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9 febbraio 2010
copertina
Emmaus

Collana: I Narratori
Pagine: 144
Prezzo: Euro 13
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In breve
"Abbiamo tutti sedici, diciassette anni – ma senza saperlo veramente, è l’unica età che possiamo immaginare: a stento sappiamo il passato”. Di Emmaus Domenico Starnone ha scritto: “Un libro su com’è difficile vedere davvero, in tutti i tempi e in questo nostro tempo.”
Il libro


“Un libro su com’è difficile vedere davvero, in tutti i tempi e in questo nostro tempo.”
Domenico Starnone.
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Approfondimento
Alcuni lettori hanno detto di Emmaus

Stefania Verasani
Parlare di Emmaus è difficile, perché da qualsiasi lato lo provi a guardarlo avverto di tralasciare qualcosa di importante, di fondamentale.
Potrei dire della struttura, perfetta, senza un solo gesto, una sola parola, un solo sguardo fuori posto.
Potrei dire della scrittura, avara di parole, ma ricca di riverberi, rimandi, ricordi, risonanze.
Potrei dire del respiro, a volte lento, a volte arrabbiato, a volte ansioso, a volte dolce.
Potrei dire dello sguardo sconfinatamente fiducioso ma anche sconfinatamente triste. Arrabbiato. Spaventato. E cinico.
Potrei dire dei gesti precisi, puliti, così perfetti che nella loro esattezza aprono oceani di mondi e di emozioni.
Potrei dire dell’urgenza, della paura, della gioia, della meraviglia, della disperazione.
Potrei dire della storia, in cui le cose che accadono, anche quelle che riguardano il mondo, l'altro, accadono sempre in uno spazio interiore, vediamo il loro riverbero dentro, nei cuori.
Potrei dire della magrezza di Andre, dello straniamento del Santo, del dolore di Luca, dello smarrimento di Bobby, della rabbia muta e dello stordimento del narratore. Tutti gesti assoluti, come sono spesso i gesti dell’adolescenza, gesti così grandi da abbracciare un mondo intero, e il suo contrario.
Potrei dire delle infinite possibilità di quelle vite, delle strade che prendono e di quelle che perdono, dei luoghi che possiedono e di quelli in cui si smarriscono.
Potrei dire di una mano su una gamba e di un respiro mozzato, di una frase casuale, di una passeggiata su un ghiaione, di un fare all’amore che riguarda l’amicizia, di un padre disperato che non sa dire il suo dolore, di un terrazzo e di un mondo lontano che non si riesce a vedere, o che forse si vede troppo bene e fa paura.
Potrei dire dei gesti dei padri immaginati come altri dai figli, e come tali da loro vissuti.
Potrei dire di tutto questo, e anche di altro.
Ma comunque non riuscirei a raccontare Emmaus.

