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2 settembre 2010
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copertina
Licenziare i padroni?
Edizione ampliata

Collana: Universale Economica Saggi
Pagine: 256
Prezzo: Euro 7,5
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Premio di Saggistica Fregene 2003
In breve
A quasi mezzo secolo di distanza dalla pubblicazione dei Padroni del vapore di Ernesto Rossi, Massimo Mucchetti spiega come i maggiori gruppi industriali abbiano sprecato la Grande occasione degli anni novanta.
Il libro
Per la prima volta dalla nazionalizzazione dell’energia elettrica che gelò la Borsa per trent’anni, il grande capitalismo italiano pubblico e privato ha avuto dalla sua per un lungo periodo di tempo i mercati finanziari. La decisione dello stato di privatizzare le imprese pubbliche e le inchieste giudiziarie di Mani pulite avevano creato l’opportunità di aumentare il numero delle grandi imprese efficienti e di costruire una democrazia economica basata sulla trasparenza e la concorrenza. Alla prova dei fatti, invece, il capitalismo italiano ha meno protagonisti di prima: più grandi e più deboli, e questo perché i nuovi padroni del vapore hanno usato i soldi del mercato per regolare i conti fra loro anziché investirli nella crescita vera della grande impresa. Il bilancio è sconsolante. Tra il 1986 e il 2001, la Fiat, il primo gruppo industriale del paese, ha distrutto ricchezza per 27 mila miliardi di lire, la Montedison per 9 mila, Olivetti per 14 mila, Pirelli per 4 mila. Contrariamente ai pregiudizi, lo stato imprenditore può vantare ottimi risultati: l’Eni ha creato ricchezza per 36 mila miliardi, l’Enel per 22 mila, Telecom, addirittura, per 94 mila miliardi di lire. Non a caso i nuovi padroni del vapore, confermando un’antica profezia del grande banchiere Enrico Cuccia, stanno cercando di comprare i monopoli pubblici in fase di lenta liberalizzazione. E la Fininvest? In sedici anni ha fatto "guadagnare" al suo proprietario 11 mila miliardi di lire. A differenza degli Agnelli, che nel 1990 hanno avuto paura di conquistare gratis la Chrysler, Silvio Berlusconi ha avuto il coraggio, nel suo momento di maggior debolezza, di dare la scalata a un intero paese, l’Italia, per salvare le proprie aziende e la loro posizione dominante sul mercato dei media. Nell’Italia del centrodestra che sogna il diritto al licenziamento senza giusta causa dei lavoratori, è arrivato il momento di chiedersi se e come lo stesso provvedimento possa essere preso verso gli azionisti di comando quando le giuste cause sono, nel loro caso, così frequenti.

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- Nicola Borzi
- Giorgio Bocca
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