Caro Pier Paolo, guardando le date mi accorgo che son diventato più vecchio di te. E sempre, spesso, ci si era ripromessi ("non adesso! non si ha un attimo fra il correre e il daffare!") di passare l’età (si-fa-per-dire) ‘matura’ a discutere e litigare finalmente, incessantemente – "e ne avrò tante, di quelle! da dirtene! tutte!" promettevi, "e le metto da parte!" – con te, Italo, Goffredo, e Gianni, e il Manga... E magari in campagna, fra camini e castagne, e un meritato champagne... "Far conversazione", come Goffredo e il senatore Giustino di Valmarana, in velada o robone per fior di ciàcole venexiane sotto i Tiepolo vicentini... Qui ci sarebbe stata Cetona o Chianciano... Ma ormai è un’altra generazione che ci muore precocemente, e tutta insieme. Come gli ultimi amati e savi bons vivants del Lido, e di Capri, e di Via Veneto... Patti e De Feo, Pannunzio, Flaiano, Chiaromonte, Baldini, Milano, Bianchi, D’Amico, Vigolo, ultimi veri critici... E Wilcock? E Delfini... Altro che le famose pesti manzoniane, di Defoe, di Camus, o le stragi dell’Aids, e dei poeti nella Grande Guerra... C’è da chiedersi, davvero, "che ci facciamo, allora, qui?"... Con chi si parla, ancora? Con chi si commenta e disputa, adesso?... Non si potrà contare che vengano spesso Catulli o fratelli a discorrere (magari al cimitero della Piramide) col vecchio "cenere muto" – né confidare in qualche improbabile post-Properzio inguaribile per apparirgli (Elegie, iv, 7) di notte, sul letto, un po’ bruciacchiati e sbattuti da un Aldilà tipo cinema muto, ricordando un’antica epica povera di Maserati bianche e compatite perché usate (e spinte a mano, a Civitavecchia...), tra cespugli e fossati, e le piccole tribù selvagge che (benché illetterate) il tuo nome (ancora illacrimato) lo conoscevano, coi soprannomi anche prima dei film.
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