Kevin Mitnick è stato un mito nella scena dell'hacking mondiale negli
ultimi 20 anni: qual è il motivo di questo successo?
I motivi sono più di uno e non sono banali come si potrebbe, erroneamente,
pensare. Un primo fattore è la connotazione storica del personaggio Kevin David
Mitnick: siamo nei primi anni ’80 e parliamo degli USA, la terra che insieme
ai cow-boy ha di fatto
creato gli hacker. E siamo nel periodo di
Wargames,
il primo film a trattare il fenomeno dell’hacking e delle intrusioni non
autorizzate. Tutto ciò ha contribuito all’affermarsi di Mitnick come uno dei
primi hacker al mondo, presupponendo quindi una sua sorta di
"superpotere", grazie al quale nessun sistema informatico era per lui
inviolabile. Tutto ciò è vero, ma è anche vero che, negli anni ’80,
tutti
i sistemi informatici erano violabili con estrema semplicità.
Il secondo fattore è costituito dai mass-media e dall’amplificazione (e
distorsione) del termine hacker. Per tutti gli anni ’80 e per gran parte degli
anni ’90 una notizia di "hacking", di intrusione, di frode
informatica era una
big news. John Markoff del "New York Times"
è responsabile della notorietà – e dei conseguenti problemi – di Kevin
Mitnick: i suoi articoli da prima pagina hanno costruito, volutamente o meno, l’icona
del Condor, il concetto del "più pericoloso hacker del mondo". L’ultimo
fattore è la genialità di Kevin. Parliamo di un hacker con enormi capacità di
Social Engineering, dotato di una faccia di bronzo che rasenta l’incredibile e
di un’intelligenza estremamente particolare. Kevin ha realizzato azioni che
costituiscono, ancora oggi, il "sogno segreto" di ogni adolescente che
sogna di fare l’hacker (ma anche di molti Security Manager).
Grazie a tutti questi elementi Kevin Mitnick è diventato un fenomeno sociale,
il simbolo dell’hacking estremo, la rappresentazione di quello che viene
chiamato
hacking addiction, ovverosia la dipendenza da hacking,
esattamente come c’è la dipendenza dalle droghe.
Il "Condor" è stato anche molto odiato: quali sono i motivi?
Credo che quelli che lo odiano di più siano bene o male le realtà indicate
su
http://www.freekevin.com/indictment.html.
Si tratta dell’indictment ufficiale a Kevin David Mitnick e parliamo di
aziende del calibro di Motorola, Nokia Mobile Phones, Fujitsu, Digital Equipment
Corporation, Novell, NEC, Sun Microsystems, CNS, NetCom, la University of
Southern California… Kevin era visto malissimo dall’ambiente security di
quel tempo, dato il suo "non avere limiti" nel raggiungimento dei suoi
obiettivi: per un lunghissimo periodo intrattenne rapporti telefonici con il
superconsulente di sicurezza inglese della DEC (Digital Equipment) spacciandosi
per un collega americano, riuscendo così a conoscere in anteprima i problemi di
sicurezza del mitico sistema operativo VMS. Tutto questo è stato generato dal
principale problema di Kevin (e di ogni hacker, come espresse già nel 1986 The
Mentor in "The Hacker’s Manifest"), il
crime of curiosity¸quella
curiosità irrefrenabile che lo portava a superare la linea di confine tra
oggettiva curiosità e sete di cultura tecnica e la criminalità tecnologica.
Tra l’altro Kevin è probabilmente uno dei primissimi esempi di Computer Crime
di cui si abbiano riscontri effettivi e documentati.
Ma secondo te Kevin Mitnick è veramente stato così pericoloso?
Come accennavo prima, l’incredibile campagna stampa iniziata negli anni
’90 su Kevin ha contribuito alla creazione di un mito. Un mito è, per
definizione, una persona che la massa ha mitizzato, esagerandone gli aspetti
come nelle più classiche "leggende popolari".
Kevin Mitnick non ha mai violato la Pacific Bank quando vi lavorava come addetto
informatico, anche se si dice e si legge l’esatto contrario. Allo stesso modo
il Condor non ha ispirato il film
Wargames, ma la "leggenda"
racconta così, i ragazzini ci credono e si crea il mito di un personaggio che,
ripeto, ha effettivamente delle grandissime qualità e capacità tecniche.
Raoul, perché una parte della scena hacker internazionale decise di
difendere Kevin durante gli anni del processo?
Vedo almeno due fattori decisivi. In primo luogo i personaggi che giravano con
lui sono nel frattempo diventati famosi, facevano (e fanno) opinione: Emmanuel
Goldstein di 2600 magazine, lo staff di Phrack e quello di Security Focus, lo
stesso Kevin Poulsen e così via.
In seconda istanza le le accuse rivolte a Kevin erano davvero esagerate, le
procedure utilizzate nei suoi confronti non rispettavano le stesse leggi
americane sul diritto di difesa ed il principio di innocenza sino a prova
contraria.
Infine, come naturale conseguenza di quanto sopra, il "caso Mitnick"
è divenuto un fatto nazionale, dove la popolazione della nazione indignata sono
però gli abitanti del
cyberspace.
Il mito di KDM è arrivato al suo massimo apice proprio quando qualcuno aprì il
sito FREE KEVIN (
http://www.freekevin.com),
arrivando a rendere disponibili immagini da utilizzare con adesivi recanti la
scritta "Liberate Kevin!" da attaccare sulla macchina o sul PC (
http://www.freekevin.com/stick.html).
