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Adbusters: Va ora in Rete la "spubblicità"!
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di Alessandra Retico, da “Repubblica.it”, 7 gennaio 2004
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"Obsession" di Calvin Klein: un modello "strafigo" che
scruta sotto gli slip con sguardo preoccupato. Dello stesso stilista, "Reality
for men": un uomo decisamente poco sexy con pancetta e torso piuttosto
villoso. Ma anche "American Excess" con sottotitolo-augurio
inequivocabile: "Consumers Welcome". La "M" dagli archi
d'oro, quella di McDonald, onnipresente: in commistioni varie, per esempio in
(M)icrosoft, o iniziali per le più svariate distorsioni (Mckiller). Esempi di
un'arte-movimento-politica che va sotto il nome di subvertising, acronimo (Subvert,
sovvertire e advertising, il termine inglese per pubblicità) che
"sovverte" di nome e di fatto l'anima dell'economia mondiale, quella
del marchio. Rovesciando il senso, illuminando la parte oscura con il potere
dell'ironia, il logo viene messo a nudo, svelato per quel che è: illusione.
Potentissima illusione.
Sovvertire, dissacrare, parodiare con l'antipubblicità o "spubblicità"
non è altro che un gioco del rovescio che l'arte moderna conosce almeno da
Velazquez (Las Meninas) ai dadaisti a Andy Warhol fino al situazionismo e alla
"guerriglia semiotica" contro il potere dei mass media di cui parlava
Eco alla fine dei Settanta. E che oggi, in un'epoca dominata da marketing e
branding, gioca e rompe i giocattoli a disposizione, appunto marchi e griffe. Il
subvertising, fenomeno insieme artistico e socio-politico, sta assumendo negli
ultimi tempi proporzioni e significati importanti soprattutto grazie al
palcoscenico in cui si pratica, il più ampio e diffuso che ci sia: Internet.
In Rete infatti circolano decine e decine di "spubblicità", siti di
movimenti, di artisti, di "agitatori culturali", che ai grandi totem
del consumo, ai marchi delle più note corporation soprattutto americane,
mettono quei baffi che Duchamp mise alla Gioconda scardinando alla radice il
mito e l'illusione di un'arte "alta" intoccabile. Una delle
declinazioni più esemplari del gesto dell'artista dadaista nelle mani degli
"spubblicitari" moderni è la bandiera americana che, al posto delle
patriottiche stelle, sostiuisce il logo delle più grandi aziende Usa, da Nike a
Microsoft a Shell a Coca Cola.
Il di-vertimento è la chiave e il senso multiplo della "filosofia"
del subvertising: se il re nudo fa davvero ridere, allo stesso tempo cambia e
rovescia il ruolo di chi lo guarda, da semplice spettatore a attore dello
spodestamento. In termini economici, il consumatore non è più quello che
subisce il mercato, ma lo fa, scegliendo consapevolmente cosa comprare.
E' da questa idea che nasce il subvertising, pratica e pensiero il cui padre
ispiratore è una rivista canadese che è oggi un cult per il popolo no global
internazionale: Adbusters. Il titolo, un programma: "ad", appunto
pubblicità e buster da "to bust", rovinare. Nata nel 1989 come
trimestrale a Vancouver, British Columbia, per volontà del suo attuale
direttore Kalle Lasn, Adbusters ("rivista per per l'ambiente mentale")
è oggi un bimestrale che vende 120 mila copie in tutto il mondo e abbonati in
60 Paesi. Il sito Internet (www. adbusters. org) raggiunge una media di 8.000
contatti al giorno e sessantamila iscritti alla sua lista. A lei si devono due
iniziative di successo come il Buy Nothing Day - la giornata del non acquisto
lanciata sin dai primi anni '90 - che vede la partecipazione di oltre un milione
di persone in cinquanta paesi del mondo, e la Tv Turnoff Week - la settimana
senza televisione - che è diventato un appuntamento fisso a cadenza bimestrale,
coinvolgendo ogni volta circa ottantamila persone.
La rivista, che dal '99 a Seattle ha conosciuto una crescita che pare
inarrestabile, è oggi il cuore e il network di comunicazione dei "culture
jammer" di tutto il mondo, cioè proprio di quei "inceppatori
culturali" che nel subvertising trovano una delle espressioni più
notevoli. Per Feltrinelli è da poco uscito "Errore di sistema", un
libro a cura di Franco "Bifo" Berardi, Lorenza Pignatti e Marco
Magagnoli che racconta l'esperienza di Adbusters e le sue pratiche contro il
dominio del consumo. Il messaggio è che dopo vent'anni di fanatismo economico,
di superlavoro e di competizione, siamo in piena fase depressiva. Mentale
soprattutto: come quando il computer "cresha" e sullo schermo appare
la scritta "system error" seguita da un numero incomprensibile. La
soluzione, suggerita da Lasn: "Interrompere la trance mediatica nella quale
siamo immersi per riappropriarci della nostra mente, del nostro corpo, della
nostra vita."
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