Il "banchiere dei poveri" sulla globalizzazione
La finanza e l'investimento sono sempre stati visti con i parametri del
rendimento, del capitale, dell'interesse. Con tutti i limiti
che una visione monotematica può avere. Da parecchi anni,
invece, sta crescendo una cultura, magari nascosta e poco
ridondante, che vede anche negli investimenti e nella
finanza una possibilità di destinare risorse ad iniziative
della massima utilità sociale. Gli importantissimi studi di
Muhammad Yunus sono serviti ad alimentare applicazioni
pratiche che nella realtà hanno rappresentato delle vere e
proprie svolte nel divenire della finanza etica. Strutture
che rispettandone i principi essenziali (trasparenza,
partecipazione collettiva, vitalità economica) e negandosi
a attività economiche che ostacolano lo sviluppo umano e
contribuiscono a violare i diritti fondamentali della
persona, come la produzione e il commercio di armi, le
produzioni gravemente lesive della salute e dell'ambiente,
le attività che si fondano sullo sfruttamento dei minori o
sulla repressione delle libertà civili, sono diventate nel
corso degli anni dei fondamentali punti di riferimento.
Muhammad Yunus, da noi intervistato, interviene oggi su un
altro scottante argomento: la globalizzazione.
Professor Yunus, cosa ne pensa della globalizzazione?
La globalizzazione è una vera sfida. Stimola molte
riflessioni ed emozioni. Io guardo alla globalizzazione dal
punto di vista della povertà globale. Il numero di persone
che vivono in condizioni di povertà estrema è in continua
crescita. Questo accade mentre tutte le nazioni più potenti
del mondo ribadiscono il loro impegno a ridurre la povertà
nel mondo del 50% nei prossimi quindici anni. Se vogliamo
prendere questo impegno sul serio, è importante strutturare
e indirizzare la globalizzazione in funzione di questo
obiettivo.
Ci dicono che se la povertà continua a crescere al ritmo
attuale, il numero di persone povere su questo pianeta
verrà raddoppiato nei prossimi cinquant'anni. Abbiamo due
opzioni: a) Lasciare che la cifra raddoppi o b) fare
qualcosa per ridurre la percentuale attuale per metà entro
il 2015.
Quale opzione scegliamo? Chi prende la decisione? La
globalizzazione ci forzerà a intraprendere un cammino che
non desideriamo? Dovremmo usare tutto il potere della
globalizzazione per ridurre la povertà? Ancora, chi decide,
chi sono i coreografi? La globalizzazione accelererà forse,
per sua stessa natura, il processo di impoverimento del
mondo? O può essere messa a servizio del risultato opposto
- ridurre la povertà anziché aumentarla?
Io credo fortemente che la globalizzazione possa essere
sfruttata per creare lavoro per i poveri. Può rappresentare
un vantaggio concreto per i poveri di tutto il mondo, se
cavalchiamo l'onda della globalizzazione tenendo in mente
l'obiettivo del 2015. L'Europa può davvero aiutare i poveri
se con determinazione si prefigge questo scopo.
Aprire i cancelli della globalizzazione senza preparare i
poveri a cavalcarne l'onda porterà all'annegamento le
persone povere e senza risorse. Dobbiamo fare una
distinzione fra l'impatto immediato della globalizzazione e
l'impatto a lungo termine. Il passaggio da un'economia
protetta a un'economia aperta può essere traumatico per
certe società, e noi dobbiamo inventarci soluzioni
innovative per renderlo meno doloroso.
L'apertura dei confini può diventare più facile se i paesi
possono procedere per gradi. La miglior politica di apertura
consiste nella creazione di un'area di commercio libero con
i paesi confinanti. Se tentiamo di saltare da una piccola
pozza all'oceano in un colpo solo, sicuramente ci troveremo
a disagio nel nuovo ambiente raggiunto. Possiamo scegliere
di muoverci passo dopo passo.
La deregulation non significa aprire i cancelli della
globalizzazione per poi addormentarci aspettando che il
miracolo della globalizzazione consegni tutto l'oro davanti
alla porta di casa nostra. Dobbiamo pianificare, monitorare,
e lavorare sodo per il beneficio delle economie e delle
persone più deboli.
Sembra dunque che lei sia a favore della globalizzazione…
Io sono un forte sostenitore della globalizzazione. La
vedo come una preziosissima opportunità per i poveri, che
potrebbe permettere loro di uscire dalla povertà
velocemente ed efficacemente. Più di cinquanta per cento
della popolazione del Bangladesh è di età inferiore ai 20
anni. Questi giovani devono trovare opportunità da dividere
con il resto del mondo, non essere chiusi nei loro villaggi
senza futuro per loro stessi. Ē estremamente importante
prepararci per minimizzare il dolore della transizione e
ottimizzare i benefici della globalizzazione . Io mi auguro
che il Bangladesh continui i suoi sforzi e riesca a
persuadere i suoi vicini a creare un'area di commercio
libero in Asia del Sud, in particolar modo con l'India e il
Nepal. Per permettere ai poveri di raccogliere i frutti
della globalizzazione dovremo prepararci scrupolosamente.
