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Approfondimento Nato da una giornata di convegno (Milano 24 novembre 2001), a ridosso del terribile 11 settembre, questo libro, a cura di Antonio Moresco e Dario Voltolini, raccoglie riflessioni, interrogativi, testimonianze di scrittori e uomini di cultura sulla necessità o sull’assurdità di scrivere "in tempo di guerra", lasciando spazio, naturalmente, anche a posizioni contrastanti non ascrivibili alle categorie della necessità e dell’assurdità.
Al di là della deprecazione, della commozione, della percezione del più grande "happening televisivo della storia" (Villalta), in cui "le immagini sono state letteralmente scagliate contro la visione occidentale" (Scarpa) emergono da questi testi domande quali: "Che ne è della finzione? Che ne è dell’assoluto? La finzione è ancora una via per attingere all’assoluto?" (Scarpa). Come si esprimerà la vocazione letteraria della fiction oggi, quando "vero e falso si cambiano freneticamente di posto" (Genna) e la nuova fiction sembra ormai essere la saggistica?
Poeti, scrittori, uomini di teatro, psicoanalisti e filosofi testimoniano qui "l’urgenza di trapassare specializzazioni e recinti, di riaprire i giochi chiusi, di scardinare schemi mentali collegati" (Benedetti), intervengono con lucidità e passione sul ruolo della letteratura o della poesia, con autentico e libero spirito di ricerca, secondo l’intento del convegno che, scriveva Moresco, non vuole essere un incontro rituale, né una sfilata di anime belle. Piuttosto, invece, un luogo in cui portare la propria umanità, diversità, sensibilità e libertà.
Testi di Andrea Bajani, Carla Benedetti, Marosia Castaldi, Mauro Covacich, Marco Drago, Donata Feroldi, Ivano Ferrari, Giuseppe Genna, Andrea Inglese, Helena Janeczek, Marina Mander, Giorgio Mascitelli, Giuliano Mesa, Raul Montanari, Antonio Moresco, Giulio Mozzi, Federico Nobili, Paolo Nori, Piersandro Pallavicini, Antonio Piotti, Christian Raimo, Tiziano Scarpa, Marco Senaldi, Teatro Aperto (Federica Fracassi, Renzo Martinelli), Gian Mario Villalta, Dario Voltolini.
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