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| Bettin. Intervista a “Liberazione”
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| di Castalda Musacchio, tratta da “Liberazione”, 29 novembre 2002 |
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Leggi l'intervista a Liberazione
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Porto Marghera un libro ribalta l'ultima sentenza Castalda
Musacchio Dopo tre anni e mezzo, il maxi processo del petrolchimico di Porto
Marghera, si concluse il 2 novembre del 2001 con una sentenza di assoluzione per
i vertici di Enichem e Montedison accusati di strage, omicidio e lesioni plurime
per la morte di 157 operai addetti alla lavorazione del Cvm (CloruroVinileMonomero)
morti per tumore, e disastro colposo per aver inquinato aria, suolo, sottosuolo
e acque lagunari. La voce del giudice Ivano Nelson Salvarani risuonò per soli
cinque minuti nell'aula bunker di Mestre per ripetere 28 volte
"assolto".
Il pm Casson aveva chiesto 185 anni di reclusioni e risarcimenti per migliaia di
miliardi alle famiglie delle vittime e per i danni ambientali alla laguna e
all'ecosistema. Ma bastarono solo 94 righe per prosciogliere i dirigenti della
chimica, nomi eccellenti e meno noti, da Eugenio Cerfis già presidente di
Montedison e di Eni, a Giorgio Porta, presidente Enichem e vicepresidente
Montedison, perché non venne dimostrata la causalità fra le lavorazioni col
Cvm e le morti da tumore dei 157 operai e le malattie gravi in cui versavano
altri 103 dipendenti della fabbrica.
La sentenza recitava: "Il processo ha consentito di accertare che tutte le
malattie causate dal Cvm sono riconducibili alle molto elevate esposizioni
risalenti agli anni '50, '60 ed ai primi anni '70 allorquando se ne ignorava la
tossicità che fu evidenziata dalla Comunità Scientifica solo nel 1973".
In aula, quel giorno, tra i familiari e i dipendenti che gridavano
"vergogna", qualcuno si accasciò sulla sedia e cominciò a piangere.
Era Gianfranco Bettin, scrittore, saggista, prosindaco di Venezia-Mestre, in
quel processo presente come parte civile. Candidato di una alleanza
rosso-verde-sociale. Un'alleanza che a Venezia ha funzionato e funziona e che si
è proposta di sperimentare forme di controllo e di partecipazione nuove,
"dal basso", alle decisioni del governo locale.
A quelle lacrime, dopo quel giorno, non seguì la rassegnazione. Oggi Petrolkiller,
scritto insieme a Maurizio Dianese, ha la pretesa di ribaltare ingiustizia di
quel processo, fare chiarezza su quanto di oscuro è ancora rimasto secretato
negli archivi. |
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