 |
|
In breve Il mondo di Vinicio Capossela, raccontato come una discesa agli inferi e come una continua rinascita. L’epopea dei perdenti, unica razza che ha potuto conoscere la grandezza e la bellezza. Una grande prova di talento narrativo, di violenza immaginativa, di ribellione quasi metafisica contro le finzioni consolatorie di ciò che chiamiamo realtà.
|
 |
|
Il libro
Un romanzo scomponibile, una cassettiera, un condominio in cui si varcano soglie diverse che portano in luoghi inattesi. Si procede in un concertato di scritture, per rotte, capitolazioni, gironi, spurghi e serenate. Assediati, sotto basse luci allo iodio, si intravedono schiere di ussari, ulani in miniatura, cappellerie a cavallo, costruttori, guastatori, farneticatori, rebetici, sollevatori di pesi, macchine morte, riparatori tv, le balene Franche, l’Animale del Chiavicone, le macerie di Sarajevo, Stambul, la piana ipermercata, l’ospitalità tangenziata, i doppi vetri dei motel, l’amicizia virile, la fine della gioventù, lo Sprechen Deutsch, l’onore, l’orrore, la lealtà, un vestito leggero a ciliegie rosse, Goyeneche, Troilo, Tony Castellano, Jeff Buckley, Glenn Gould, Napoleone. Non si muore tutte le mattine è un’opera sull’ambizione, l’impresa, la resa e la grazia. |
 |
|
Approfondimento Una stagione all’inferno. Dove l’inferno è l’io di chi racconta e
insieme la scena, metropolitana, suburbana, in cui si muove, di volta in volta
accompagnato dall’amico di sempre, Nutless (ma anche Noodless), maniaco dell’Impresa
(l’impresa! L’impresa!) che deve lasciare un segno nella materia vivente e
dall’amico alcolico e diabolico, Chinaski, demolitore di certezze e sentimenti
che non siano compresi fra la parola ubriaca e l’amicizia virile. Si procede
per gironi, per sconfitte, per capitolazioni. Si procede muovendo dal centro
verso l’esterno, dal chiuso di uno scantinato – in cui arriva filtrata la
musica del giorno e della notte – verso il quartiere (il barrio), primo
stadio dell’appartenenza, e poi verso l’angoscia delle tangenziali, della
piana ipermercata, e ancora verso un surreale interregno – non è più
città, non è ancora o non sarà più natura – dove tutto può accadere.
Oltre vi è solo il viaggio, un viaggio lungo le strade defraudate di storia e
di vita della Balcanìa, verso i confini estremi di Stanbùl,
nelle taverne in cui la musica del rebetico riconferma vitalità e sconfitta. Il
viaggio in cui s’accende il fantasma gentile e paziente di una presenza
femminile, un’accompagnatrice con vestito a ciliegie rosse. Solo in questa
"discesa" o esplorazione si può toccare, anche solo sfiorare, l’epopea
dell’esistere. Non a caso il libro si apre su Napoleone Bonaparte – con la
sua Beresina, con la sua Waterloo – quasi a siglare con una visione impigliata
nelle maglie della storia il senso della caduta. Vinicio Capossela racconta, con
talento e un senso originalissimo del linguaggio, il suo mondo, un mondo
generoso di ossessioni, acceso di visioni, popolato di eroi-perdenti, musicisti,
fantasmi dell’anima, compreso fra l’impudicizia della confessione (quella
che l’autore assimila allo spurgo) e la ricerca della bellezza, magari
nascosta, magari polverizzata ma pronta a tornare a illuminare la notte, a
placare l’ansia del giorno assolato.
|
|