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10 febbraio 2012
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L’intervista dei lettori a Maggiani
La versione integrale dell’intervista dei lettori a Maurizio Maggiani. Si parla di passioni, rabbie, memoria, delusioni, emozioni, speranze e… di Premio Strega.

L'INTERVISTA DEI LETTORI

From Speranza
Vorrei che Maurizio Maggiani sapesse che mi ha regalato, attraverso i suoi libri, bellissimi momenti e che mi ha fatto capire cosa significa scrivere e comunicare.


Vorrei che Speranza sapesse che i suoi bellissimi momenti mi fanno compagnia.

From Annalisa
Leggere il finale
Io non so come si fa a correre a leggere le ultime pagine mentre si è ancora metà di una propria storia. Non so nemmeno se mi piacerebbe saperlo, come si fa. Forse è pigrizia. O vigliaccheria. Ma mi piace andare a vedere come finiscono le storie di altri, anche se so che, alla fine, non finiscono davvero mai. Mi piace trovare un punto, un punto fermo, intendo, e sapere che da lì si riparte, ma intanto il punto mi fa prendere respiro. Mi piace dirmi: ah, toh, guarda, è finita così, questa volta, tirare un sospiro e voltare la pagina a cercare altre storie. Storie di altri. Poi, si sa, le mie storie, quelle sono tutta un‚altra questione. Non voglio sapere e come vanno a finire, anche perché, di fondo, sono sempre sicura, certa, che andranno a finire nel modo giusto. Non “bene”, nel modo giusto. E anche qui, forse, è ancora pigrizia. O scioccaggine, chi lo sa. Quello che trovo nelle storie che racconti è proprio, ogni tanto, un punto fermo, quello che riserve per prendere fiato, e, ogni tanto, la sicurezza che proprio così dovevano andare le cose. Quello che mi meraviglia ancora, invece, è la pacatezza, la serenità, la tranquillità che vengono dalle parole. Non so se mi faccio influenzare dall‚averti sentito parlare: quando leggo, adesso è come se sentissi la voce di Mauri che racconta. E anche quando è indignata, o fremente, o arrabbiata, è sempre tranquilla. Ci faccio caso soprattutto oggi perché succedono a volte cose stupide che irritano. Come oggi. Così, mi metto a lavorare di braccia, olio di gomito e via, con la fatica anche la rabbia. E anche scrivere funziona, a volte.
Un saluto nuvoloso, perché qui sta per piovere.


Adesso piove qui e forse mi piacerebbe aver da pulire una stalla e una stalla qui non c'è. Non so dirti di come parlo e di come scrivo perché posso solo dirti di come penso di essere, o credo di essere, o mi pare di aver visto di essere. Un uomo che ha imparato molto presto delle cose importanti per vivere perché qualcuno ha avuto cura di insegnargliene appena è stato possibile. Così le cose che ho imparato sono diventate me, compresa quella che tu chiami serenità ecc. ed è per me il ritmo di respiro adatto a vivere con dignità anche quando piove in casa o quando fuori c'è la peggio burrasca. il respiro dell'anima ma anche dei polmoni.

From Paolo
Buongiorno Maurizio, ho appena letto che hai vinto ! ( mi permetto il tu, lo trovo più in sintonia) Complimenti veramente, non sono un attento osservatore di questo tipo di premi , e immagino che come tutti i concorsi le logiche che li sorreggono siano a volte anche un po' tortuose e probabilmente per chi , come te, vive un po' più pragmaticamente ( o semplicemente... è meglio) certe situzioni , oltre alla soddisfazione possano portare con se anche un po' apprensione per tutto il circo mediatico che scatenano.Vivendo nel mio quotidiano di Marketing e Commerciale, ti dico che è solo giusto che il grosso del pubblico abbia un 'ulteriore possibilità di poterti conoscere per quello che scrivi e come lo scrivi.Goditi beatamente questo successo e spero veramente di poterti incontrare una volta o l'altra nella " bizzarra" città.
A presto


Sai una cosa, Paolo, che cerco di regolarmi con semplicità, semplicemente con semplicità. Per non restarci ammalato o fregato o imbalsamato o unto. Dopodiché pare che nessuno creda, tra gli acuti osservatori della scenografia, che si possa vivere con semplicità questa roba. E un po', ma solo un po', mi irrita leggere o sentire di essere una via di mezzo tra un utile idiota e un attore semiprofessionale. Ma ho un sacco di cose da fare e l'irritante prurito passa in fretta.

