|
|
 |
 |
 |
 |
|
Italiani, per esempio. L’Italia e gli italiani visti dai bambini immigrati. Un libro di Giuseppe Caliceti. In tutte le librerie Feltrinelli in abbinamento con la borsa “Il razzismo è una brutta storia”
|
 |
 Un maestro elementare italiano ha raccolto le storie, le riflessioni, le confidenze di alunni non italiani incontrati negli ultimi vent’anni di scuola. Un ritratto inedito dell’Italia di oggi e degli italiani. Un momento della campagna "Il razzismo è una brutta storia" che Feltrinelli promuove nel corso di tutto il 2009 con incontri e dibattiti sul tema attuale e urgente dell'antirazzismo. Troverai il libro - versione condensata di un’opera più ampia che l’Editore prevede di pubblicare nel corso del 2010 - in tutte le librerie Feltrinelli in abbinamento alla borsa "Il razzismo è una brutta storia".
La presentazione dell'autore
“Il numero di immigrati in Italia è più che triplicato solo nell’ultimo decennio. Sono oltre tre milioni. E i bambini? Nessuno lo sa con precisione. Sono meno che in altri Paesi europei, ma certo in questi anni da noi il malcontento e il razzismo verso di loro è cresciuto, fomentato anche da alcuni movimenti politici. Reggio Emilia è oggi quarta in Italia per incidenza immigrati. Pur avendo straordinarie eccellenze educative riconosciute a livello nazionale e internazionale, anche qui capita che gli immigrati siano sempre più visti come un problema di ordine pubblico e come una minaccia all’identità culturale del nostro paese. Ho iniziato a insegnare nel plesso di Reggio Emilia come maestro elementare di ruolo nel 1983. Per alcuni anni, fui distaccato dal normale insegnamento su classe per curare un progetto ministeriale per l’integrazione dei bambini stranieri all’interno delle elementari di Sant’Ilario d’Enza, un paese tra Parma e Reggio Emilia. Allora c’erano solo alcune decine di bambini di origine non italiana, ora diverse centinaia, ma quel progetto è soppresso da tempo. Sono tornato al mio normale lavoro di insegnante di classe: l’immigrazione cresceva e nelle scuole c’erano sempre più bambini di origine non italiana.
Quanti alunni stranieri avrò conosciuto in questi venticinque anni di scuola? Duecento? Quattrocento? Di più? Non so, ma ho sempre cercato di accogliere tutti e di ascoltarli con attenzione, clandestini compresi. Ho cercato di rispettare i loro silenzi finché, in modo inaspettato, è scattata in loro la voglia di raccontarsi e rileggere, a volte anche in modo fantastico, la propria esperienza. Hanno aiutato me e tanti alunni italiani a guardare con occhi nuovi al complesso fenomeno dell’immigrazione e ai problemi a esso connessi, mettendo spesso in discussione le nostre presunte superiorità e certezze. Ci siamo aiutati a guardare in modo diverso il mondo e il Paese in cui ci siamo trovati ad abitare. Fin da principio ho preso l’abitudine di trascrivere parole, frasi, conversazioni, testi scritti da questi bambini. In più di un'occasione sembrava di rivivere la favola del Brutto Anatroccolo, ma non sempre. Una volta ambientati in Italia, ho chiesto loro cosa ne pensassero dell’Italia e degli italiani. Ho raccolto i frammenti di tante storie, riflessioni, confidenze piene di speranza e di paura, di realtà e di fantasie, di tristezze e di allegrie, di ingenue osservazioni e di fantastici fraintendimenti. Ne è uscito questo ritratto inedito dell’Italia di oggi e degli italiani. Ho cambiato i loro nomi per ragioni di privacy, ma non la loro età e la loro nazionalità. Questo è libro è dedicato sia a loro che ai loro compagni di classe italiani. Ma anche a tutti i loro genitori. Grazie. Buona lettura."
