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9 febbraio 2012
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Ludovico  Ariosto
La famiglia paterna di Ludovico Ariosto proveniva dal castello bolognese di Riosto; alcuni membri della famiglia si trasferirono da Bologna a Ferrara e qui si unirono agli Este e prosperarono. Il padre di Ludovico, Nicolò, ebbe da Ercole I il comando della cittadella di Reggio, dove conobbe e sposò Daria Malaguzzi, da cui nel 1474 nacque Ludovico, primogenito di dieci figli. Dopo un incarico a Rovigo, Nicolò si trasferì con la famiglia a Ferrara e mentre la carriera del padre proseguiva tra alti e bassi, promozioni e trasferimenti, Ludovico fu avviato agli studi giuridici allo Studio ferrarese, per poter affrontare una carriera di funzionario e di amministratore del patrimonio familiare. Entrò in una compagnia teatrale, voluta dal duca Ercole, e scrisse la perduta Tragedia di Tisbe. Riuscì a passare col consenso paterno agli studi umanistici e, mentre maturava le sue prime esperienze poetiche, assunto al servizio del duce Ercole diede inizio alla carriera cortigiana cui sarà vincolato tutta la vita. Con la morte del padre, avvenuta nel 1500, terminano gli anni della spensierata gioventù e iniziano le responsabilità pratiche e amministrative del capofamiglia. Ottenne il capitanato di Canossa tra 1502 e 1503, e qui compose l’elegia De diversis amoribus e gli nacque il figlio Giambattista da una domestica. Nel 1503, assunto al servizio del cardinale Ippolito d’Este, dovette prendere gli ordini minori. Nel 1504 compose l’Obizzeide, che preannuncia l’intenzione di scrivere un’opera narrativa eroica, pur senza abbandonare l’attività teatrale (compose le commedie La Cassariae I Suppositi) e quella lirica (prediligendo le poesie in volgare a quelle in latino). L’attività del poeta di corte fu però attraversata e interrotta da missioni e incarichi di agente diplomatico, con frequenti viaggi a Roma per fare opera di riconciliazione tra Ippolito e papa Giulio II. Nel 1509 nacque da una donna di umili condizioni il secondo figlio illegittimo, Virginio, da cui non si separerà più. Nel 1513, con la successione di Leone X a Giulio II, Ariosto sperò di sottrarsi agli incarichi al servizio degli Este grazie alla protezione papale, ma le sue speranze andarono deluse. Intanto tra 1503 e 1512 gran parte dell’Orlando furioso era stata composta e una prima edizione dell’opera fu pubblicata nel 1516. Nel 1513 inizia la relazione tra Ariosto e l’unica donna davvero amata, Alessandra Benucci, moglie di Tito Strozzi, che si risolse in un matrimonio segreto solo nel 1527-28, nonostante la morte del primo marito fosse avvenuta già nel 1515. Nel 1517 Ariosto si rifiutò di seguire il cardinale Ippolito in Ungheria e passò al servizio del duca Alfonso. Compose le tre Satire e la commedia Il Negromante tra 1517 e 1520, mentre limava e correggeva l’Orlando furioso, pubblicato in seconda edizione nel 1521. Successivamente dovette allontanarsi per tre anni da Ferrara per ricoprire un difficile incarico a Castelnuovo di Garfagnana; a questo periodo risalgono le altre quattro Satire. Nel 1525 Ariosto diede le dimissioni dalla carica di commissario e tornò definitivamente e Ferrara. Riprese in mano le vecchie commedie e ne compose due nuove, La Lena e I Studenti; intanto apportava le ultime correzioni all’Orlando furioso, la cui terza edizione uscì nel 1532. Tra 1531 e 1532 il poeta svolse le sue ultime missioni diplomatiche per conto del duca e, dopo un viaggio a Mantova al seguito del duca per incontrarsi con Carlo V, si ammalò e morì, nel 1533.

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