From Maurizio
Caro Maggiani, complimenti per essersi aggiudicato la LIX edizione del Premio Strega. Avevo, nel mio piccolo, pronosticato la sua vittoria dopo aver letto il suo... come definirlo, con tutte le difficoltà delle possibili definizioni, libro, no, troppo riduttivo, oggi di libri ce ne sono a bizzeffe... romanzo, forse, ma oggi la narrativa è approdata a paradigmi stilistici che poco hanno a che fare con il suo raccontare raccontar-si/ci narrare... allora, ma sì, penso proprio che lo si possa chiamare poema, sì poema, poema delle nostre amarezze dei drammi del quotidiano della nostra esistenza che ci annunciano e preannunciano quel dramma ultimo della morte (oggi diventata sempre più violenta); ma in questo dramma legato al passaggio su questa terra possiamo comunque fruire della possibilità dell’essere felici carpendo soprattutto nei piccoli gesti nelle nostre avventure quotidiane nelle esternazioni e introiezioni dei nostri sentimenti e della nostra intelligenza tutto il bene possibile di quella che potremmo definire la metafisica del quotidiano che lei riesce così sapientemente a rappresentarci…


Come dire, Maurizio, mi mette un po' in imbarazzo: Ma sapesse quanto mi piace, quanto placa la mia (innocente non so) ambizione l'idea di aver scritto un poema! E mi piacerebbe che somigliasse a un poema di quelli che ho ascoltato da bambino e ragazzo, un "cantare" che i miei cugini silvestri di Garfagnana venivano a cantare sul greto del mio fiume: Poemi orali tramandati da diverse decine di generazioni. Ah, quanto mi piacerebbe!

From Francesco Dezio
Semplicemente questo: Complimenti per la vittoria, Maurizio!
Un abbraccio


Beh, semplicemente questo: grazie.

From Luca
Che altro dire?
Visto che firmarmi i libri ti porta buono?
Bravo, màuri, bravo!


Grazie!!

From Annalisa
Bravo, ho letto adesso del premio (ieri notte dormivo della grossa). Un abbraccio.


Secondo me se dormivi della grossa era un gran bel segno di salute fisica e mentale.
Grazie

From Marina
Ciao Maurizio, un saluto. Passavo dal sito di Feltrinelli per caso (cercavo un libro di Fritjof Capra) e ti ho visto. Ogni volta che ti ritrovo - e ti ho conosciuto nel coraggio del pettirosso, qualche anno fa - sento l'odore selvatico della Lunigiana. Non l'ho perso neanch'io che sto a Firenze da diversi anni, ma forse il modo di vedere le cose non c'entra niente col posto che si sceglie per vivere. A volte mi chiedo se fossi rimasta lì, sarei la stessa persona? Forse bisogna girare il mondo per capire che il punto di arrivo è lo stesso che ci ha visto partire, ma il bello del viaggio non è tanto incontrare persone e posti nuovi quanto incontrare negli altri un pezzetto di se stessi. Grazie di cuore, forse tu non sarai tra i tuoi autori preferiti, ma tra i miei sì.


Il bello del viaggio Marina è, credo, quando hai davvero preso la strada e allora l'infinito rettilineo che hai davanti ti si rivela per un'impercettibile curva (nel tempo oltre che nello spazio) che ti riporta, sì, da dove sei partito. E ogni cosa che incontri è lì per portarti un pezzettino di te, proprio così.

From Claudio
Ciao Maurizio, innanzi tutto complimenti per il premio Strega. Ho terminato la lettura del tuo libro da qualche giorno e l'ho trovata intensa e morbida. Scorrendo le pagine mi è sembrato, specialmente in alcuni passaggi, di ritrovarmi in una dimensione simbolistica e quasi sognante. E' una mia impressione o dietro c'è una ricerca stilistica mirata alla creazione di ambientazioni oniriche?


Dirti Claudio che dietro c'è una ricerca stilistica mi sembra un po' troppo per le mie ridotte risorse di intelligenza letteraria. Posso dirti questo, però: la storia l'ho scritta dall'inizio alla fine in un momento molto particolare della mia vita, un momento di grande libertà d'animo. Qualcosa di somigliante a una lunga estasiante esperienza di scrittura automatica. Non avrei mai pensato di scriverla questa storia e non l'ho pensato davvero finché non l'ho vista finita.

