Professore, le identità si ammalano nel mondo. Cosa
succede?
Succede che ci vengono imposte semplificazioni alla definizione di noi
stessi, laddove l´individuo è complesso. Nell´individuo si assomma la
partecipazione a un´infinità di gruppi. Lei, per esempio, può sentirsi uomo,
italiano, giornalista, di destra o di sinistra, vegetariano o carnivoro, e così
via. Siamo solo noi che possiamo decidere quali di queste identità sono più
importanti. Dobbiamo impedire che lo facciano altri, spingendoci allo scontro.
Per esempio?
Guardi la storia del terrorismo. Si cerca di descrivere l´arabo come
musulmano e basta. Si ignora la complessità della storia. Si dimentica che nel
dodicesimo secolo Gherardo da Cremona traduceva la matematica degli arabi. E si
fa il gioco dei fondamentalisti islamici, che cercano di reclutarti imponendoti
la stessa identità semplificata.
Sono già nate guerre in questo modo?
In Rwanda un giorno hanno detto ad alcuni: voi siete Hutu e odiate i Tutsi.
E così è esplosa un´identità regressiva e sanguinaria. Nei Balcani qualcun
altro ha deciso che tu non eri più jugoslavo ma serbo o croato e dovevi odiare.
In India dopo un incidente ferroviario che uccise molti hindu al ritorno da un
raduno politico, altri ancora hanno sfruttato la tragedia per inventare
un´identità hindu belligerante contro i musulmani. E oggi anche in vista di
una guerra in Iraq c´è chi semplifica tutto come scontro di civiltà.
Non crede alla teoria di Huntington?
E´ una teoria interessante ma limitante. Non esistono solo l´Occidente,
l´Islam, l´Oriente. Esistono situazione complesse e io come matematico non
credo alle spiegazioni semplici. Ovest tollerante e Islam intollerante? In India
regnarono due imperatori Moghul: Akhbar e Avrangzeb. Il secondo tassò
pesantemente i non musulmani e obbligò molti hindu alla conversione. Il primo
lasciò tutti liberi di scegliere e, anzi, facilitò la riconversione di coloro
che avevano subìto islamizzazioni forzate. Conclusione? Primo: nessuno di
questi due re può dirsi più musulmano dell´altro. Secondo: negli stessi anni
in cui regnò il tollerante Akhbar, la cattolica Roma metteva al rogo Giordano
Bruno.
Pensa che la questione irachena si spieghi col fattore petrolio?
E´ un fattore importante ma non basta. C´è il panico americano dopo l´11
settembre, fattore identitario anch´esso. C´è il fatto che l´America è
rimasta la sola superpotenza del globo e tende a trascurare il parere degli
altri. Ci sono il fattore immigrazione, il terrorismo, la situazione in Israele.
Ripeto, non credo in spiegazioni a una dimensione.
Che ne pensa di Lula, il nuovo presidente brasiliano? Si sente affine alle
sue idee?
Conoscevo il presidente di prima, Cardoso, un grande scienziato che ho
ammirato molto. Ma devo dire che Lula mi ha molto impressionato. Mi ha colpito
la sua storia, la sua posizione forte verso l´uguaglianza, la sua assenza di
frivolezza, le sue idee costruttive, la sua capacità di tranquillizzare il
mondo economico, e soprattutto la transizione politica epocale che ha saputo
costruire senza panico. Le sue idee non sono utili solo all´America Latina ma a
tanti Paesi, incluso il mio, l´India.
Se ne occuperà?
Ho grandi aspettative in quell´uomo. Anche la Banca Mondiale lo sta
studiando con estremo interesse. Giorni fa ero a cena col suo presidente, James
Wolfensohn, e lui ha espresso il desiderio che andassimo insieme a cercar di
capire le cose. Qualcosa sta cambiando nell´ordine dell´economia mondiale.
Alla Banca Mondiale c´è molta più preoccupazione che in passato sul tema
della povertà.
Ma i padroni del vapore sono sempre gli stessi...
Io dico che oggi si sente molto di più l´esigenza di cambiare
l´architettura economica e finanziaria del Pianeta. Gli accordi di Bretton
Woods sono superati. Si cerca un´equità globale. Si chiede un´istituzione
sovranazionale in grado di garantirla. Il periodico scientifico britannico
Lancet ha avanzato l´idea di una Global Development Organization. E poi nel Wto,
l´Organizzazione del Commercio Mondiale, si è trovato un assetto molto più
democratico. Non comanda chi è più ricco. Nel Wto ogni nazione esprime un
voto. E da un anno si vedono i cambiamenti.
Lei è un ottimista.
Ho fiducia nella società aperta. E´ una cosa che ho respirato fin da
bambino. L´influenza del poeta Tagore, Nobel pure lui, è stata
importantissima. Sono nato nella stessa città, anzi nella stessa scuola dove
lui insegnava. Mio nonno insegnava il sanscrito lì. Da Tagore ho imparato che
l´opposizione alla politica britannica non doveva implicare il rifiuto della
cultura britannica, Newton, Shakespeare, Milton. Poi ho avuto una formazione che
guardava a tutte civiltà, non si fossilizzava nella contrapposizione con
l´Occidente. Infine ho imparato che i valori indiani dovevano comunque essere
vagliati criticamente. Tagore diceva: il ruscello della ragione non deve mai
essiccarsi nella sabbia del deserto....
Ma non pensa che la società aperta possa impaurire la gente, se le
diversità culturali vengono divorate dal tritacarne della globalizzazione?
Può succede che i deboli si spaventino, temano uno schiacciamento
culturale, una macdonaldizzazione. E può succedere che i ricchi si spaventino
pure, vedendo arrivare tanti immigrati. Ma chiudersi non è una soluzione. Io
sono sempre e comunque per la finestre aperte. Il mondo si è sempre arricchito
sugli scambi. Guardi l´India! La sua cucina è piena di chili. Ma il chili lo
portarono i portoghesi nei secoli scorsi. E oggi la cucina indiana è entrata
nel menu degli inglesi.
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