Com’era la situazione nel 1992?
A San Francisco per le biciclette è sempre stata piuttosto dura. Negli
Stati uniti, anche se per legge le biciclette hanno tutto il diritto di
circolare, l'automobile è sacra. L'impianto stradale di San Francisco è stato
concepito solo per le automobili e fino a dieci anni fa poche persone avevano il
coraggio di scendere dall'auto per salire su una bicicletta. Se pedalavi,
rischiavi di finire per terra fuori strada. I ciclisti prima di Critical Mass
erano degli individui che passavano nella stessa strada senza conoscersi e senza
entrare mai in contatto tra loro. Poi, una scelta individuale considerata
stravagante si è trasformata in una svolta collettiva per la conquista di uno
spazio di libertà. Una specie di "xerocrazia" dove ognuno fa quello
che gli pare, nel gruppo si chiacchiera, si stringono amicizie, ognuno è libero
di prendere l'iniziativa.
Come è andata la prima volta?
Dopo cinque o sei mesi di interminabili discussioni, ho proposto di
incontrarci una volta al mese per organizzare una sorta di coincidenza
collettiva. Per due settimane ho girato San Francisco mettendo un volantino su
ogni bicicletta. Alla fine, era il 25 settembre del 1992, un venerdì, ci siamo
trovati in un punto preciso alle 18 del pomeriggio - in Market Street - perché
volevamo riunirci tutti insieme per tornare a casa dal lavoro in bicicletta,
come una massa compatta che le automobili non avrebbero potuto fare a meno di
superare. Avevamo intenzione di chiamare tutto questo "Commute Clot",
come un blocco nelle vene che fa saltare il sistema circolatorio, poi abbiamo
scelto "Critical Mass."
E' filato tutto liscio?
Le prime volte eravamo come invisibili, circa 45 biciclette, la gente ci
salutava sorridendo come si sorride a una comitiva che va a farsi una
scampagnata. Fin da subito la piccola massa critica ha espresso una
contraddizione: c'erano ciclisti che non vedevano l'ora di bloccare il traffico
e fare casino con gli automobilisti perché li consideravano avversari, altri
invece, la maggioranza, cercavano di farseli alleati: scendete dall'automobile,
gridavano. Il nostro slogan era: "Noi non blocchiamo il traffico, noi siamo
il traffico". E' stato subito un successo, perché non si trattava di una
manifestazione per conquistare qualcosa in futuro ma di una cosa bella da vivere
nell'immediato, era come se si fosse concretizzata la possibilità di crearsi
uno spazio dove sperimentare un mondo migliore da vivere subito. Le prime volte
arrivava gente che ci portava fiori e noi li gettavamo agli automobilisti.
Possibile che nessuno ce l'avesse con voi?
Beh, quando siamo diventati un migliaio il traffico di San Francisco si è
bloccato completamente. La polizia non sapeva come comportarsi, arrivava e
cercava di individuare chi avesse organizzato la manifestazione, voleva parlare
con il "leader", chiedevano se era un appuntamento politico o
sportivo. Facevano multe a caso, 50 o 200 dollari, per esempio se un ciclista
passava col rosso, ma non ha funzionato: presentavamo ricorso in tribunale, poi
è bastato rispettare le regole del traffico per farli impazzire.
Un venerdì però è finita male...
Nel luglio del 1997 il sindaco di San Francisco si era messo in testa di
sradicare Critical Mass. Voleva aprire una trattativa e si affannava a cercare
un leader per raggiungere un ragionevole compromesso. Insomma, voleva stabilire
una specie di percorso protetto per trasformare il tutto in un'insipida parata
ecologica. A dire il vero, qualche leader improvvisato è andato a trattare, ma
Critical Mass non ha mai risposto ad alcun leader e il tentativo del sindaco è
fallito. Quel giorno il sindaco si è presentato all'appuntamento per augurarci
buon divertimento, ma ha raccolto solo una tremenda bordata di fischi. La
polizia era già piuttosto nervosa. Al primo tentativo di blocco, più di 7 mila
ciclisti si sono sparpagliati come uno sciame per tutta la città bloccandola
completamente. Non sapevano più cosa fare. Gli elicotteri volteggiavano in
cielo senza sapere dove andare, sono arrivati i poliziotti con i caschi
anti-sommossa e hanno inutilmente cercato di costruire una diga per bloccare la
massa critica. Alla fine, sono riusciti a imbottigliare un centinaio di
ciclisti, prima li hanno pestati per bene e poi li hanno arrestati: a ripensarci
adesso fa anche un po' ridere vedere un cop tutto bardato che manganella una
povera ciclista, ci sono le foto...
Adesso il venerdì è tutto ok?
I poliziotti hanno imparato che non possono controllare Critical Mass, hanno
anche imparato che devono stare alla larga. Ci tollerano. Ormai siamo circa
7-800 ciclisti fedeli e un venerdì al mese San Francisco ha lo stesso
"problema".
