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21 maggio 2012
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Bettin. Intervista a “Liberazione”
di Castalda Musacchio, tratta da “Liberazione”, 29 novembre 2002


Leggi l'intervista a Liberazione
Porto Marghera un libro ribalta l'ultima sentenza Castalda Musacchio Dopo tre anni e mezzo, il maxi processo del petrolchimico di Porto Marghera, si concluse il 2 novembre del 2001 con una sentenza di assoluzione per i vertici di Enichem e Montedison accusati di strage, omicidio e lesioni plurime per la morte di 157 operai addetti alla lavorazione del Cvm (CloruroVinileMonomero) morti per tumore, e disastro colposo per aver inquinato aria, suolo, sottosuolo e acque lagunari. La voce del giudice Ivano Nelson Salvarani risuonò per soli cinque minuti nell'aula bunker di Mestre per ripetere 28 volte "assolto".
Il pm Casson aveva chiesto 185 anni di reclusioni e risarcimenti per migliaia di miliardi alle famiglie delle vittime e per i danni ambientali alla laguna e all'ecosistema. Ma bastarono solo 94 righe per prosciogliere i dirigenti della chimica, nomi eccellenti e meno noti, da Eugenio Cerfis già presidente di Montedison e di Eni, a Giorgio Porta, presidente Enichem e vicepresidente Montedison, perché non venne dimostrata la causalità fra le lavorazioni col Cvm e le morti da tumore dei 157 operai e le malattie gravi in cui versavano altri 103 dipendenti della fabbrica.
La sentenza recitava: "Il processo ha consentito di accertare che tutte le malattie causate dal Cvm sono riconducibili alle molto elevate esposizioni risalenti agli anni '50, '60 ed ai primi anni '70 allorquando se ne ignorava la tossicità che fu evidenziata dalla Comunità Scientifica solo nel 1973". In aula, quel giorno, tra i familiari e i dipendenti che gridavano "vergogna", qualcuno si accasciò sulla sedia e cominciò a piangere. Era Gianfranco Bettin, scrittore, saggista, prosindaco di Venezia-Mestre, in quel processo presente come parte civile. Candidato di una alleanza rosso-verde-sociale. Un'alleanza che a Venezia ha funzionato e funziona e che si è proposta di sperimentare forme di controllo e di partecipazione nuove, "dal basso", alle decisioni del governo locale.
A quelle lacrime, dopo quel giorno, non seguì la rassegnazione. Oggi Petrolkiller, scritto insieme a Maurizio Dianese, ha la pretesa di ribaltare ingiustizia di quel processo, fare chiarezza su quanto di oscuro è ancora rimasto secretato negli archivi.
copertina

Petrolkiller
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