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Giorgio Bocca: Ci aspetta proprio un bel biennio
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Tratto da “L’Espresso”, n. 33, 2003
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La procura di Brescia ha aperto una inchiesta sui procuratori di Milano,
Boccassini e Colombo, che rappresentano l´accusa al processo contro il senatore
Previti. Dicono gli esperti di procedura che si tratta di un atto dovuto, una
conseguenza inevitabile di una denuncia per abuso di potere in atti di ufficio
presentata da una associazione romana.
Ordinaria amministrazione, nulla di preoccupante, se non fosse che proprio con
un atto dovuto si aprì la controffensiva di Berlusconi contro Mani pulite
quando proprio a Brescia Antonio Di Pietro venne interrogato giorni e notti come
un delinquente comune.
Sono passati due anni di governo Berlusconi e la costruzione di una democrazia
autoritaria a mezzo di una maggioranza parlamentare e di atti dovuti è quasi
compiuta.
Le istituzioni democratiche sono formalmente in piedi ma progressivamente
svuotate. Il disegno autoritario è ormai chiaro nelle sue linee generali: prima
la maggioranza parlamentare vota una serie di leggi ad personam che assicurano
al presidente impunità e privilegi, poi la grande riforma, che è nella realtà
una controriforma, gli assicura non solo una conferma alla presidenza del
Consiglio, ma anche un via libera a capo dello Stato.
Le leggi ad personam approvate in questi due anni hanno stravolto la democrazia:
è stato depenalizzato il falso in bilancio, uno dei punti deboli del
presidente; limitato l´uso giudiziario delle rogatorie dall´estero; sistemato
il conflitto di interessi con una forma vergognosa che esclude dal governo chi
dirige personalmente televisioni, giornali, industrie ma non chi li possiede e,
per chiudere il cerchio, la impunità delle cinque più alte cariche dello Stato
fra cui naturalmente la presidenza del Consiglio.
Il modo, il metodo di questa progressiva fabbrica di un potere autoritario sono
noti e vanno sotto i nomi in uso volgare: battere il ferro finché è caldo,
lavorare al corpo l´avversario, procedere a spallate continue, far cadere la
goccia che scava la pietra.
La destra autoritaria può permetterselo, ha i mezzi e gli uomini per insistere
all´infinito, ha i grandi avvocati, ha i carneadi che presentano i progetti di
legge, ha i diffamatori e gli addetti alla disinformazione, ha persino una
opposizione che in alcuni suoi settori coltiva un trasformismo appena
dissimulato, sostenendo che è meglio mettersi in ginocchio che farsi spazzar
via.
La scusa è quella della talpa marxista, bisogna lasciarla lavorare ai suoi
cunicoli, preparare pazientemente la svolta elettorale. Ma nei regimi fascisti o
stalinisti svolte elettorali non ci furono, durarono fino alla sconfitta
militare o all´autodistruzione.
Il disegno autoritario di Silvio Berlusconi pare a taluni di breve durata,
compromesso in partenza dai suoi limiti culturali e dalle sue ambiguità. Ma
l´uomo è astuto e spregiudicato, pronto a mettere in crisi l´Europa pur di
assicurare le protezioni e i favori dell´impero americano.
Si è detto dell´incontro nel Texas di Silvio con Bush che le affinità fra i
due uomini di Stato sono chiare. Per molti questo è un insulto a entrambi, per
altri il segno che il potere di Silvio è blindato, che l´appoggio americano
gli spianerà la strada al regime, per ora morbido, domani si vedrà.
Due anni sono bastati a sbaraccare mezza Repubblica, nei prossimi due anni
toccherà alla Corte costituzionale, al Consiglio superiore della magistratura e
a ciò che resta della televisione di Stato e della stampa indipendente. L´uomo
fa giustamente paura.
La sua capacità di mentire non ha limiti. Ancora di recente a una conferenza
stampa di giornalisti europei ha ripetuto che la nostra informazione è all´85
per cento in mano ai comunisti. E i poteri forti dell´economia, della scienza,
della morale stanno a guardare.
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