Un nuovo caso letterario? Romanzo postumo di un americano morto nel 1996 che fu per molti anni corrispondente dall'Europa orientale,
La memoria della foresta rappresenta anzitutto una sfida accettata e vinta. Che un figlio del Missouri, fondendo tra loro elementi tipici del genere poliziesco (un villaggio sonnolento della Polonia post-comunista, un delitto, un poliziotto incapace o corrotto, un investigatore dilettante) e fattori che sono sempre stati patrimonio della grande letteratura (liriche descrizioni di paesaggi, approfondita introspezione psicologica, grande raffinatezza dello stile), sia riuscito paradossalmente a scrivere un eccellente romanzo "polacco" è una cosa abbastanza straordinaria, un exploit che merita di essere sottolineato. Ma non è solo questa la ragione per cui
La memoria della foresta si raccomanda all'attenzione del lettore. L'omicidio che apre la vicenda narrata nel romanzo è il primo capitolo di una storia le cui radici affondano in un passato che risale all'ultima guerra mondiale e allo sterminio degli ebrei polacchi, in un paese dove l'antisemitismo è sempre stato molto diffuso. E l'indagine da esso provocata, condotta in modo dilettantesco e a tempo perso da un giovane agricoltore contro l'ostinata resistenza di coloro che vorrebbero insabbiare tutto, porterà gradualmente alla luce la rete di corruzione, contrabbando e malaffare di cui il crollo dell'Unione Sovietica ha favorito la costruzione in tutti i paesi dell'Europa orientale, una rete nella quale sono invischiati i notabili del villaggio.
Mentre tra gli ex pilastri della comunità si scatena una lotta senza esclusione di colpi per salvare almeno una parte del potere, nel villaggio cominciano a succedere strane cose. Qualcuno scava nottetempo sotto le fondamenta delle case come se volesse farle crollare. Qualcuno sfonda gli stipiti di certe abitazioni. Cosa stanno cercando? Una voce risponde: l'oro degli ebrei. Gli ebrei stanno tornando, dice un'altra voce. E il panico dilaga. Gli ebrei, se tornano, rivorranno le loro case, perché quelle case erano loro, prima della guerra, quando l'ottanta per cento degli abitanti del villaggio erano ebrei, mentre oggi non ne è rimasto neppure uno.
Neanche uno? Chissà. Forse uno ne è rimasto, anche se mascherato da cristiano. Uno solo, miracolosamente scampato allo sterminio, l'unico fra tutti gli abitanti ad aver fatto della memoria una missione, a non dimenticare quello che è successo e a onorare le vittime di un tragico passato, uno dei pochi che conoscono e difendono il segreto (i segreti?) della foresta.