dintorni dello stadio acquista, appena qualche
deficente, o qualche piccolo terrorista dilettante la mette in giro. E chi
pensasse che la parola terrorista sia eccessiva, immagini quale strage sarebbe
potuta uscire da un catino colmo di 80 mila persone nel panico.
Nell'universo demenziale del calcio di italiano, è dunque perfettamente
accettabile ed è considerato del tutto normale che scene di guerriglia urbana
precedano e seguano partite di calcio, come le pulci i cani o i fulmini i
temporali. Soltanto una morte, e soprattutto la morte di un bambino
fortunatamente non vera, turba tifoserie e platee che invece considerano
naturale e non degno di una seconda occhiata cariche, incendi, feriti, pietre
contro i pullman, lacrimogeni, razzi in campo.
E' il fenomeno classico dell'assuefazione, che progressivamente anestetizza e
richiede dosaggi sempre più alti di droga per ottenere qualche effetto. Il
calcio italiano, che tollera da anni, con la complicità di dirigenti che
respingono la responsabilità della sicurezza negli stadi e coccolano le
peggiori risme di disperati nascosti sotto l'etichetta degli "ultrà",
vive in uno stato di normale illegalità che collega i consigli di
amministrazione alle curve e le alimenta entrambi.
Si accetta per normale ciò che in altre nazioni e in altre culture sarebbe
intollerabile e che si tenterebbe di stroncare o si è stroncato quando ha
prodotto la tragedia.
Non è normale che partecipino allo stesso torneo squadre che dispongono di
fondi illimitati e che hanno bilanci di venti o trenta volte superiori alle meno
fortunate, aprendo un abisso di 60 (sessanta) punti tra la prima e l'ultima in
classifica.
Non è normale, dopo la caduta di Ceaucescu in Romania e di Saddam Hussein in
Iraq, che la stessa persona fisica sia insieme capo del governo e proprietario
di una squadra fortemente indebitata che controlla anche la Lega attraverso un
proprio uomo di fiducia e propone leggi dello stato che porteranno beneficio
anche a lui.
Non è normale che i "tafferugli", come si chiamano in linguaggio da
mattinale di Questura, accompagnino derby e partite calde, mentre dagli spalti
partono sbarramenti di razzi fumogeni e botti da "Bagdad by night",
che gruppi di ultras controllino il bagarinaggio dei biglietti e il commercio
del ciarpame sponsorizzato, che il manager di una squadra abbia, direttamente o
indirettamente, dozzine di giocatori come clienti della propria agenzia, che
centinaia di agenti della Finanza, della PS, dei Carabinieri debbano rischiare
l'incolumità e spendere i nostri soldi per proteggere gli interessi privati di
società private. E non è normale che aziende non paghino miliardi di tasse
arretrate per 510 milioni di Euro mentre utilizzano appunto i proventi delle
nostre tasse per garantire la sicurezza degli stadi.
Ora si faranno indagini e inchieste sul "giallo" dell'Olimpico, come
sono state fatte a bracciate sui casi di violenza e sui falsi in bilancio e
niente è mai cambiato, se non in peggio, come non cambierà neppure questa
volta perché non si può chiedere agli spacciatori di combattere il traffico
della droga. L'accettazione dell'anormalità produce inesorabilmente episodi
come quello di domenica notte a Roma, che è stata vista in decine di nazioni,
in diretta, come è giusto che sia, perché il mondo deve vedere e sapere come
si è ridotto - da solo - il campionato più anormale del mondo, ormai in balia
anche dei piccoli terroristi da curva.
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