Giuseppe Caliceti
La presentazione dell'editore
Il razzismo è una brutta storia
Certamente lo è. Certamente il razzismo è una brutta storia. Questa campagna e questo piccolo libro prezioso sono una testimonianza e una forma di attenzione a quella “storia”. Primo, per far sapere che c’è, secondo perché le apparteniamo, volenti o nolenti. Nessuna professione negativa (“io non sono razzista”) ci mette al riparo dagli spostamenti progressivi del costume, dal filtrare della cultura del sospetto e della paura. Il nostro razzismo, quello italiano, è appena cominciato, e non è così scontato riconoscerlo nelle sue manifestazioni più becere, che aprono immediatamente all’indignazione. Ci sono forme di antipatia, di chiusura, di ostilità, c’è un veleno quotidiano, una aggressività indiretta che si insinua, insieme alla paura, dentro la diurna fabbrica delle opinioni condivise e la notturna creazione di fantasmi modificando il tessuto culturale degli italiani. È questa la sede delle “brutte storie”, perché opinioni e fantasmi finiscono per semplificare la complessità del fenomeno migratorio di centinaia di migliaia di persone e del cambiamento che inevitabilmente produce. La diversità viene letta come criminalità.
E viceversa. Facile. Brutta storia. Quando invece siamo di fronte a persone. E a un cambiamento possibile. Da una ventina d’anni stiamo assistendo, giorno per giorno, a una trasformazione culturale di cui è difficile prendere atto, ed è ancor più difficile presumerne gli sviluppi. Quello che sappiamo è che un nuovo popolo impara i gesti che sono stati dell’Italia povera del dopoguerra, entra in case estranee a prendersi cura di quanto di più intimo esista (la relazione parentale, la malattia del corpo, il degrado della mente, la morte), occupa – nella città e nella provincia – i luoghi oscuri, sopravvive ai margini della legalità. Ma la brutta storia rischia di non finire anche quando le garanzie della legge ci sono, anche quando la diversità, almeno formalmente, ha le carte in regola. È così che si compromette la concretezza di un cambiamento già avvenuto, di una risorsa nuova.
L’immigrazione è tollerabile fin dove somiglia al modello schiavista. Lì la diversità è chiara, fa meno paura: esige solo modalità di controllo, polizia.
Quale che sia l’etnia, paghiamo, tolleriamo, rispettiamo, talora addirittura amiamo gli immigrati-forza lavoro, ma quanto possono “diventare” italiani? E soprattutto, quanto possono diventarlo i loro bambini? E anche per questi bambini è pensato il nuovo progetto ragazzi che le Librerie Feltrinelli stanno realizzando in partnership con Reggio Children – Centro internazionale per la difesa e la promozione dei diritti e delle potenzialità dei bambini e delle bambine, nato dall’esperienza delle istituzioni per l’infanzia del comune di Reggio Emilia, punto di riferimento per ricercatori e studiosi di tutto il mondo, destinato a diffondere un’idea forte dell’infanzia e delle sue risorse ancora troppo spesso misconosciute ed eluse.
Il libro di Giuseppe Caliceti, Italiani, per esempio, testimonia una convivenza complessa ma non compromessa, conflittuale ma non traumatica, tanto più significativa in quanto percepita attraverso le impressioni, le riflessioni, i sentimenti dei giovanissimi alunni delle scuole elementari di Reggio Emilia, dove il maestro Giuseppe Caliceti insegna. I bambini ci guardano, possiamo nuovamente ripetere con Vittorio De Sica. Ci guardano non come adulti, ma come italiani.
Carlo Feltrinelli
Italiani, per esempio è scandito come un sillabario. Ad ogni parola la definizione di un bambino immigrato. Eccone alcune:
Abbronzato
Allah
Brave persone
Democrazia
Felicità
Impaurito
Italiani
Muso giallo
Pelle
Rabbia
Star bene
|
|
|
 |
|
|