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2 settembre 2010
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copertina
L'arte dell'inganno
I consigli dell'hacker più famoso del mondo

Traduzione: Giancarlo  Carlotti
Contributi: Raoul  Chiesa
                 Steve  Wozniak
Collana: Serie Bianca
Pagine: 328
Prezzo: Euro 15
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Prefazione

Alcuni hacker distruggono i file della gente o interi dischi fissi: sono quelli che chiamiamo cracker o vandali. Alcuni hacker novellini (lamer) non sprecano un minuto di tempo a studiare la tecnologia, ma si limitano a scaricare gli strumenti utili per intrufolarsi nei sistemi informatici: sono gli script kiddies. Quelli più esperti e capaci di programmare sviluppano software che poi postano in Rete o nelle bbs. Infine ci sono i singoli per nulla interessati alle macchine ma che usano i computer soltanto come strumento per rubare soldi, beni, servizi.
Nonostante il mito di Kevin Mitnick creato dalla stampa, io non sono un hacker malintenzionato.
Però non anticipiamo le cose.

Gli inizi

La mia strada dev’essere stata tracciata sin dalla culla. Da bambino ero abbastanza spensierato ma mi annoiavo da morire. Mio padre se ne andò quando avevo tre anni, e mia madre fu costretta a mettersi a lavorare come cameriera per mantenerci. Se mi aveste incontrato in quei giorni, figlio unico di una madre dalle giornate lunghe e impegnate, con orari inaffidabili, avreste visto un giovane lasciato a se stesso in quasi tutte le sue ore da sveglio. Ero la mia baby-sitter.
In compenso avevo la fortuna di abitare in un centro della San Fernando Valley, una cosa che significava la possibilità d’esplorare l’intera Los Angeles. Così già all’età di dodici anni avevo scoperto la maniera di viaggiare gratuitamente in tutta l’area metropolitana. Un giorno, mentre ero in autobus, compresi che la sicurezza del biglietto cumulativo che avevo comprato si basava sulle sempre diverse obliterazioni degli autisti per timbrare giorno, ora e percorso sui biglietti. In risposta alle mie domande astute, un autista molto gentile mi spiegò dove potevo comprare quei punzonatori.
I biglietti cumulativi permettono di cambiare autobus per proseguire il viaggio fino a destinazione, ma io riuscii a sfruttarli per andare gratis dove mi pareva. Era una passeggiata ottenere gli scontrini in bianco. I cestini nelle stazioni delle autocorriere erano sempre pieni di libretti usati solo in parte, gettati dagli autisti alla fine del turno. Con un tot di biglietti in bianco e il punzonatore potevo obliterare il mio scontrino e recarmi gratis dovunque si spingesse la rete losangelina. In poco tempo memorizzai tutte le linee dell’intero sistema. (È solo un esempio precoce della mia stupefacente memoria per certi tipi d’informazione. Ancora oggi ricordo numeri di telefono, password e altri dettagli apparentemente futili della mia infanzia.)
Un altro interesse affiorato in tenera età è stato quello per la prestidigitazione. Una volta capito come funzionava un trucco, mi esercitavo, esercitavo ed esercitavo fino a quando non ne diventavo maestro. In un certo senso è stata la magia a farmi scoprire le gioie di quando ci si impossessa di saperi segreti.

Da phreak telefonico a hacker

Il mio primo incontro con quella che avrei imparato a chiamare ingegneria sociale avvenne durante il liceo quando conobbi un altro studente che aveva l’hobby del phreaking telefonico, una forma di pirateria che permette di esplorare la rete telefonica sfruttando i sistemi e i dipendenti dell’azienda erogatrice del servizio. L’amico mi mostrò i trucchetti che era capace di combinare con l’apparecchio, tipo come ottenere le informazioni che l’azienda telefonica conserva su ogni cliente e usare un numero segreto di collaudo per fare interurbane gratis. (In realtà erano gratis solo per noi. Molto più tardi ho scoperto che non era affatto un numero segreto. Le chiamate erano addebitate a qualche povero account su mci.)
Fu il mio ingresso nell’ingegneria sociale, in un certo senso il mio asilo nido. Il mio amico e un altro phreaker che conobbi poco tempo dopo mi permettevano di starli a sentire quando facevano le chiamate pretesto all’azienda telefonica, e così ebbi modo di ascoltare le cose che dicevano per risultare credibili, memorizzai le diverse procedure, i gerghi e la struttura delle varie compagnie telefoniche. Comunque questo "apprendistato" non durò molto, non era necessario. Dopo poco tempo facevo già per conto mio, imparando in corsa, con risultati anche più lusinghieri di quelli dei miei primi maestri.
La strada che la mia vita avrebbe seguito nei quindici anni a venire era stata tracciata.
Al liceo uno dei miei scherzi preferiti era accedere non autorizzato al centralino telefonico per cambiare la classe d’utenza di un amico. Quando lui tentava di telefonare da casa sentiva un messaggio che gli diceva di infilare una monetina perché il commutatore centrale aveva ricevuto un segnale indicante che stava chiamando da una cabina.
Mi tuffai a capofitto in tutto quello che riguardava i telefoni, non solo nei circuiti, commutatori e computer, ma anche nell’organizzazione aziendale, nelle procedure e nella terminologia. Dopo un po’ mi sa che ero più informato sul sistema telefonico di qualsiasi dipendente. E nel contempo affinai le mie capacità di ingegnere sociale a tal punto che, a diciassette anni, ero in grado di discutere con un professionista del ramo telecomunicazioni su qualsiasi argomento, che fosse a quattr’occhi o per telefono.
La mia tanto strombazzata carriera di hacker è iniziata in realtà quando ero al liceo. Anche se non posso entrare nei dettagli, vi basti sapere che una delle pulsioni che mi spinsero a compiere i primi passi fu il desiderio di essere accettato dal gruppo degli hacker.
A quei tempi si usava la parola hacker per intendere uno che passava un sacco di tempo a manipolare hardware e software, o per approntare programmi più efficienti, oppure per semplificare certi passaggi inutili in modo da lavorare più in fretta. Adesso è diventata quasi un’offesa, "criminale malintenzionato", ma in queste pagine userò questa parola come l’ho sempre usata, nel senso più benevolo e storico del termine*.
Dopo il liceo passai a studiare informatica al Computer Learn-ing Center di Los Angeles. Nel giro di pochi mesi il direttore dell’istituto si accorse che avevo trovato i punti deboli del sistema operativo ottenendo carta bianca sui loro mini ibm. I migliori informatici del corpo insegnante non riuscivano a capire come c’ero riuscito. In quello che forse fu uno dei primi esempi della politica di assumere gli hacker, mi fecero un’offerta che non potevo rifiutare: o miglioravo il sistema informatico dell’istituto come tesi di diploma oppure sarei stato sospeso per averlo bucato. Naturalmente scelsi la tesi e mi diplomai con lode e bacio accademico.

