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Il libro
Dalla sua rapida ascesa al fulmineo tracollo la parabola della Enron
(fino a pochi mesi fa uno dei colossi finanziari degli Usa), è destinata a
segnare a lungo l’economia negli Stati Uniti e nel resto del mondo.
Alla fine degli anni novanta la Enron aveva subito una vera e propria
"mutazione genetica". Sullo scheletro della vecchia società
industriale i nuovi manager avevano innestato il dna di una moderna impresa
della new economy. Il fatturato dell’azienda non era più legato alle
vendite di gas ma alla gestione di una borsa privata on line. Su Internet le
imprese energetiche di tutto il mondo si scambiavano contratti
rappresentativi di petrolio, elettricità, gas naturale e addirittura
capacità di banda sulle reti di fibre ottiche. E la Enron incamerava
commissioni su ogni transazione.
Un circolo vizioso basato sull’andamento di Borsa. Il meccanismo aveva
cominciato a scricchiolare già durante l’autunno del 2000, con lo
sgonfiarsi della "bolla" della new economy. Il colpo di grazia è
arrivato con gli attentati dell’11 settembre: i titoli su cui avevano
speculato i manager di Enron sono scesi a picco.
La vicenda della Enron, così, costituisce una chiave di lettura per capire
le contraddizioni di un certo modo di fare impresa, finanza, economia. Il
crack mette in chiaro i rischi della finanziarizzazione dell’attività
industriale; svela l’enorme matassa di conflitti di interesse tra aziende,
revisori dei conti, banche, mondo politico e sistema del-
l’informazione e mette a nudo la fragilità dei controlli da parte delle
istituzioni pubbliche.
Nell’ultimo capitolo si analizzano i riflessi della vicenda sull’economia
e la finanza italiane. |