Lucia Dell'Omo
Un episodio dei Vangeli, testimonia che qualche giorno dopo la morte del Cristo, due uomini camminano verso la cittadina di Emmaus e parlano di quello che era successo a Gerusalemme.
A un certo punto, si avvicina un uomo e chiede loro di cosa stanno parlando. I due lo mettono al corrente di tutto e, siccome si fa tardi, lo invitano a restare con loro, a mangiare insieme. L’uomo accetta, mangia con loro, spezza il pane. Guardandolo, i due capiscono che quell’uomo è il Messia e quando lo capiscono, il Messia sparisce. Rimangono soli e si chiedono come non avessero potuto capire che si trattava del Messia. Eppure era stato con loro tutto quel tempo…
E’ proprio da questo episodio del Vangelo, che Baricco ha rubato il nome per il suo ultimo romanzo : Emmaus. Uscito il 4 novembre. Copertina essenziale e minimalista , dalla carta ruvida.
Per cominciare, dico subito, che l’ho letto in due giorni e che con mia grande sorpresa, in questo libro i personaggi ( a differenza di altri romanzi di Baricco ) hanno nomi italiani, o per lo meno nomi facilmente pronunciabili. La storia è ambientata a Torino, anche se non si pronuncia mai il nome della città. E’ ambientato, negli anni settanta più o meno e i protagonisti sono quattro ragazzi cattolici, Bobby, Il Santo, Luca e l’io narrante che non ha un nome. Hanno diciassette, diciotto anni. Appartengono a famiglie della media borghesia, vanno a scuola, suonano in chiesa, fanno volontariato in un ospedale dei poveri. Rispettano e amano profondamente i loro genitori e la vita. Non fumano, non bevono, non fanno sesso. Hanno fidanzate che arriveranno vergini al matrimonio e la massima intimità delle loro coppie e carezzarsi sotto al plaid con, magari, i genitori nella stanza accanto. Hanno una vita lineare e pulita. Ma ogni tanto buttano lo sguardo di là, verso gli altri. Gli altri, sono semplicemente i loro coetanei risucchiati dal mondo. Quelli che si divertono, quelli che ascoltano altra musica, ballano, bevono, fanno sesso. E tra questi altri, il loro sguardo si perde sempre su Andre. Andre è bellissima, anche se non si cura della propria bellezza. Lei porta i capelli così come vengono , come un’indiana d’America.
Andre è magra, di una magrezza che sa di malattia.Andre ha sempre gente intorno, fa sesso con chi capita, partecipa a orge, senza pensarci troppo. Per lei non è un problema stare con un mucchio di uomini, farsi prima un figlio e poi un padre. Tanto lei sembra non sentire nulla. Una volta ha provato ad uccidersi e fino a che non ci riesce, non si fermerà. Andre è piena di gente intorno, ma è sola da morire. Questi quattro ragazzi entrano nel mondo di Andre ( o lei entra nel loro) in modo quasi casuale. Si parlano poco , eppure con gli occhi capiscono parecchie cose.
Nel momento in cui, faranno un passo nel mondo di Andre, nel mondo degli altri , perderanno le loro certezze, a poco a poco, con tempi differenti, non rendendosene effettivamente conto.
Da lì in poi, sarà un viaggio verso ciò che non avevano mai creduto possibile a loro… (loro così cattolici, perfetti e puliti)..sesso a tre, travestiti, droga, suicidio, omicidio. Bobby, Luca e Il Santo si disintegrano. A restare è la voce dell’io narrante, quella senza nome, che si rende conto di aver visto tutto sfuocato. Un po’ come i discepoli di Emmaus.Com’è stato possibile ? Com’è possibile che non riconosciamo e comprendiamo davvero le persone che abbiamo intorno? Mangiano con noi, vivono con noi, eppure non li riconosciamo. Il romanzo è breve, solo 139 pagine, scritto benissimo, con eleganza e maestrìa. Baricco non delude, ha una penna ferma, certa e i suoi giovani personaggi sono tutto e vogliono tutto. Certo non vi è la magia di chi, come me, ha amato Oceano mare o Castelli di rabbia.
Non ha il sapore, né il linguaggio, né i tempi di quelle storie lì. Non vi aspettate quella magia.
Ma è piuttosto uno sguardo , sotto sotto, benevolo , comprensibile verso le debolezze umane.
In fondo, si parla di noi. Che siamo indifesi, soli, nudi, egoisti, miserevoli, impauriti, curiosi, desiderosi, folli, incomprensibili. Si parla solo di noi.