Ma essere ignorati non può anche significare che la massa critica è stata
assorbita e quindi disinnescata? Insomma, la mancanza di conflitto non rischia
di fiaccare i movimenti?
La storia non finisce mai. E' proprio in quel momento che si può portare
un'esperienza a un altro livello: perché se veniamo lasciati soli siamo davvero
liberi di rendere le nostre iniziative più interessanti, il difficile è che a
questo punto tocca a noi. Quando il conflitto rientra, siamo gli unici
responsabili dello spazio che ci siamo guadagnati.
Dopo dieci anni, quali risultati concreti avete ottenuto?
Molti. Intanto la città è cambiata radicalmente: basta pensare che dal
1992 a San Francisco ci sono in circolazione il 700% di biciclette in più. Oggi
finalmente la bicicletta esiste nella testa della gente, anche se è difficile
misurare il grado di consapevolezza delle persone sulla reale portata politica
di questo cambiamento. Sono convinto che chi ha partecipato a Critical Mass è
cambiato, perché la gente, anche persone che con la politica non avevano niente
a che fare, ha sperimentato per una volta che si può essere protagonisti di un
cambiamento, anche se piccolo.
Davvero non c'è niente che non abbia funzionato?
Mi sarebbe piaciuto che lo spirito situazionista di Critical Mass avesse
contagiato altri punti di rottura del sistema dove stanno nascendo i conflitti.
Invece non è così.
Perché proprio attraverso la bicicletta è stato possibile aggregare una
massa inedita capace di porre con forza una questione fondamentalmente politica?
Quanto conta il mezzo?
In una società dove il capitalismo governa tutto e lo scontro di classe,
incredibilmente, sembra superato - in America tutti sgobbano ma si credono
potenziali milionari... - credo che nel trasporto ci sia ancora un piccolo
spazio per sottrarsi alla strategia del controllo: staccarsi dal volante
dell'automobile. Magari lo fai anche perché sei spinto da alcuni principi
anti-sistema, ma il fatto è che appena pedali stai bene perché realizzi subito
alcuni tuoi bisogni. Salire in bici è un modo immediato per disertare un mondo
atomizzato realizzando subito qualcosa di diverso.
Il problema è come tradurre una scelta individuale in una azione politica.
Per molti la forma più normale di resistenza alle forze economiche più
deteriori è il sabotaggio, l'attacco frontale, l'azione collettiva. Io
personalmente sono molto più individualista. Se qualcosa nei meccanismi che
regolano la società non mi piace, semplicemente dico "ciao, io me ne
vado". Per molti della mia generazione la forma più normale di opposizione
è la diserzione. Non mi piace stare fermo in coda col culo incollato al sedile?
Mollo l'auto e mi diverto molto di più. Il problema però è che le scelte
individuali sono poco visibili, poco politiche. Noi disertori dobbiamo metterci
insieme in gruppi temporanei e far vedere agli altri quanto si viva meglio da
disertori, in un'azione di comunicazione in positivo, da individuo a individuo.
Credo che questo sia il significato di Critical Mass.
Immagino che attorno alla massa critica sarà fiorito un marketing molto
insidioso. Siete di moda?
In America si vende tutto e ce l'aspettavamo, eppure non è successo. Siamo
sempre stati tutti d'accordo nel non voler commercializzare questo spazio
libero, sottrarsi al consumo è un altro modo per disertare questo tipo di
mondo.
A Milano ho visto una bici in vetrina, mi ha colpito l'estetica aggressiva
del modello e il fatto che venisse pubblicizzata con lo slogan "illegal
bike". Forse il mercato ha già inventato il prodotto giusto per il
ciclista critico?
Non penso che si siano ispirati a noi. Nelle città americane ci sono i
"messangers", quelli che voi chiamate pony express. Forse
quella bicicletta riprende l'estetica dei ciclisti-postini. Sono molto
aggressivi e spericolati, fanno i duri, hanno i polpacci tatuati...anche loro
vengono con noi il venerdì sera ma si annoiano subito se non ci sono scontri
con la polizia. In America c'è una vera sub-cultura dei ciclisti machos,
organizzano bike-rodeos, gare a lancia in resta, ci sono anche bici con razzetti
sputa fuoco...
Un consiglio per le neonate masse critiche italiane
Concentratevi sul piacere e divertitevi: Critical Mass serve a dire che non
bisogna aver paura di abbassare lo standard di vita. Si può vivere bene anche
guadagnando meno, spendendo meno, lavorando meno. L'auto è una macchina che
succhia energie, soldi, tempo. La sua funzionalità è sopravvalutata, la
verità è che le auto servono a far girare soldi e produrre posti di lavoro.
Anche l'industria bellica crea lavoro, ma questo non vuol dire che vada difesa.
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