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In breve La scoperta dell'Africa di un turista particolare. I diari di un viaggio nella parte occidentale di questo continente, scritti per strada e riadattati
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Il libro
"Questo libro mi ricorda la parte iniziale di Caro diario di Nanni Moretti. Là un uomo d'estate girava in Vespa per Roma deserta, e questo dava l'emozione di veder scorrere le immagini delle strade, le facciate delle case, il grande silenzio quotidiano, come se vedessimo e ascoltassimo tutto per la prima volta. In Avventure in Africa c'è la stessa emozione di veder scorrere le immagini della vita, come in un primo sguardo trasognato del mattino che riscatta tutte le esperienze di viaggio, sia quelle immaginate che quelle vissute. Come quello di Nanni Moretti anche questo è un diario, che diventa un racconto a zigzag, spesso comico, e con un fedele studio della vita dei turisti. Sembra che un'invisibile macchina da presa segua ‘l'uomo che scrive’ nel lungo tragitto attraverso il Mali, il Senegal e la Mauritania, soltanto per portarci a guardare il mondo con affetto." |
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Approfondimento Il protagonista del nuovo libro di Gianni Celati è Gianni Celati. Nel gennaio del 1997, Celati è partito per il Mali insieme al suo amico francese Jean Talon, che doveva studiare la possibilità di realizzare un documentario sui metodi dei guaritori dogon, usati nel Centro di Medicina Tradizionale di Bandiagara. Da lì lo scrittore e il regista hanno proseguito per il Senegal e la Mauritania: nel frattempo il progetto del documentario si sfalda sotto i loro occhi, per lasciar posto a un esercizio di contemplazione del presente, dove l'Africa si fa toccare e allo stesso tempo si sottrae, al di là dello schermo protettivo dei due turisti bianchi. Ne sono scaturiti nove taccuini di viaggio molto freschi e diretti. Davvero qui le parole pullulano completamente imbevute di luce, come se una porzione di paesaggio si fosse depositata sulla pagina tirandosi dietro i mercati e le gare routière, gli autobus scalcagnati e la comica prosopopea delle guide, le manfrine delle contrattazioni e la petulanza delle prostitute. Il lettore si immerge in una "scrittura di cose", denotativa, febbrile, sotto gli occhi del paesaggio, in presenza del mondo, analoga ai taccuini preparatori di Zola. Celati annota gustosissimi "casi esemplari di turismo africano", e con il suo consueto tono flemmatico scocca improvvise considerazioni fulminanti sull'identità occidentale, sul commercio come forma di contatto con l'estraneo, sulla natura del viaggio tormentata da un'ininterrotta sensazione di mancanza.
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