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Francesco Piccolo: Io e Tanino, fuori concorso a Venezia
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Tratto da "il Mattino" del 31 luglio 2002
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"My name is Tanino" è la storia di un ragazzo avventuroso e
ingenuo che da Castelluzzo del Golfo in Sicilia finisce negli Stati Uniti all’inseguimento
di un amore estivo e soprattutto di un senso della vita che molto probabilmente
non troverà. Gli accade una marea di cose, come in molti romanzi della
letteratura adolescenziale, che lui probabilmente farebbe solo finta di leggere.
È un film (una storia) che giudicheranno gli altri se è bella o brutta,
divertente o no; chi l’ha scritta (Francesco Bruni, Paolo Virzì e il
sottoscritto) l’ha amata molto.
E quando Virzì è andato a New York e in Canada per girarla, era lui stesso un
Tanino incuriosito e intimorito. Ricordo che una volta passeggiavo per strada e
squillò il telefonino ed era lui che aveva appena finito di girare la prima
scena, sul ponte di Brooklyn, ed era felice come un bambino. C’erano le Torri
Gemelle, allora, che comparivano alla fine dell’inquadratura, ma adesso la
sequenza finisce un po’ prima, per semplice rispetto.
Sembrava andasse tutto liscio, e poi da un giorno all’altro il film è stato
interrotto a causa dei problemi finanziari del gruppo Cecchi Gori, che lo
produce. Le telefonate di Virzì allora raccontavano di lunghe giornate chiuso
in albergo, a nuotare in piscina insieme a Corrado Fortuna, l’attore
esordiente che interpreta Tanino. Poi il film riprendeva e poi si interrompeva
di nuovo. Dopo una scrittura che era stata veloce e divertente, in cui tutti e
tre ci vedevamo ogni mattina e bevevamo litri di caffè e scrivevamo dialoghi in
inglese, siciliano, italiano e inglese maccheronici, con frammenti di pugliese
stretto, tutto diventava difficile, faticoso. Alla fine la troupe è tornata in
Italia, è stata ferma mesi, poi sono state girate alcune scene qui, poi dopo
qualche mese le ultime di nuovo a New York, con continui rimandi.
Qualcosa di molto difficile da gestire, da sopportare. Cercavamo di confortare
Virzì dicendo che anche "Apocalypse Now" di Coppola o "I
cancelli del cielo" di Cimino avevano avuto vicissitudini produttive anche
più complicate, ma ci piaceva scherzare sempre meno. E del resto nessuno poteva
farci nulla: né Cecchi Gori, che aveva altri film, la Fiorentina e mille altri
problemi, né chi era pronto per continuare. Pian piano, insomma, quella storia
divertente e insensata che avevamo scritto stava assumendo dei toni meno
divertenti e più insensati, e quando ogni volta ci dicevano che ad ogni
passaggio produttivo il film si bloccava, allora abbiamo cominciato a pensare
che per davvero poteva anche non farcela ad arrivare nelle sale.
Virzì non ha mai mollato, cercando di tenere duro, in silenzio, perché il
senso dell’ironia e delle proporzioni gli impedivano di fare pubbliche
rimostranze per un film, in un periodo in cui i media avevano ben altro di cui
occuparsi. Il resto è storia recente. Il film non è riuscito ad andare nemmeno
a Locarno, perché non era pronta una copia. Che non c’è ancora, ma arriverà
in tempo per Venezia, dove De Hadeln lo ha voluto all’ultimo minuto - seppure
fuori concorso - e forse questo gesto è stato risolutivo per far tornare il
sorriso a tutti quelli che hanno lavorato a questo film. Adesso finalmente le
nubi sembrano spazzate via, Tanino potrà prendere corpo, sullo schermo, e lo
farà per la prima volta nella magia della Mostra del Cinema di Venezia. In
pratica, è una storia che è stata sottratta al nulla. Se divertirà o
commuoverà qualcuno, avrà svolto il compito che spetta a ogni storia nel
cinema: far uscire dal buio anche un solo spettatore con un¹anima più dolce e
disponibile. Se ha un senso inventare i personaggi e le loro storie, credo possa
essere questo.
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