From Sergio
Caro Maurizio, sono molto contento che tu abbia vinto il premio Strega: sincere congratulazioni! Non ho più potuto assistere a tue conferenze, né incontrarti in giro. Comunque spero ci sia presto qualche prossima occasione. Molti auguri per tua madre che credo sia in ospedale ma non sono sicuro. Spero che sia una cosa lieve. Io sono come te del '51 ed abbiamo molte cose in comune tra cui cari genitori anziani capaci di fare cose "a regola d'arte".
Un abbraccio


Ciao Sergio, Sì, mia madre è ancora all'ospedale e non è una cosa lieve. Ma ci incontreremo ancora, naturalmente.

From Marco
Rileggo una tua dedica su un tuo libro che ancora oggi continuo ad avere tra i primi libri nella mia personale biblioteca esistenziale e che continuo a far leggere ai miei studenti. Il libro: È stata una vertigine; la dedica: Per il prof. che crede in tante cose, da Maurizio che crede in tante cose. Io continuo a leggerti e a farti leggere, a parlare delle attese dell‚anno della polacca e della ricerca continua della bellezza anche in tempo di guerra, continuo a parlare di emozioni magari viaggiando in un arcipelago, e di racconti a spirale. Io continuo a credere in tante cose, e tu Maurizio? Spero tu possa tornare presto a trovarci a Pontedera magari per brindare con un bicchierino di Strega. Complimenti


Caro Marco,
Il fatto è che se smettessi di credere in tante cose non avrei più niente da fare. La mattina mi farei la barba come se fosse la grande occasione della giornata e me ne andrei in giro per la mia vita come se fosse già finita e ancora non me ne fossi accorto. A Pontedera ho solo buoni ricordi, ci rivedremo. E brinderemo con qualcosa di più adatto.

From: Annalisa
Egoismi e storie
Allora, vedi innanzitutto una quercia, al posto dei pini, è giovane, verde tenero, abbastanza alta da coprire la finestra, non fa gran ombra, ma un’impressione di ombra, e siccome a volte le impressioni sono così più reali della realtà, diciamo che mi sembra di gocciolare meno, sulla tastiera. Così mi sento ancora più in colpa, persino un po‚ cattiva, perché sono forse più al fresco di te, e perché per qualche minuto ho desiderato che le ragioni contingenti continuassero a costringerti a incontrarci qui, sulla rete. Poi mi sei venuto in mente a Torino, quando eri lì col tuo bastone, e dicesti che non era la prima volta che lo usavi, ma che non ti saresti fermato lo stesso. Perciò l’augurio è di saperti presto in giro per il Paese a raccontare storie, a chiudere cerchi di storie, come è successo a me quando ho letto di Un contadino in mezzo al mare, e dei Màuri Màuri, e qualcosa della Vertigine e sono riuscita a legare (e ho creduto di poter legare) tempi e spazi e accaduti diversi. Perciò oggi le domande sono due: è così grave essere, a volte, tanto egoisti da dimenticare che uno sta male, soltanto perché, in quel momento, fa in modo che tu, invece, stia bene? Ed è sbagliato volere sapere come finisce una storia?


No, Annalisa, non è così grave, visto che è quello che facciamo tutti (diuturnamente o a volte, a seconda della sensibilità di cui disponiamo). Credo che si possa fare in modo di regolare il bene e il male e farne una cosa non solo tollerabile ma anche desiderabile. Patire un poco perché tu stia bene, non essere ingordo perché tu non te ne dissangui. Non è una cosa impossibile, ti pare? E' orribile voler sapere come vanno a finire le storie, è una perversione e una malattia. Ci sono stati certi romanzi nella mia vita che mi hanno costretto ad andare a leggere le ultime pagine già a metà storia. Ma era per non morire di ansia, e dunque perché ero troppo debole di cuore. Se vogliamo sapere come va a finire una storia è perché in fin dei conti quella storia non ce la meritiamo.