Diventare ingegnere sociale

Certuni si alzano dal letto alla mattina temendo già la routine della giornata lavorativa. Io sono stato tanto fortunato da amare il mio lavoro. Immaginatevi il piacere, la soddisfazione e il senso di sfida che provavo quando facevo l’investigatore privato. Affinavo il mio talento nell’arte chiamata "ingegneria sociale" (convincere la gente a fare qualcosa che di norma non farebbe per un estraneo) ed ero persino pagato.
Non mi riuscì difficile diventare bravo. Dal lato di mio padre ero nel ramo vendite da generazioni, perciò l’arte della persuasione dev’essere stato un carattere ereditario. Se la combinate con la tendenza al raggiro, otterrete il profilo del perfetto ingegnere sociale.
Potremmo dire che ci sono due specializzazioni nel settore artisti del raggiro. La persona che frega i soldi alla gente appartiene al sottogruppo dei truffatori. Colui che usa l’inganno, il fumo negli occhi e la persuasione contro le imprese, di solito a scapito delle loro informazioni riservate, appartiene all’altro sottogruppo, quello degli ingegneri sociali. Dai giorni dei miei giochetti con i biglietti dell’autobus, quando ero troppo piccolo per capire cosa c’era di male in quel che facevo, ho iniziato a scorgere in me un talento speciale nello scoprire segreti che in teoria non dovevo apprendere. E mi sono basato su questa dote innata aggiungendo l’inganno, imparando il gergo e affinando un discreto bernoccolo per la manipolazione.
Per sviluppare la mia abilità professionale, se posso chiamarla professione, sceglievo per esempio un’informazione che non m’interessava solo per vedere se riuscivo a convincere qualcuno all’altro capo del filo a fornirmela, così, tanto per tenermi in esercizio. Inoltre mi addestravo con i trucchi magici, i pretesti. E grazie a tutto questo allenamento mi ritrovai presto a essere in grado di ottenere tutte le informazioni a cui miravo.
Come ho detto anni dopo, nella deposizione al Congresso davanti ai senatori Lieberman e Thompson:
Ho ottenuto accesso non autorizzato ai sistemi informatici di alcune delle più grandi aziende del pianeta, e mi sono infiltrato con successo nei sistemi più inaccessibili mai sviluppati. Ho utilizzato metodi tecnologici e non per ottenere il codice sorgente di svariati sistemi operativi e strumenti delle telecomunicazioni, per studiarne la loro vulnerabilità e il funzionamento interno.
Tutte queste attività servivano soltanto a soddisfare la mia curiosità innata, per vedere cosa ero in grado di fare e scoprire informazioni segrete su sistemi operativi, cellulari e tutto quanto mi stimolasse.
Considerazioni finali
Dopo il mio arresto ho ammesso che le mie azioni erano illegali e di avere invaso la privacy altrui. Ma le mie malefatte erano spinte dalla curiosità. Volevo sapere tutto su come funzionavano le reti telefoniche e la sicurezza informatica. Ero un bambino che amava esibirsi nei giochi di magia e adesso sono diventato il più famoso hacker del mondo, temuto da multinazionali e governi. Ora che rifletto sui miei ultimi trent’anni di vita, ammetto di aver preso delle decisioni sbagliate, spinto dalla curiosità, dal desiderio di imparare sempre più cose sulla tecnologia e dalla fame di interessanti sfide intellettuali.
Adesso sono cambiato. Sfrutto il mio talento e il sapere sterminato che ho accumulato sulle tattiche dell’ingegneria sociale per aiutare governo, aziende e singoli a prevenire, individuare e controbattere le minacce portate alla sicurezza dell’informazione.
Questo libro è un modo ulteriore per usare la mia esperienza aiutando gli altri a evitare i tentativi dei malintenzionati ladri di informazioni di tutto il mondo. Credo che troverete divertenti, illuminanti e istruttive le storie che seguono.

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