Cosa c'è di nuovo Tutte le informazioni sugli scrittori Gli autori raccontano Approfondimenti, notizie e libri Appuntamenti con gli autori L'arte del web e i libri La sezione Feltrinelli Digital Le classifiche dei più cliccati e dei più venduti I Blog dei nostri autori Feltrinelli Podcast


Risultati: in rosso i libri; in nero gli autori
2 settembre 2010
un autore al giorno
una parola al giorno
link consigliati

Scopri i nostri widget: leggi gli estratti dai libri, ricerca all'interno del testo, socializza i tuoi preferiti su Facebook e gli altri social network.


Ingo Schulze e il romanzo sulla riunificazione della Germania. Un’intervista
di Vanna Vannuccini, tratta da “la Repubblica”, 18 agosto 2007
Vite Nuove di Ingo Schulze è un monumentale romanzo sulla riunificazione della Germania. Anzi è "il" monumentale romanzo, perché nessun altro scrittore tedesco si è cimentato come lui a raccontare che cosa pensavano, che cosa sentivano i tedeschi dell’Est; come si viveva con i sentimenti giusti nello Stato sbagliato; e che cosa attraversò le loro menti e i loro cuori in quei mesi subito prima e subito dopo la caduta del Muro. Quei mesi che erano cominciati con le marce di protesta, ogni lunedì sera, a Lipsia, quando la gente, sconfiggendo la paura della Stasi, si ritrovava nella Nikolai Kirche e di lì percorreva le strade della città fino alla sede della Stasi scandendo i loro goffi slogan: “Stasi in der Produktion! (mandateli a lavorare)”, “Neues Forum zulassen (autorizzate Neues Forum, il primo movimento democratico che si era formato nella Ddr)”. E che erano finiti con le loro vite improvvisamente scaraventate nel grande rodeo della libertà, dopo essere state tenute sotto tutela per quarant’anni. Oggi, forse, quasi tutti ammetterebbero che le vite nuove sono migliori di quelle vecchie. Ma per chi ha sentito così radicalmente franare il terreno sotto i piedi non è facile ritrovare un senso di normalità. Intanto c’è una consapevolezza acuta di quanto giochi nella vita la fatalità, il caso. “Io sono qui e mi godo questo magnifico soggiorno a Villa Massimo, a Roma. Un mio amico, che era il più brillante germanista della nostra università, ha dovuto campare per anni facendo qualche recensione per la radio e solo due anni fa ha trovato un lavoretto fisso, in una piccolissima casa editrice. Sa perché? Perché io mi ero laureato nell’88, un anno prima della caduta del Muro, avevo cominciato a lavorare come direttore artistico del teatro della mia città, Altenburg. Il mio amico invece si laureò l’anno dopo, la Ddr era praticamente già crollata, subito dopo venne l’unificazione e le università diventarono un feudo occidentale. Lui non trovò mai un posto. Quell’anno in più è stato decisivo. Per alcune generazioni è stato durissimo”.

E lei?
Io certo amo la mia vita nuova. Certe cose oggi non si possono nemmeno immaginare: non aver saputo cos’era un espresso! Oppure come Tuermer (il protagonista del romanzo) non sapere che vuol dire cash. Parlo di lui, ma io ho pensato per la prima volta al denaro a 28 anni. Prima i soldi non avevano avuto nessun posto nella mia vita.