From Marina
Ciao Maurizio, un saluto. Passavo dal sito di Feltrinelli per caso (cercavo un libro di Fritjof Capra) e ti ho visto. Ogni volta che ti ritrovo - e ti ho conosciuto nel coraggio del pettirosso, qualche anno fa - sento l'odore selvatico della Lunigiana. Non l'ho perso neanch'io che sto a Firenze da diversi anni, ma forse il modo di vedere le cose non c'entra niente col posto che si sceglie per vivere. A volte mi chiedo se fossi rimasta lì, sarei la stessa persona? Forse bisogna girare il mondo per capire che il punto di arrivo è lo stesso che ci ha visto partire, ma il bello del viaggio non è tanto incontrare persone e posti nuovi quanto incontrare negli altri un pezzetto di se stessi. Grazie di cuore, forse tu non sarai tra i tuoi autori preferiti, ma tra i miei sì.

Il bello del viaggio Marina è, credo, quando hai davvero preso la strada e allora l'infinito rettilineo che hai davanti ti si rivela per un'impercettibile curva (nel tempo oltre che nello spazio) che ti riporta, sì, da dove sei partito. E ogni cosa che incontri è lì per portarti un pezzettino di te, proprio così.

From Claudio
Ciao Maurizio, innanzi tutto complimenti per il premio Strega. Ho terminato la lettura del tuo libro da qualche giorno e l'ho trovata intensa e morbida. Scorrendo le pagine mi è sembrato, specialmente in alcuni passaggi, di ritrovarmi in una dimensione simbolistica e quasi sognante. E' una mia impressione o dietro c'è una ricerca stilistica mirata alla creazione di ambientazioni oniriche?


Dirti Claudio che dietro c'è una ricerca stilistica mi sembra un po' troppo per le mie ridotte risorse di intelligenza letteraria. Posso dirti questo, però: la storia l'ho scritta dall'inizio alla fine in un momento molto particolare della mia vita, un momento di grande libertà d'animo. Qualcosa di somigliante a una lunga estasiante esperienza di scrittura automatica. Non avrei mai pensato di scriverla questa storia e non l'ho pensato davvero finché non l'ho vista finita.

From Sergio Caro Maurizio, sono molto contento che tu abbia vinto il premio Strega: sincere congratulazioni! Non ho più potuto assistere a tue conferenze, né incontrarti in giro. Comunque spero ci sia presto qualche prossima occasione. Molti auguri per tua madre che credo sia in ospedale ma non sono sicuro. Spero che sia una cosa lieve. Io sono come te del '51 ed abbiamo molte cose in comune tra cui cari genitori anziani capaci di fare cose "a regola d'arte".
Un abbraccio


Ciao Sergio, Sì, mia madre è ancora all'ospedale e non è una cosa lieve. Ma ci incontreremo ancora, naturalmente.

From Marco
Rileggo una tua dedica su un tuo libro che ancora oggi continuo ad avere tra i primi libri nella mia personale biblioteca esistenziale e che continuo a far leggere ai miei studenti. Il libro: È stata una vertigine; la dedica: Per il prof. che crede in tante cose, da Maurizio che crede in tante cose. Io continuo a leggerti e a farti leggere, a parlare delle attese dell‚anno della polacca e della ricerca continua della bellezza anche in tempo di guerra, continuo a parlare di emozioni magari viaggiando in un arcipelago, e di racconti a spirale. Io continuo a credere in tante cose, e tu Maurizio? Spero tu possa tornare presto a trovarci a Pontedera magari per brindare con un bicchierino di Strega. Complimenti


Caro Marco,
Il fatto è che se smettessi di credere in tante cose non avrei più niente da fare. La mattina mi farei la barba come se fosse la grande occasione della giornata e me ne andrei in giro per la mia vita come se fosse già finita e ancora non me ne fossi accorto. A Pontedera ho solo buoni ricordi, ci rivedremo. E brinderemo con qualcosa di più adatto.

From Cristina
Caro Maurizio,
non voglio invaderti con un'intervista, ma volevo farti auguri e complimentinon rituali, anche in ricordo di una meravigliosa affabulazione sullaspiaggia di Sestri Levante e con la testa ancora piena di ricordi dellacomune esperienza al Cairo, del succo di melograno, del narghilé e deglistudenti e studentesse entusiasti e pieni di speranze -beati loro... Per cui permetti che una povera assessora poco incline ai messaggiintervistatori (in genere le interviste le subisco io) ti abbracci e tiauguri tutto quello che di bello e buono desideriCristina (Assessore alla Cultura della Provincia di Genova)


E certo che mi faccio abbracciare Cristina.