Uno di questi preparativi è la costituzione di istituzioni
per i poveri. Un'area in cui queste istituzioni sono
necessari è il settore finanziario. Tutto il settore
finanziario è diretto verso le persone e le aziende
benestanti. Se non riusciamo a mettere in piedi le
istituzioni finanziarie per permettere ai poveri di trarre
vantaggio dall'ondata di globalizzazione, non potranno
parteciparvi.
Dobbiamo smettere di considerare le persone povere come mera
forza lavoro in grado solo di svolgere mansioni ripetitive.
I poveri non sono masse lavoratrici senza cervello. Ognuna
di queste persone è un essere umano molto creativo. Esiste
un potenziale enorme in ognuno di loro. Nel giusto ambiente
tecnologico e istituzionale possiamo facilitare il loro
processo creativo e liberare la loro energia, facendo sì
che tutte le opportunità che offre il futuro siano
sfruttate anche dalla persona più povera del mondo. La
povertà non è creata dai poveri. Ē creata dalle
istituzioni, dalle politiche, dai concetti. Se questi
rimarranno invariati nell'economia mondiale che si evolve
così rapidamente, i poveri saranno sicuramente superati
dalla globalizzazione. Questo succederà perché non esiste
un meccanismo di passaggio nell'attuale sistema economico
che permetta ai poveri di entrare a farne parte. L'unica
soluzione che è stata inventata dal mondo per aiutare i
poveri è la carità pubblica o privata, il che equivale a
lasciare i poveri esattamente nelle condizioni in cui sono.
Cosa può fare l'Europa?
L'Europa può fornire la leadership. Ē la cosa più
necessaria in questo importante momento della storia.
L'Europa può svolgere un ruolo davvero strategico per
utilizzare la globalizzazione e la tecnologia d'informazione
e ottenere un risultato socialmente auspicabile.
1 - L'Europa può creare una struttura governativa per la
globalizzazione, sotto forma di una Commissione Europea
sulla Globalizzazione. La commissione effettuerà la
vigilanza sulle manipolazioni del mercato da parte di
aziende e/o persone assetate di profitti rapidi, e
speculatori. Preparerà delle direttive per società che
commerciano con paesi extraeuropei, e società extraeuropee
che commerciano con l'Europa, in particolar modo aziende
socialmente sensibili sia in Europa che nei paesi del terzo
mondo. Questo creerebbe un ambiente di sostegno per tutti i
prodotti fatti da mani umane in qualsiasi parte del mondo.
2 - Con la creazione di questa commissione l'Europa potrà
prendere l'iniziativa di persuadere il mondo a creare una
struttura globale di vigilanza sulla globalizzazione - per
garantire che la globalizzazione funzioni per le persone e
le economie povere.
3 - L'Europa può estendere la sua politica e il suo
supporto finanziario all'obiettivo stabilito al Summit sul
Microcredito del 1997 : di raggiungere i cento milioni di
famiglie più povere attraverso il microcredito - e
preferibilmente attraverso le donne in queste famiglie,
entro il 2005. Per arrivare a quest'obiettivo, l'Europa
potrebbe creare un Fondo per il microcredito dando supporto
ai fondi di microcredito nei paesi del terzo mondo. (La
creazione di fondi di microcredito locali, sul modello del
PKSF in Bangladesh, è il modo migliore per garantire il
rapido diffondersi di programmi di microcredito mirati e
sostenibili in qualsiasi paese.).
4 - L'Europa può creare un "Centro Europeo di
Information Technology per combattere la povertà
globale" - per promuovere, adattare, creare Information
Technology per i poveri di tutto il mondo. Questo centro
può avere sedi con iniziative e finanziamenti locali, in
tutto il mondo, e può costruire una rete di persone,
aziende, organizzazioni, Ong, governi che si scambino
esperienze, e promuovere, creare, applicare, l' Information
Technology per il beneficio dei poveri.
5 - L'Europa può influenzare i paesi del terzo mondo per
l'affrancamento delle telecomunicazioni dal controllo
governativo, per permettere al settore privato di espandere
la teconologia per raggiungere tutte le persone, in
particolar modo i poveri, molto rapidamente.
Stiamo entrando in una fase molto eccitante della storia
umana. Mentre questo accade, dobbiamo essrer certi di
effettuare i preparativi adeguati per creare una società di
cui essere fieri. Dobbiamo creare una società che
garantisca la dignità umana a ogni persona su questo
pianeta, e in cui nessuno, mai più, soffra di
povertà.