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Il libro
Domenico Bois è un bell'uomo, un quarantenne (quarantunenne) un po' rinsecchito e "rammendato", che campa lungo la coda dell'occhio del mondo. La sua "fidanzata", Bella, Bella Danasio di Asti è una ragazza della media borghesia, con una famiglia quasi regolare (in più una nonna tenace, truccatissima e con una pettinatura alta ventisette centimetri, un vero capitano d'industria) e tanti amici che vivono con lei, studenti un po' strafatti, un po' bohémien. In questo giro Domenico Bois (che quando sorride assomiglia perfino un po' a Paul Newman) è tollerato, quasi rispettato, quasi amato. Proprio lui, un essere periferico della metropoli, un piccolo sabotatore del sistema normale di vita, sovrastato ormai dall'iguana degli impasticcati, un'iguana secca, lenta, ma mortale. Attorno il Bronx periferico torinese, Rafè, Donlurio, la gente del bar, il rapper di collina Washington, Katia Ferrua e la sua coinquilina cinese, spacciatori, marocchini, camionisti. E il vuoto, che si sistema dentro come un'incudine incorporea. C'è un mondo così, dice Marco Drago. E forse è il mondo più mondo che c'è. "Bella Danasio ha trascorso l'infanzia a studiare pianoforte e a essere la prima della classe. Ecco un altro punto di scollamento. Dell'infanzia di Domenico possiamo dire tutto, ma non quello che abbiamo detto per Bella. Famiglia proletaria degli anni sessanta. Chiaro, no? Un po' di boom, qualche speranza occasionale baluginante nell'occhio indurito di un droghiere e della moglie anche casalinga, tanti vorrei ma non posso. Vacanze estive dalla nonna Mentina in campagna. A vent'anni una vespa cinquanta. Dopo le scuole, gli altri che se ne andavano e lui invece fermo nelle stesse vie dello stesso quartiere. Certe mattine, mentre prende il caffè e Bella si lava e lui la guarda attraverso il vetro smerigliato della porta del bagno, Domenico se lo chiede: 'Ma cosa ho fatto per così tanto tempo? Perché non ero già qui?'. Domenico è una specie di mascotte, per Bella e i suoi amici più giovani. Tutti progressisti, tutti per fortuna poco seri proprio per il loro essere giovani di oggi. Poco seri: non si prendono sul serio, ecco tutto. Per il resto: ottimi ragazzi. Si vestono come si vestivano gli hippy, cercano di ricalcare le cose che si facevano venticinque anni prima. Nostalgia di fratelli maggiori o di zii mai avuti? Niente di meglio, allora, che raccattare ricordi e cimeli da altri cimeli, cimeli umani. 'Ecco a voi un quarantenne autentico, uno che certi tempi li ha vissuti davvero'." |