From: "Lady Ushuaia" Ciao Maurizio,
ora che ho preso confidenza son di nuovo qua. Oggi è il mio ultimo giorno di lavoro in biblioteca, ho portato una crostata alla crema per festeggiare e salutare tutti... anche i libri. Hai trovato parole bellissime per rispondermi: ho sempre desiderato un fratello maggiore, ma un fratello Maggiani è ancora meglio, anche se col mal di schiena. Grazie d'avermi accolta in famiglia!
Tania


Tania, Tania, le crostate alla crema non aiutano i libri ma i loro autori

From Bruna
Caro Maurizio,
volevo solo dirti che sono felice che tu sia finalista al premio Strega, e volevo dirtelo in questo “luogo” pubblico. Poi mi sono ritrovata a leggere tutte le lettere che ti sono state scritte e, soprattutto, le tue risposte e, come al solito, mi sono commossa. tu lo sai quanto io ami la tua scrittura, i tuoi racconti, i tuoi luoghi e la tua anima, le tue idee e i tuoi pensieri. Non posso dimenticare la sera che hai fatto centinaia di chilometri per venire in un paesino del Veneto a "raccontare delle storie". Non avevi , in quel momento, un libro da presentare. Ora il libro ce l'hai e io ti aspetto a settembre. Ti ricordi vero che abbiamo appuntamento il 23 settembre a Conselve?
Aspettando il 7 luglio... ti abbraccio forte.
ti voglio bene


Certo Bruna che mi ricordo!!!

From Tania
Ciao Maurizio,
scrivendo ho meno imbarazzo e posso darti quel tu che mi abortiva in gola quando ti avevo davanti, a Lucca, alla presentazione del tuo libro che è terminata con la distribuzione di caramelle. Ho reclamato l’ultima perché si trattava di Golia, e le golie per me sono un po’ come i tuoi duri duri, le caramelle che mi riportano all’infanzia - ne avevo sempre tre o quattro nella tasca del bianco grembiulino delle elementari - facevan parte della divisa scolastica insieme al fiocco blu e al fazzoletto. È stato un bel modo di concludere quel pomeriggio, me ne sono tornata alla stazione contenta, con in bocca il sapore di liquirizia a farmi compagnia mentre aspettavo il treno, scegliendo dedaliche cartoline il labirinto inciso sul duomo di Lucca – pochi giorni fa l’ho trovato citato anche da Terzani nella sua giostra – Meriterebbe una storia tutta per sé anche lui, come la pietra di “quei due” di cui ci parlavi a Palazzo Ducale. Ascoltarti è bello quanto leggerti, si fatica a crederlo. Come faticavo a credere alla bellezza di Mauri Mauri: da lì sono partita, casualmente, ad ascoltare le tue storie,in un agosto sul tacco d’Italia, con un libro prestato da amici. Effettivamente non ho contribuito molto a incrementare i tuoi diritti d‚autore, il primo letto a sbafo, l’ultimo preso in biblioteca. Anche la Vertigine, che tanto gentilmente mi hai dedicato prima di salire a richiamare tutti “ai primi banchi”, l”ho comprato usato (al Libraccio di Genova, però, sia messo agli atti!). Ma in questo modo ogni libro ha una sua storia aggiunta, la storia di dove, quando e come l’ho trovato, già segnato da altri sguardi. “Trovato” perché i libri mi piace cercarli, non voglio che sia facile come andare dal salumiere, fermarsi al banco e ordinare “un tanto all”etto, o a lettura. Un saluto e una buona estate da una bibliotecaria versiliese (ormai quasi disoccupata: dal 1° luglio tornerò lettrice non retribuita a tempo pieno)
P.S. Passato il mal di schiena?


No, Tania mi sa che c'è un unico modo perché passi il mal di schiena: cambiare vita. Cambiare la distribuzione dei pesi della vita sul mio corpo e sulla mia anima, equilibrare i pesi in bilico precario e inventare un qualche equilibrio per quelli affardellati alla rinfusa. E a parte la questione dei diritti -ovvero la questione del mio pane e del mio latte con i biscotti, delle mie mutande e del mio tabacco- il solo fatto che ti sia piaciuto leggere Màuri, màuri abbastanza da leggere un'altra mia cosa, ti fa sorella mia. Siamo veramente una piccola famiglia noi lettori di Màuri, màuri.

