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| Giovanni Sartori discute con Giorgio Bocca
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| “Piccolo o grande Cesare?”, tratto da “la Repubblica”, 25 settembre 2002 |
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Cominciano con il "lei", si lasciano con il "tu". Giorgio Bocca e Giovanni Sartori, il giornalista appassionato e il politologo argomentatore. Da mezzo secolo l´uno racconta l´Italia, l´altro l´analizza: ma è la prima volta che s´incontrano. Stili diversi, radici distanti, eppure la simpatia è immediata, la conversazione procede spigliata come tra due amici che non si vedono da tempo e hanno parecchio da raccontarsi. Una complicità che cresce nel corso dell´incontro, un po´ per comune anagrafe e memoria storica, soprattutto per malinconica estraneità a un paese nel quale sempre meno si riconoscono. "Apocalittici" è l´epiteto con cui li liquida la pubblicistica ostile. Loro non appaiono intimiditi. «Ho due case, una a New York e l´altra a Roma: per rompere le scatole meglio», esordisce lo studioso, che da più di vent´anni è "Albert Schweitzer professor" alla Columbia University. Piccolo Cesare è il titolo del nuovo libro di Bocca incentrato sulla figura di Silvio Berlusconi. Un saggio-racconto, con pagine di grande efficacia narrativa, che s´inscrive nella tradizione alta dell´invettiva, sanguigna e scintillante come la copertina rosso-fuoco che la contiene. Esce da Feltrinelli, rifugio dello scrittore dopo il divorzio da Mondadori. D´altra parte proporre Piccolo Cesare alla casa editrice di proprietà del "piccolo Cesare" sarebbe stato di dubbio gusto. "Il regime che c´è e non c´è". "I voltagabbana dell´informazione". "L´opposizione di ricotta". "Capitalismo senza etica". I temi efficacemente trattati nel volume stimolano il dialogo tra Bocca e Sartori, entrambi non sospettabili di timore reverenziale. «Una cosa non te la perdono», scherza alla fine il professore. «Una volta hai scritto che sono un po´ noioso». Bocca lo guarda impassibile: «Ma, si sa, io sono una canaglia». |
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