Andrea Calignano
Qualcosa ho letto di Baricco, ma poco. Dopo aver letto un libro come Novecento, sono rimasto un po’ deluso da questo Emmaus. Sicuramente non mi ha trasmesso le stesse emozioni del libro precedente.
Sicuramente ben scritto, ma carente nei contenuti. Probabilmente non carente, ma non certo quello che mi aspettavo quando pensavo di leggere una storia con dei ragazzi di sedici anni come protagonisti. Emmaus è una storia triste, non inquadrata in un tempo ben preciso. Perché io che sto vivendo quell’ età, non provo certamente emozioni del genere,non conosco e non vorrei mai conoscere gente, ragazzi del genere. Assurdamente religiosi e perciò traditi dalle famiglie che, forse per proteggerli, non li mettono al corrente di nulla, e così facendo li avviano fin dalla giovinezza alla disfatta.
E gli eccessi, infine, se li porteranno via tutti, quel gruppetto di ragazzi amici dall’ infanzia e legati dalle loro passioni giovanili, come la musica, le ragazze, i pomeriggi all’ ospedale per cercare un, secondo me prematuro, pentimento.
Ragazzi all’ oscuro, che nella loro ignoranza si fanno idee sbagliate, e tenuti alla corda, che appena viene allentata un po’ dalla liberta che segue naturalmente la crescita, non sapendo come comportarsi, fanno la cosa sbagliata. Ma la colpa di questo non è da imputare a loro, credo, ma alla loro educazione e nel mondo in cui sono vissuti. Questa storia, a mio avviso, racconta di un gruppo di ragazzi e della loro candida ignoranza, corrotta, fino alla morte per alcuni, da personaggi in apparenza felici ma oscuri, e ambienti familiari ma sconosciuti, e ruota intorno a questo personaggio, Andre, che racchiude tutto questo in se stessa.
Un libro che forse sto capendo di più mentre scrivo, che senza dubbio non è solo una storiella ma un libro che vuole far riflettere su storie del genere. Sull’ innocenza dei bambini, che può diventare insicurezza, se non aiutati a crescere dai genitori.

Valentina Marioni
Quando ho riconosciuto tra le pile degli altri libri Emmaus, sono rimasta stupita da questa copertina totalmente bianca, senza immagini. Non riuscivo a comprenderne la motivazione. Poi, una volta terminato il libro, ho capito che quella era l'unica copertina possibile, e l'ho trovata geniale. La storia di questo piccolo volumetto è tanto dolorosa e toccante, perchè riguarda un piccolo gruppo di adolescenti apparentemente solido che si vede frantumato pagina dopo pagina. E' un libro crudo, spietato, angosciante, scritto come solo Baricco sa fare: ci si ritrova attaccati morbosamente ad ogni parola, e la fine purtroppo arriva troppo veloce. Non è a mio parere ai livelli di Oceano mare e degli altri suoi capolavori, ma lo reputo ugualmente un libro significativo, che ha un senso e doveva essere scritto, per riportarci indietro agli anni che tanti scrittori o presunti tali (Moccia, vade retro) hanno tentato di raccontare, ma che solo in pochi sono riusciti a rappresentare veramente. Certo, Baricco con Emmaus prende in considerazione solo una piccola fetta dell'adolescenza, estremizzando troppo forse il racconto, ma la sensazione che ho avuto io è che in questo libro la trama sia solo una scusa per parlare più nel profondo. E poi come al solito, io quando termino un libro di Baricco, ho da pensare a tanti aspetti che mi son passati davanti vorticosamente durante la lettura. Per me questo aspetto è un valore aggiunto che rende sensato l'acquisto.

Luigi Pagano
Romanzo cupo, lontano dai scenari fantastici di Castelli di rabbia e Oceano mare. La narrazione in prima persona lo rende introspettivo e a guardare la storia da un certo punto di vista potrebbe uscirne fuori un trattato di sociologia di quegli anni (che poi sono anche i miei anni, quelli dove non si sprecava niente!). Lo stile è quello di sempre, e per questo mi è piaciuto. Originale l'uso dei dialoghi senza anteporre il trattino lungo ( e qui si vede la grandezza di un autore affermato che riesce ad imporre novità).
Ho una sola domanda che mi piacerebbe girare a Baricco: Ma cosa ti hanno fatto i due punti?
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