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| Galassia Gutenberg da rafforzare con il sostegno delle istituzioni. Un'intervista a Ernesto Ferrero
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| di Titti Marrone, tratta da "Il Mattino", 16 aprile 2005 |
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”A ogni morto ammazzato e episodio di violenza rimbalzato da Napoli soffro come un cane perché non riesco ad associarli all'idea che ho io di Napoli”, dice Ferrero. “Amo profondamente questa città, o meglio i napoletani, perché in loro la perfetta conoscenza dell'umano, della relatività delle cose, dei rapporti sociali come recita a soggetto, insomma una visione sostanzialmente tragica della vita si sublima in un humour malinconico, in una teatralizzazione autoironica che strizza l'occhio allo spettatore-complice. Eduardo, insomma, Totò, tanti altri ‘grandi’. Io sto bene, con i napoletani d'ogni età e specie, li sento fraterni in una specie di pietas verso la fragilità dell'esistente, che è poi è la sua struggente bellezza, la sua necessità, nello scatto umoristico, nella siderale lontananza da ogni fanatismo, da una visione manichea del mondo. Anche solo pensare a Napoli mi dispone internamente a una specie di sorriso che è il riconoscimento di una fraternità, una tenerezza quasi del sangue. Forse questo discende da qualche eredità genetica, forse è semplicemente il fatto che i veri parenti uno se li sceglie”. |
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