Zia di Fritz e sua coetanea. Vive col nipote un’intensa storia d’amore che finisce quando lei si trasferisce a Norimberga per studiare bel canto. Tra i suoi ammiratori si annovera un “messere Adolfo” che a Lotte dedica questi versi:
Dolce madonna, ora che ho dei minuti, rispondo a li versi tuoi dei mesi addietro, facendo sì che li pensier ch’ho avuti li possa tu contemplar davanti e dietro.
Questa missiva mia sarà non breve, perché io vo’ che tu capisca bene, con verbi bianchi e puri come neve, della mia vita gioie, dolori e pene.
Saran dei versi chiari e altri oscuri, parole dure da capir e altre intese, ché dei concetti son tosti come muri, qualche impressione invece assai palese.
Vedi, diletta Lotte, vita è bella, essa però talvolta assai ci stanca, e allor tu ti dimandi “dov’è quella che possa fornir me una gioia franca?”.
Su, non è bello, mia stimata amica, che tu mi scriva di seguir pulzella, usando lingua nobile e antica, senza specificar però chi fosse quella.
Tu sai ch’io or non ho madonna eletta, e sai che a me non gusta questa o quella, e poi non furon Gerda o Lise o Betta dentro lo core mio, ma Lotte bella.
E allor qual uopo tu ti fosti posta nell’augurarmi recente la fortuna, usando composizion davvero tosta, ma sotto un certo aspetto inopportuna? Puoi tu capir che dopo tua rifiuta dello mio amor, e alfin della vacanza, avrei gradito che Musa stesse muta e non avesse missiva tal possanza?
Se penso che oggi noi dalla montagna belli e giulivi potevam tornare giù per i rilievi d’Alemagna, mi vien, perdono Iddio, da bestemmiare!
Vita nostra non è uno specchio terso, il conto spesso, sai, non vuol tornare, d’altronde un grande caos è l’Universo mi suggeriva ieri un mio compare.
Parlommi questo desso in modo franco, la lingua sua, lo giuro, è senza peli, ei disse: “Compare mio, anche se stanco, voglio spogliar la vita dei suoi veli”.
Non posso dargli torto, mia Beatrice, la posizion di lui è interessante, e al di là di quello ch’egli dice, la sua filosofia resta importante.
Gli auguri son graditi, lo confermo, e i saluti giungon sempre accetti, ma certe osservazion fatte a piè fermo appaion fuori luogo, tu lo ammetti?
In un momento strambo come questo, con gran fastidio ancora da smaltire, lo core mio può esser lieto o mesto ma certe enunciazion non sa gradire.
Perché codesta vita, dici, è lieta, e tristi pensieri la mia testa avria, e a quale speme, spiega, a quale meta l’aria primaveril condur dovria?
E perché mai dovrei cominciar la festa, quali motivi hai tu da suggerire, e chi sarebbe ’sta pulzella lesta per campi, rovi e spighe da seguire?
Capisci tu che son le cose cento che un povero cristian può interpretare, e vanno dallo schifo al gran portento che, in breve, posson farlo anche arrabbiare?
Certo non è mia voglia né intenzione polemizzar con voi, madonna cara, ma non credete, almeno in suspicione, che bocca mia rimanga alquanto amara?
Mettendo alfine un punto allo sproloquio, diciamo in conclusione, cara cocca, che, specie nell’assenza del colloquio, mano è mano, penna è penna, bocca è bocca.
Se li versi tuoi son giunti come scherzo, vengono a provocar fastidio in me, che, lo assicuro, già ne bastava un terzo, e che potevi, sai, tener per te.
Se invece dietro d’essi c’è qualcosa che scherzo no, non è, me lo assicuri, spiegati meglio, che io t’ascolto in posa, e dell’incomprensione abbatti i muri.
Or ti saluto, diletta mia pulzella, e che la Germania t’illumini di fede, di gloria e di saggezza ch’è sì bella, e che comunque agisca come crede.
Aspetto tue notizie molto presto, non fosse che per chiuder la concione, per ora tu rifletti sopra questo e non pensare a cose poco buone.
Ho scritto queste righe, sai com’è, in una forma che m’auguro virtuosa, ma che le prossime giungan da te a me, non più in poesia bensì, ti prego, in prosa.
Questa composizione fu pretesto per la rottura definitiva tra Lotte e Fritz: “Quell’Adolf è ridicolo; ma lo hai visto come si muove quando parla? Per me è matto.” “Ma forse non è poi così cattivo; sì, è un po’ aggressivo verso certa gentaglia come gli ebrei, gli slavi, ma penso sia molto fumo e poco arrosto; sai cosa dicono a Monaco? Che invia un modesto e segreto vitalizio a una vecchia signora bisognosa che pare sia ebrea.” “Forse lui non lo sa!”
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