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2 settembre 2010
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copertina
Parigi non finisce mai

Traduzione: Natalia  Cancellieri
Collana: I Narratori
Pagine: 232
Prezzo: Euro 16
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In breve
“L’ironia è la più alta forma di sincerità”: una scorribanda letteraria nell’impetuosa Parigi degli anni ’70, che è anche un contro-manuale per aspiranti scrittori.
Il libro
Enrique Vila-Matas ha trascorso due anni di giovinezza nella capitale francese. In una strampalata conferenza intitolata “Parigi non finisce mai” evoca, a ruota libera, il mondo culturale degli anni ’70 e le proprie ansie creative. L’iniziazione alla vita e alla scrittura sono inseparabili e la ville des lumières autobiografica di Vila-Matas è una città tanto concreta quanto mitica, di amori e delusioni, caffè e scoperte, una città di frasi. Tra i romantici patimenti della più classica bohème, il ragazzo cerca di scrivere il suo primo romanzo. Marguerite Duras gli offre un sottotetto e uno stringato vademecum per esordienti: lui però fa fatica a pagare l’affitto e ancor di più a capire gli astrusi consigli... Il suo idolo è Hemingway, a cui crede di somigliare. Parigi come luogo d’incontro, reale o immaginario, un paesaggio dell’anima dove la fantasmagoria letteraria di Vila-Matas si fonde magistralmente agli aneddoti sull’ambiente intellettuale dell’epoca (Perec, Lacan, Copi, tra molti altri) e ai riferimenti cinematografici (la Seberg e l’Adjani tra gli sguardi femminili, ma lo stesso protagonista recita in un film underground). Una città nella quale si sente ancora l’eco della burrascosa amicizia tra Scott Fitzgerald e Hemingway, piuttosto che quella dell’esilarante disputa tra quest’ultimo e un presuntuoso Malraux, senza dimenticare il Café Flore, frequentato tanto da fantasmi quanto da autori attuali. Partorito con borgesiana fatica un romanzo sperimentale in cui vanifica la “ricetta” della Duras, il ragazzo torna in Spagna. Ma, Parigi, hemingwayanamente, lo accompagnerà per sempre, come una festa mobile.

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  Letteratura come ossessione e fonte di ispirazione. Intervista a Enrique Vila-Matas

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