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31 luglio 2010
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copertina
Le guerre dell'acqua

Traduzione: Bruno  Amato
Collana: Universale Economica Saggi
Pagine: 164
Prezzo: Euro 7,5
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In breve
Un libro importante che al contempo celebra il ruolo di pacificazione tra i popoli che l’acqua tradizionalmente ha sempre assunto e la minaccia dei conflitti che potrebbero derivare dalla sua privatizzazione.
Il libro
Nel 1995 il vicepresidente della Banca mondiale espresse una previsione inquietante: "Se la guerre di questo secolo sono state combattute per il petrolio, quelle del secolo prossimo avranno come oggetto del contendere l’acqua". Molti segni fanno pensare che avesse ragione. Le prime pagine di questo libro parlano di acqua insufficiente in Israele, India, Cina, Bolivia, Canada, Messico, Ghana e Stati Uniti. Le guerre dell’acqua non sono una prospettiva lontana nel futuro. Il conflitto è già in corso, anche se non è sempre visibile. Sono al tempo stesso guerre di paradigmi – conflitti su come percepiamo e viviamo l’esperienza dell’acqua – e guerre tradizionali. Questi scontri fra culture dell’acqua si stanno verificando in ogni società. Che si tratti del Punjab o della Palestina, spesso la violenza politica nasce dalla competizione sulle scarse ma vitali risorse idriche. Molti conflitti politici determinati dal controllo sull’acqua sono celati o repressi. Per esempio, nel Punjab una delle ragioni del conflitto che negli anni ottanta ha provocato oltre quindicimila morti è stata il continuo disaccordo sulla spartizione delle acque del fiume. Poi hanno attribuito gli eccidi e gli scontri alla rivolta sikh. Chi controlla il potere preferisce mascherare le guerre dell’acqua travestendole da conflitti etnici e religiosi. Sono travestimenti facili perché le regioni lungo i fiumi sono abitate da società multietniche che presentano una grande diversificazione di gruppi umani, lingue e usanze.
Approfondimento
Indice

Prefazione
Introduzione. Convertire l’abbondanza in scarsità
Il diritto all’acqua: lo stato, il mercato, la comunità
Mutamenti climatici e crisi dell’acqua
La colonizzazione dei fiumi: dighe e guerre dell’acqua
La Banca mondiale, il Wto e il controllo delle grandi aziende sull’acqua
Cibo e acqua
Convertire la scarsità in abbondanza
Le acque sacre
Note
Appendice. I 108 nomi del Gange

da pag. 114

Agricoltura industriale e crisi idrica

L’agricoltura industriale ha spinto la produzione alimentare a usare metodi che hanno determinato una riduzione della ritenzione idrica del suolo e un aumento della domanda d’acqua. Non riconoscendo all’acqua il suo carattere di fattore limitante nella produzione alimentare, l’agricoltura industriale ha promosso lo spreco. Il passaggio dai fertilizzanti organici a quelli chimici e la sostituzione di colture idricamente poco esigenti con altre che abbisognano di grandi quantità d’acqua hanno rappresentato una ricetta sicura per carestie d’acqua, desertificazione, ristagni e salinizzazione.
Le siccità possono essere aggravate dal mutamento climatico e dalla riduzione dell’umidità nel suolo. La siccità provocata dal mutamento climatico – fenomeno che prende il nome di siccità meteorologica – è collegata alla carenza di precipitazioni. Ma anche quando la quantità di pioggia rientra nella norma, la produzione alimentare può risentirne se la capacità di ritenzione idrica del suolo è stata erosa. Nelle zone aride, dove foreste e fattorie dipendono totalmente dalla capacità del suolo di mantenersi umido, l’unica soluzione è l’aggiunta di materia organica. La siccità dovuta a scarsa umidità del suolo si presenta quando manca la materia organica che serve a trattenere l’acqua nel terreno. Prima della Rivoluzione verde la conservazione dell’acqua era parte integrante dell’agricoltura indigena. Nel Deccan, in India meridionale, il sorgo veniva associato a leguminose e semi oleosi per ridurre l’evaporazione. La Rivoluzione verde ha scalzato l’agricoltura indigena a favore di monocolture in cui le varietà nane hanno sostituito quelle alte, i fertilizzanti chimici quelli organici e l’irrigazione artificiale le colture da pioggia. Il risultato è che i suoli si sono impoveriti di materiale organico indispensabile e le siccità provocate da scarsa umidità del terreno sono diventate un fenomeno ricorrente.
Nelle regioni esposte alla siccità, un sistema agricolo ecologicamente solido è l’unica via per una produzione alimentare sostenibile. Tre acri di sorgo utilizzano la stessa quantità d’acqua di un solo acro di risaia. Tanto il riso quanto il sorgo rendono 4500 chilogrammi di cereale. Con la stessa quantità di acqua, il sorgo fornisce una dose di proteine 4,5 volte superiore, quattro volte più minerali, 7,5 volte più calcio e 5,6 volte più ferro, e può fornire una quantità di alimento 3 volte maggiore del riso. Se lo sviluppo agricolo avesse tenuto conto della conservazione dell’acqua, il miglio non sarebbe stato definito un prodotto agricolo marginale o inferiore.
L’avvento della Rivoluzione verde ha spinto l’agricoltura del Terzo mondo verso la produzione di frumento e riso. Le nuove colture richiedevano più acqua del miglio e consumavano 3 volte più acqua delle varietà indigene di frumento e riso. L’introduzione di queste coltivazioni ha avuto anche forti costi sociali ed ecologici. Il drastico aumento della quantità d’acqua utilizzata ha determinato l’instabilità degli equilibri idrici regionali. I massicci progetti di irrigazione e l’agricoltura a uso intensivo d’acqua, scaricando sull’ecosistema una quantità d’acqua superiore a quella sopportabile dal suo sistema naturale di deflusso, hanno portato a ristagni, salinizzazione e desertificazione. I ristagni si verificano quando la profondità della superficie freatica si riduce di una misura compresa tra 1,5 e 2,1 metri. Se in un bacino si aggiunge acqua più in fretta di quanto questo possa drenarne, la falda sale. Circa il 25% delle terre irrigate degli Stati Uniti soffre di salinizzazione e ristagni. In India, 10 milioni di ettari di terra irrigata con i canali è intrisa d’acqua e altri 25 milioni di ettari sono a rischio di salinizzazione. […]

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