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Ama viaggiare, gli piace leggere, è ironico, sa fare la spesa, ha il senso del ritmo, mangia al ristorante… o può bastare che sia uno che non pensi che virile e sporco siano sinonimi? Dai il tuo parere! VOTA
Dieci racconti per accostarsi all’opera del più grande scrittore polacco del xx secolo. Un’edizione critica con introduzione, per apprezzare appieno la fantasia creatrice di un uomo “terribilmente innamorato della sua immaturità”.
Il libro
Bacacay è una sgangherata viuzza di un quartiere popolare di Buenos Aires dove Witold Gombrowicz abitò all’inizio della guerra. Questo fu il titolo che volle dare alla sua raccolta di racconti, ironicamente folli e pervasi da un erotismo arzigogolato, con i quali aveva debuttato trionfalmente a Varsavia nel 1933. L’ossessione di Gombrowicz è sempre stata che “tutto il mondo esteriore non è che uno specchio nel quale si riflette il mondo interiore”. Conseguentemente le sue storie appaiono, come un sogno, assurde e paradossali. Basta osservare la fauna umana che le popola: un giovanotto che vuol restare vergine e la fidanzata pazza di desiderio; un disgraziato che dedica la propria salma a un avvocato di cui si è innamorato “per ripicca”; un dandy capitato per errore su un brigantino con una ciurma assatanata; un bandito terribile, romantico e terrorizzato dalla “topinità” dei topi; un giudice paranoico che si inventa il delitto dell’amico morto di morte naturale; una contessa “cannibalmente” vegetariana e un “parvenu” dai buoni sentimenti; un reuccio corrotto che impazzisce al tintinnio degli spiccioli nella tasca di uno dei suoi convitati; un borghese che stravede per le donne brutte... “Vago per il mondo, navigo in mezzo a queste incomprensibili idiosincrasie e ovunque scorgo la presenza di un sentimento misterioso: sia esso la virtù o la famiglia, la fede o la patria – debbo commettere una mascalzonata.”