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Antonio Tabucchi: Validità di La Palisse
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Tratto dl "l'Unità" del 20 luglio 2002
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Jacques de Chabanne, signore di La Palisse, era un bravo generale francese
che nel Cinquecento combatté in Italia e morì in battaglia a Pavia.
Ha legato il suo nome a un aggettivo che la sua austera vita militare non
meritava, perché durante il suo elogio funebre qualcuno disse che un quarto d’ora
prima di morire era ancora vivo. Da qui il termine "lapalissiano", che
significa dire una cosa più che ovvia. Per esempio: l’acqua è bagnata.
Lapalissiano. Con l’inizio della nuova Era, in Italia è iniziata una crociata
contro il pensiero lapalissiano, trasportando il Paese verso un luogo
metafisico, dove l’umidità dell’acqua non è più un dato evidente ma un
mistero gaudioso. Per esempio: vi trovate in un altro qualsiasi paese d’Europa
per partecipare a un convegno. E con convinzione affermate che il falso in
bilancio è un reato. Il pubblico vi guarda con indulgenza, si scambia occhiate
e pensa: bella scoperta, hai fatto tanta strada per venirci a dire che l’acqua
è bagnata? Ma è lapalissiano! E allora voi, consapevoli che una profonda
filosofia della politica del vostro Paese ha finalmente messo in crisi il noioso
pensiero lapalissiano, esclamate: eh no, non è mica così ovvio, signori miei,
in Italia una legge garantisce che il falso in bilancio non è reato, perciò se
vi venisse la voglia di farlo, venite a farlo in Italia. E poi continuate: il
patrimonio pubblico di uno stato appartiene a tutti i cittadini di quello stato,
dunque il presidente della repubblica francese non può vendere la Torre Eiffel
a un rottamatore. Il pubblico vi guarda con la stessa indulgenza, e pensa di
nuovo: bella scoperta, è lapalissiano. E allora voi dite: eh no, signori miei,
non è così lapalissiano come pensate, in Italia il patrimonio pubblico è
privato, e dunque, se qualcuno di voi volesse comprarsi il Colosseo e ci ha i
danè per farlo, si faccia avanti. Anzi, già che ci siamo, possiamo fare un
baratto: noi vi diamo il Colosseo e voi ci date la Torre Eiffel, ma con qualche
miliardo sopra, perché il Colosso è più antico e secondo me anche meglio. E
quelli devono incassare il colpo: due a zero. E a questo punto vi preparate al
colpo grosso. La nostra Repubblica è fondata sulla Costituzione, dite scandendo
bene le parole, perché è una repubblica nata opponendosi al fascismo, tanto
che prima era una monarchia fascista. La reazione dell’ingenuo pubblico è la
medesima, perché credevano che qualsiasi repubblica fosse fondata su una
costituzione, altrimenti su che cavolo si fonderebbe mai una repubblica, sulle
erbe depurative? E allora voi dite: one moment, non è poi così semplice, il
presidente della RAI, la nostra televisione di stato, al convegno di un ex-
partito fascista, a cui si sente vicino, e ciò si sente, ha affermato il
contrario. Tre a zero.
***
In Italia sopravvive ancora un antico pensiero lapalissiano, che politicamente
dovrebbe opporsi alla distruzione del pensiero lapalissiano. Ma esso è
attraversato da una profonda crisi, da un rovello filosofico di vaste
proporzioni. I rappresentanti del pensiero lapalissiano, dubbiosi, si
interrogano: ma sarà proprio vero che il Colosseo appartiene agli Italiani, e
non, poniamo, al nipote della cugina della cognata dello zio del ministro dei
Beni Culturali? Sarà proprio vero che la repubblica italiana è fondata sulla
Costituzione e non sul patto che il presidente del consiglio ha stipulato con
gli italiani con la garanzia di Bruno Vespa? Sarà proprio vero che difendere i
diritti dei lavoratori è una posizione di sinistra? Sarà proprio vero che l’Italia
è una repubblica fondata sul lavoro e non sul libero licenziamento? E inoltre,
si chiedono con tormento i residui difensori del pensiero lapalissiano, se noi
affermiamo il nostro pensiero con chiarezza, non rischiamo di delegittimare l’avversario?
E inoltre, queste gravi affermazioni non rischiano di dividere il Paese, di
accendere il conflitto, di alzare troppo i toni della polemica? I toni vanno
mantenuti bassi, altrimenti certi opinionisti devono alzarsi sulla punta dei
piedi, e ci rimproverano sui loro giornali. Che figura ci facciamo? Questi dubbi
scatenano una profonda discussione filosofica alla ricerca della verità: sì,
in effetti, per principio, l’acqua sarebbe bagnata, ma bisogna verificare caso
per caso. La discussione langue, la verità è difficile da raggiungere. Finché
un giorno, un signore che ha la funzione di garantire che l’acqua è davvero
bagnata, dichiara pubblicamente: l’acqua, avendo costituzione liquida, è
naturalmente bagnata. A voi potrebbe sembrare una semplice constatazione
idraulica, facendovi reagire come il pubblico di quel paese europeo quando gli
dicevate che non si può vendere la Torre Eiffel. Ma in Italia un’affermazione
come questa ha un altro valore, soprattutto se per caso c’era la televisione.
E’ un avvenimento che merita titoli cubitali sui giornali che ancora si
ostinano a sostenere che l’acqua è bagnata e l’esultanza di tutti quelli
che per esplicito mandato elettorale avrebbero il compito di difendere l’umidità
dell’acqua. Finalmente i responsabili del pensiero lapalissiano escono dai
dubbi che li tormentano ed esultanti annunciano agli Italiani che la loro
Repubblica è fondata su una Costituzione, e che quella Costituzione a sua volta
si fonda sui valori della Resistenza e sull’antifascismo. Avevate qualche
dubbio? Ebbene, basta con i dubbi! Anzi, vi diremo di più, a rischio di alzare
i toni della polemica: gli acquazzoni che hanno devastato il Nord sono proprio
bagnati, e la siccità che sta devastando il Sud è proprio asciutta!
Evviva, quello che fu detto del Signore di La Palisse è proprio vero: un quarto
d’ora prima di morire era ancora vivo. E questo ci rassicura.
Antonio Tabucchi
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