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2 settembre 2010
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“Vi racconto io Zorro”. Intervista a Isabel Allende
di Sandra Petrignani, tratta da “Panorama”, 26 maggio 2005
Isabel Allende avrà fatto i suoi calcoli. È fra gli autori più venduti nel mondo, da quando esordi nel 1982 con La casa degli spiriti. Dunque se ha deciso di narrare la giovinezza di Zorro, un personaggio di cui cinema, letteratura e persino i fumetti sembrano aver detto tutto, deve esserci una ragione. Il libro esce il 26 maggio e ne è stato già tratto un film con Antonio Banderas e Catherine Zeta-Jones, che vedremo in autunno. Sottotitolo del romanzo: L'inizio di una leggenda. “È questo il punto: come mai Zorro è diventato Zorro”, s'interroga la scrittrice cilena. “È stato detto già tutto su di lui da quando si trasforma in un eroe nazionale, con maschera, cappa e spada. Ma io ho raccontato i suoi primi vent'anni. Nulla della sua giovinezza era stato ancora scritto in un romanzo né mostrato su uno schermo. Tutto nel libro è inedito, nuovo, originale”.

Da dove nasce il suo interesse per questa figura leggendaria? Notizie di agenzia dicono che l'idea è venuta al proprietario del copyright di Zorro. Racconta a “Panorama” com'è andata?
Premetto che ho sempre amato Zorro, è un po' un membro della mia famiglia. I miei figli e nipoti sono cresciuti con lui e quando il mio patrigno era ambasciatore in Argentina, fra il 1970 e il 1973, scappava dall'ufficio ogni pomeriggio per andarsi a vedere Zorro in tv. Però è vero che l'idea del romanzo non è venuta a me. Un giorno si presenta a casa un certo John Gertz, sostenendo di detenere i diritti del personaggio. Io cado dalle nuvole: non immagivo che Zorro fosse sotto diritti. Mi propone di scrivere un romanze così e così. Ho svolto qualche ricerca sul periodo storico (affascinante), e ho deciso di accettare la sfida.

.È scattata l'identificazione? Quanto di Isabel Allende c'è in Zorro?
Io sono una nonna di 62 anni. Lui è un giovanotto atletico, iperattivo, istrionico, coraggioso, bello. Veramente tutto ciò che abbiamo in comune è 1'amore per la giustizia, il desiderio di sfidare il potere e un cuore romantico.

Non è poco. Ma forse il suo vero alter ego è il misterioso personaggio che scrive la storia...
Certo, a parte il fatto che non tiro di scherma e non so cavalcare, con questo io narrante ho tutto in comune. Ma non riveliamo chi è, deve essere una sorpresa finale per il lettore.

La sua storia si basa su una seria documentazione storica. Quanto di fantastico ha potuto introdurre?
Ho passato sei mesi a studiare la storia. Ho fatto sopralluoghi nel sud della California, dove si suppone che Zorro abbia vissuto, a Barcelona, New 0rleans... Ho guardato dozzine di film su di lui. Il background storico è autentico nel mio libro, come lo sono rnolti dei personaggi, a cominciare dalla leggendaria madre dell'eroe, Toypurnia, bellissima india e guerrigliera ante litteram.

Qui affronta un genere nuovo per lei, il tradizionale romanzo di cappa e spada ottocentesco. Ma non mancano le grandi passioni e quel realismo magico che ormai è la sua cifra.
Penso che ogni storia richieda una forma congeniale per essere narrata, Non sempre mi servo del realismo magico. Era predommante nella Casa degli spiriti, inesistente nel mio secondo libro D'amore e ombra. Questo romanzo era costruito in forma di cronaca giornalistica, intorno a un crimine politico che accadde in Cile dopo la morte violenta di Salvador Allende. E non si può sostenere che il realismo magico sia appannaggio mio e degli altri scrittori sudamericani. Lo si rintraccia nelle saghe scandinave, nella poesia africana, in scrittori di tutt'altra ispirazione come Salman Rushdie e Toni Morrison.

A proposito di suo zio Salvador Allende: lo storico Vietor Farias sostiene in un libro appena uscito: (Salvador Allende, antisemitismo y eutanasia) che da giovane sarebbe stato attratto dalle idee sulla razza del nazismo. Vuole commentare?
La vita e il lavoro di Allende vengono studiati da trent'anni. Le sue idee politiche e sociali erano persino troppo avanzate per i suoi tempi. Sta di fatto che è una figura storica rispettata e amata.

Lei ha scelto di vivere negli Stati Uniti, anche quando avrebbe potuto ritornare in Cile: come mai?
Mio fiqlìo e i miei nipoti vivono qui. In Cile ora si può andare liberamente, non mi manca. Anche se continuo a scrivere in spagnolo, parlo bene l'inglese, sono inserita in questo paese, mi piace.

Le piace anche George Bush?
Naturalmente no. E la sua politica estera, in particolare, mi inorridisce.

Com'è la sua vita americana?
Molto impegnata, ma anche molto felice. Passo i primi mesi dell'anno chiusa da qualche parte a scrivere e durante quel periodo vedo solo i familiari. Scrivo anche 10, 14 ore al giorno. E adoro farlo. Il resto dell'anno è dedicato alla promozione dei libri, ai viaggi, a conferenze e letture, alle interviste. Ho una vita tranquilla con mio marito e Olivia, il nostro cane. Figlio e nipotini vivono d’un minuto da casa mia. Mia nuora mi aiuta nel lavoro, comunico con i parenti in Cile tutti i giorni. Insomma continuo a vivere nella mia piccola tribù.

Molti dei suoi lettori continuano ad amarla soprattutto per La casa degli spiriti. Anche per lei quello è il romanzo favorito?
Non ho un romanzo favorito, anche se il libro più importante che ho scritto è Paula, perché mi ha salvata dalla disperazione dopo la morte di mia figlia e l'ha tenuta viva nella memoria.

Davvero un libro può salvare dalla disperazione?
Penso a Paula ogni giorno della mia vita, ma non sono triste. Sento il suo spirito accanto a me, vicinissimo. La immagino seduta in una piccola sedia dentro il mio cuore. Raccontare la sua storia mi ha aiutato molto. Mi ha tenuta impegnata durante il primo anno di lutto, quando non riuscivo a smettere di piangere e ho preso in considerazione l'idea del suicidio. È importante per me sapere che la sua storia è scritta e che quindi non sarà dimenticata.

Crede nel destino?
Oh, sì. Credo che ci vengano distribuite delle carte e che stia a noi a giocare al meglio la partita. Ma spesso le carte sono segnate.
copertina

Zorro
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  La scheda autore di Isabel Allende
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