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Approfondimento L'ordine delle cose non è un ordine naturale contro il quale non si possa far nulla. È piuttosto una costruzione mentale, una visione del mondo con la quale l'uomo appaga la sua sete di dominio. Una visione talmente esclusiva che le stesse donne, che ne sono le vittime, l'hanno integrata nel proprio modo di pensare e nell'accettazione inconscia di inferiorità. Solo l'antropologo può restituire al principio di visione e divisione che fonda la differenza tra maschile e femminile il suo carattere arbitrario, contingente, ma anche, contemporaneamente, la sua necessità socio-logica. Bourdieu prende spunto dalle strutture androcentriche dei cabili in Algeria per dimostrare la continuità della visione fallocratica del mondo nell'inconscio di uomini e donne. Degli uomini, senza dubbio, e delle donne che, secondo il sociologo francese, partecipano passivamente al dominio maschile. La ricerca della femminilità è infatti, da parte delle donne, come un riconoscimento del proprio stato di sottomissione, che avvalora la visione androcentrica. Che sguardo rivolgono le donne ai loro dominatori o presunti tali? Per meglio accostarsi alla sensibilità femminile, Bourdieu riprende alcuni brani di Al faro di Virginia Woolf, quando la signora Ramsay osserva in silenzio suo marito - un uomo che non sopporta di essere contraddetto - e lo giudica con un'ironia dolce-amara, con compassione e condiscendenza per i suoi giochi di potere. Per concludere che: "L'uomo è un bambino che gioca a fare l'uomo". Ne risulta una denuncia, tanto più efficace politicamente in quanto scientificamente fondata, dei molti paradossi che il rapporto tra i generi - quale oggi è vissuto e pensato - finisce per alimentare, oltre a un invito, non privo di risvolti polemici, a riconsiderare, accanto all'unità domestica, l'azione di quelle istanze superiori - la chiesa, la scuola, lo stato - responsabili del perpetuarsi di rapporti di forza squilibrati tra i sessi e in ultima analisi del dominio maschile.
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