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| Liberiamo la letteratura dai canoni del cinema. Intervista a Paolo Nori
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| di Andrea Tramonte, tratta da “Il Giornale di Sardegna”, 20 luglio 2005 |
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“Non mi piacciono i libri che attingono a un immaginario cinematografico, preferisco quelli fatti a mano. La nota cui lei si riferisce, che chiude il libro, è determinata dal fatto che ormai moltissimi libri sono scritti come se fossero dei film, sapendo che potrebbero diventare dei film e quasi come se si volesse facilitare il lavoro agli sceneggiatori. Viceversa, quando qualche produttore decide di prendere un libro-libro per farne un film, molto spesso del libro-libro viene usata solo una materia, mi vien da dire, indifferente: qualche battuta, i nomi dei protagonisti, l’ambientazione e poi questa materia indifferente, questa cartilagine, la si spalma sopra uno scheletro preesistente, che è lo stesso film italiano che si rifà da anni, sempre uguale. A me hanno fatto leggere una sceneggiatura tratta da un mio libro, Bassotuba non c’è, non era Bassotuba non c’è, era Il maresciallo Rocca. Solo che il Maresciallo ancora non si era arruolato nei carabinieri e non si chiamava Rocca, si chiamava Ferrari e era emiliano e era un po’ sovrappeso, però era proprio Il maresciallo Rocca, uguale identico.” |
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