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Giorgio Bocca: Fiumi di parole. Senz'acqua
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Tratto da "L'espresso online" del 19 settembre 2002
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Basta la parola! La parola in politica è tutto, sostituisce la realtà, ne
cura le delusioni, moltiplica le speranze e le illusioni. Con la parola riforma
chi governa sta facendo passare una controriforma che riporta il nostro paese a
50 e più anni fa, ristabilisce privilegi che si pensava aboliti per sempre,
riduce la democrazia a una dittatura dei numeri. Chi si oppone a questa
controriforma, chi contrasta questo cesarismo viene definito catastrofista.
Qualcuno ricorda ancora la penosa storia dell'acquedotto pugliese? La sua
riforma, l'impresa di rimetterlo in condizione di rifornire di acqua le più
assetate provincie del Mezzogiorno, doveva essere cosa fatta entro il 2000: sono
passati due anni, nulla è cambiato, molto è peggiorato, perché basta giocare
con le parole, dire che si avanza quando si retrocede, gridare che si riforma
quando si controriforma.
Il prezzo di acquisto da parte dell'Enel era stato definito da tre consulenti di
chiara fama: mille miliardi di lire per l'acquisto e altri mille per i primi
interventi di emergenza. L'Enel era pronto a partire immediatamente con le
squadre di specialisti per gli interventi sul campo. Nessun altro nel paese
possedeva un'esperienza come la sua nelle riserve e nelle condotte di acqua,
acquisita nel mezzo secolo della gestione idroelettrica.
Venne anche firmato un contratto, mai ratificato dal Tesoro a cui evidentemente
erano già arrivati i fermi e le proposte di una "imprenditorialità
locale" non meglio definita che poteva presentare come referenza solo la
progressiva rovina dell'acquedotto. Da una parte c'è una azienda pubblica ricca
di capitali e di efficienza, dall'altra una somma di interessi locali economici
e politici a difesa di posti e guadagni clientelari. Il partito del fare come
ama chiamarsi il Polo delle libertà ha preferito la seconda.
Sono passati 18 mesi da quando la resistenza localistica ha vinto nel nome della
trasparenza, ma nessuno ha capito quali beghe e interessi elettorali e di potere
ci siano dietro il cartello controriformista: l'acquedotto sta come prima e
peggio di prima, giornali e televisioni raccontano e mostrano senza costrutto il
disastro degli invasi inutilizzabili, delle condotte fuori uso, delle migliaia
di furti da parte dei privati con annessi servizi sulla siccità e sulle misure
urgenti prese dal governo come le spettacolari, costosissime, insufficienti
colonne di autobotti. Insomma, la solita Italia dei rattoppi peggiori dei buchi
e delle infernali spirali verso il peggio.
Il Polo delle libertà ha ereditato in Puglia e in altre provincie meridionali
una situazione tragica, caoticamente gestita in simbiosi da politici e dalla
criminalità organizzata. Come è avvenuto il cedimento del "partito del
fare" alle richieste locali? L'informazione privata e pubblica di un regime
che non c'è, ma è come se ci fosse, ha capito che questo era uno di quegli
argomenti in cui "se tocchi i fili muori", ma è facile immaginare
come è andata: senza i voti che vengono dal controllo dell'acquedotto, senza i
posti e le assunzioni dell'acquedotto hanno detto i locali, non possiamo
garantire il nostro contributo alla maggioranza. Argomento irresistibile per
un'alleanza politica che fa del numero dei voti l'unico fondamento di una
democrazia autoritaria. A reggere la regione Puglia come altre del Meridione e
delle isole, Forza Italia ha chiamato dei pubblicitari di bella presenza e di
sicuro senso del profitto. I quali lasciano al loro leader, maestro in favole e
promesse a vuoto, di parlare e parlare e si occupano di conservare il consenso
con il controllo dei posti e dei soldi.
Piove, governo ladro! Ma contro la siccità questa pioggia non basta.
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