Chi non è cresciuto in occidente, lei dice, rimarrà per sempre un "Ossi", uno dell’Est, non riuscirà a vedere le cose come un occidentale. Quali sono le differenze?
Ho l’impressione che ci sia come uno strato in più, tra noi e le cose. Sicuramente ci resta l’imprinting del socialismo. Io lo vedo anche qui a Villa Massimo. C’è un altro borsista dell’Est, di cui non sono particolarmente amico, con altri ho maggiori affinità e legami, eppure non c’è discussione, una proposta, che non ci veda dalla stessa parte. Soli io e lui. Ma non è una forma mentis solo di chi viene da paesi del socialismo reale. Ho avuto un caro amico, uno scrittore egiziano, che diceva le stesse cose. E così amici israeliani. In fondo l’occidente crede di rappresentare la maggioranza, ma i critici sono ben più numerosi...Attenzione però. Io non piango la scomparsa dell’Est. Piango la scomparsa dell’occidente dal volto umano. Le faccio un esempio: tutta questa ideologia della crescita economica. Nella Germania est è stato chiaro a tutti che si è trattato di una fantasia, per non dire un inganno. All’est siamo sempre di meno e sempre più vecchi e anche se qua e là viene impiantata una nuova fabbrica la realtà non cambia. E la realtà è che l’economia occidentale era così forte che le è bastato produrre un po’di più e costruire un po’di autostrade per inghiottirci. Lo Stato ha finanziato il tutto con il tasso di cambio alla pari...Io, intendiamoci, personalmente non mi lamento, con i primi marchi cambiati potei subito fare un viaggio a Venezia. Ma l’idea che un paese diventi semplicemente un mercato da conquistare è inquietante.

Che cos’altro la disturba in occidente?
Mah, cosa posso dirle... Mia madre è medico - per me è difficile conciliarmi con l’idea che si possa fare il medico per fare soldi. E anche che una sua analisi sia pagata di meno di quella di un medico occidentale. Ancora, pensi al ruolo delle donne. Non dico che nella Ddr non lavorassero più degli uomini - i lavori di casa spettavano sempre a loro. Ma per il resto erano uguali in tutto e per tutto. Oggi mi colpisce sentire tante donne che dicono: "per fortuna mio marito guadagna abbastanza da poterci mantenere tutti..." Non le sembra un passo indietro?.

In questo libro lei racconta la sua verità sull’unificazione da un punto di vista rigorosamente dell’est. è curioso che abbia scelto la forma epistolare, come per nascondersi dietro il protagonista, che fa nel romanzo le stesse cose che lei fece nella vita. Ha usato la forma epistolare per prendere le distanze?
Sette anni ho lavorato a questo romanzo e tre ne ho passati a decidere la forma. Volevo parlare di che cosa era stata la Germania est ma anche di quello che era venuto dopo. La forma epistolare con tre destinatari diversi - la sorella Vera, l’amico d’infanzia Johann e l’irraggiungibile amica Nicoletta - mi permette di vedere il protagonista anche in modo critico, mettere le cose in discussione. Così da rendere più plausibile, la sua trasformazione in un tempo così breve. Non tanto perché Tuermer è finito a fare un giornale di annunci pubblicitari quanto perché si convince che non importa quello che uno scrive, basta che il giornale venda. Contano le copie vendute. Contano i numeri. Il numero ha cancellato la parola. Forse esagero ma la perdita di significato della parola nel nostro mondo per me è un fatto drammatico.

Vogliamo dire una buona parola sui tedeschi occidentali? Avranno occupato le sue università, ma la Germania est oggi domina la politica come la letteratura: Angela Merkel è la cancelliera, lei il più famoso scrittore tedesco
Angela Merkel ha fatto tanti progressi. Se pensa che prima di diventare cancelliera era a favore della guerra in Iraq. La cosa più interessante che disse Gerhard Schroeder una volta in un colloquio con gli scrittori era che prima di diventare cancelliere pensava di avere molto da dire e da fare, e poi si era accorto quanto fosse difficile, se non impossibile.

copertina

Vite nuove
Compralo su laFeltrinelli.it
Spedizione gratis con una spesa di 19 euro

Scarica la versione gratuita del Player Real, necessaria per ascoltare e vedere i file audio/video.
  La scheda autore di Ingo Schulze
 Foto dell'autore
  Ingo Schulze presenta "Vite nuove"
  La mia Berlino ancora divisa nel cuore dei Berlinesi. Intervista a Ingo Schulze
  Lo stile, un intervento in video di Ingo Schulze

  Elenco completo
 Vuoi ricevere aggior- namenti sull'autore?