E la spiegazione di questo successo è abbastanza chiara: un hacker, quella
figura che i giornalisti tanto amano paragonare a Robin Hood, imprigionato senza
possibilità di difesa, senza soldi, dopo anni passati come fuggitivo, vinto ed
arrestato da quello Shimomura il quale, su questa storia, ci ha fatto un libro
ed un film con la complicità del già citato John Markoff del NYT. Anni di
galera per che cosa ? Per avere violato, senza mai fare danni, senza mai rubare,
senza mai abusare delle migliaia di carte di credito prelevate dai maggiori ISP
americani (insicuri ma, secondo il sistema legale USA, non colpevoli a loro
volta di negligenza…), dei sistemi informatici. Colpevole per avere passato
ore, mesi, anni davanti alla tastiera. Per aver voluto capire qual era il limite
all’inviolabile. Per aver dimostrato la possibilità pratica dell’IP
Spoofing, quando tutta la comunità scientifica mondiale affermava il contrario.
Gli esempi e gli aneddoti che si potrebbero fare e raccontare sono molteplici,
ma il senso di tutto ciò è con questi presupposti era assolutamente ovvio che
la comunità mondiale, underground e non, si sarebbe mossa nei confronti di
Kevin. In ultimo, le astronomiche richieste di danni fatte dalle aziende
violate, multinazionali dell’IT che, anche singolarmente, hanno un fatturato
che è probabilmente maggiore del PIL di molti paesi del mondo. Tutto questo ha
in qualche senso indignato la scena dell’hacking, la quale si è messa al
lavoro per aiutare un amico, uno che la pensava uguale a loro.
Ci sono relazioni tra Mitnick ed il mondo della sicurezza informatica nel
2003?
Il mondo della security research è piccolo anche se internazionale, le
persone sono bene o male sempre le stesse da una decina di anni a questa parte e
spesso vedo Kevin in mailing list o board esclusive.
L’accettazione del suo ingresso in questi gruppi ristretti ed elitari è
stata, a quanto ho visto, quasi una
noblesse oblige, un diritto all’ingresso
nel club esclusivo. Il rispetto che c’è nei suoi confronti è ampio e
sincero, non si tratta solo di avere un nome altisonante come il suo nel gruppo:
oggigiorno gli hacker "maturi" si frequentano esattamente come una
volta, ma con lo scopo di scambiare know-how, esperienze tecniche e
professionali, oltre che mantenere alto il proprio livello di conoscenze ed
aggiornamento. E’ anche per questo motivo che ci sono i vari Black Hat
Briefing, Access Denied 2004, DefCon, Hackers at Large, CCC e così via (
http://www.blackhat.com,
http://www.newleafproductions.com/ad04/index.html,
http://www.defcon.org,
http://www.hal2001.org,
http://www.ccc.de/congress).
Mitnick è iscritto ad un mailing list particolare, uno "0dd"
statunitense (0day, come si dice in gergo) dove per prime arrivano le ultime
informazioni sui security bug scoperti da sviluppatori e ricercatori
indipendenti, quell’underground che continua a pulsare ed a spiegare ai grandi
vendor
perché e dove hanno sbagliato. Su questo mailing list Kevin non
interviene mai, osserva molto ma si "sente" la sua presenza, o
quantomeno io ho questa sensazione.
Non dimentichiamoci anche che parliamo di quello che oggi è IL personaggio dell’hacking
mondiale, di una persona che è entrato di fatto nello show-business dell’ICT
Security internazionale, un hacker che oggi ha un’azienda e per contattarlo si
deve passare dal suo agente….un po’ come per Miss Italia… ;)
Nonostante ciò Mitnick è stato disponibilissimo con me non più di poche
settimane fa, quando l’ho contattato per un aiuto ed alcune proposte: è
bastato presentarmi e menzionare un paio di sistemi che entrambi frequentavamo
nel ’90 per ottenere un trattamento da tecnico a tecnico…era così quando
eravamo entrambi in Rete e penso (e spero) che sia ancora così oggi.
Secondo te che cosa penserebbe Kevin David Mitnick della scena hacker di
oggi?
Forse quello che tutti coloro che hanno iniziato negli anni ’80 pensano e
segnalano da tempo, senza purtroppo essere ascoltati…ovvero che la sicurezza
sta diventando un punto cruciale e nevralgico della sicurezza nazionale di
tanti, troppi paesi, industrializzati e non. Di conseguenza, le esperienze e le
capacità hacker possono essere messe a disposizione di aziende e governi, per
evitare problemi maggiori rispetto a quelli attuali, già enormi di per sè.
L’opinione sulla scena hacker è una seconda conseguenza a quanto sopra: l’esplosione
delle reti informatiche e dei servizi end-to-end ha portato ad una dipendenza
dall’informatica che va ben oltre la normale "diffusione" di una
tecnologia, qui si parla di dipendenza unilaterale assoluta e presto totale.
La stessa rapidissima evoluzione c’è stata nelle scoperte di falle di
sicurezza in tutti quei sistemi e quelle applicazioni che utilizziamo ogni
giorno, consapevolmente (come Internet) o meno (il 3G); a ruota è quindi
arrivata la diffusione di queste informazioni, alla quale si è sommata la
disponibilità di tecnologia e connettività per la massa. Il il risultato
finale è che oggi i ragazzi non fumano più di nascosto ma bucano siti per fare
web defacement o, nei casi più fortunati e meno
lamah, passano la
domenica pomeriggio a fare wardialing su numeri verdi 800. E da questo punto in
poi, da un parcheggio pubblico dove qualche ragazzo riceverà il segnale di un
Access Point wireless non ben protetto, ci si ritroverà davanti la porta di una
rete WAN immensa e la storia di un ragazzino troppo curioso ricomincerà….come,
dopotutto, è sempre stato per il "battesimo" di ogni hacker che si
rispetti.