From Paolo
Nessuna domanda, solo un grazie per la sua amabile scrittura. Mi chiamo Paolo, sono genovese, ho 42 anni e ogni tanto ho il piacere di vederla in giro per la nostra bizzarra città .Ho letto, Il coraggio del pettirosso, Màuri, màuri, Il viaggiatore Notturno e soprattutto La Regina disadorna per la quale, la ringrazio profondamente, per la capacità di trasferire profumi di genovesità tra le pagine di un racconto che parla intensamente delle nostre solitudini, dei silenzi e del tempo che scorre, con serenità e senso profondo di appartenenza. Leggerla è un piacere che amo far condividere a tutti coloro i quali riescono a staccare i piedi da terra frequentemente pur camminando nel quotidiano.
Buon proseguimento, a presto


Magari possiamo salutarci quando bizzarramente viaggiamo la nostra bizzarra città. Che bello, di tutti i modi di pensare a Genova non mi è mai venuto in mente l'ovvia sua bizzarria. Come se non fosse una parola conveniente, mentre invece la è.

Da: Annalisa
Il perché
Sono Annalisa, quella di Gerolamo, nato sulla Magra, fuggito a Milano e morto a Varese. Lei è di Garibaldi, io sono di Gerolamo. Ma sono anche un‚insegnante e, poiché mi capita di dare compiti, se li danno a me cerco di farli bene. Così, visto che in cima a questa pagina ho letto che Maurizio Maggiani è disponibile a essere intervistato dagli utenti del sito Feltrinelli sul suo ultimo romanzo Il viaggiatore notturno, quando mi sono messa a scriverle, e l’ho fatto spesso, ho cercato di ricacciare indietro, o mettere da parte, altre curiosità, per parlare del viaggiatore, e del viaggio, e dei ritorni, e così via. Adesso, però, leggo una frase che già avevo sentito da lei, più o meno uguale, in altre occasioni: “Parlare di libri e in particolare dei miei lo trovo piuttosto noioso”. Allora, se non le sembra troppo impertinente, allora chiedo: perché? Perché questa pagina, che parte proprio da un libro, da un suo libro. Perché rendersi disponibile a una noia. O forse (e qui mi rispondo un po‚ da me), quelle righe iniziali non riguardano lei, sono lì per caso, per scusa, per un‚idea che poi si è trasformata? Ma rimane la curiosità: perché questa cosa? Perché decidere di corrispondere con un mezzo così allargato, a volte invadente? Da dove è saltata fuori l’idea? Da lei? Da altri? L’hanno fisicamente minacciata che se non si fosse prestato alla gogna postal-elettronica, guai a lei? E adesso che ci si è messo, come va? È difficile? Porta via tempo che potrebbe dedicare a guardare il computer in attesa di mettere le sue parole una dietro l’altra, per un’altra storia? Insomma, è contento di questa cosa? Anche se si parla di altro che non siano i suoi libri? Soprattutto se si parla di altro che non siano i suoi libri?


Sai che non lo sapevo che la pagina fosse intitolata così? Diciamo che per pudore e perché a un certo punto devo andare a a fare la spesa, evito di sbirciare dentro la mia roba nel sito Feltrimelli. Nelle mie intenzioni è uno spazio aperto alla conversazione assai più ampio di un'intervista sul mio ultimo romanzo. Del resto mi sembra che fino ad oggi abbiamo fatto in modo di parlare di molte cose. Immagino che non dispiaccia all'administrator del sito e al suo web master. Sono contento della piega che ha preso questa pubblica corrispondenza perché, per ragioni del tutto contingenti, ho dovuto rinunciare a quello che forse mi piace di più del mio mestiere: andarmene in giro per il Paese a raccontare storie e a incontrare gente che le vuole sentire. Gente che ha letto anche i miei libri e che è anche curiosa di loro, ma che è ben disposta ad andare assieme a me un poco più in là del loro orizzonte. Io ne so no felice perché, se così è, io parto con loro. E non me ne sto fermo impalato all'ultima pagina del mio ultimo romanzo. Sto gocciolando sudore sulla tastiera, in un pomeriggio che avrebbe un po' di respiro solo se fossi sotto i pini qui davanti. Con il fresco potrei chiacchierare e bere qualcosa e ascoltare sotto quei pini. Se potesse succedere speso e quasi dapperiutto questa corrispondenza sarebbe insensata. Il suo senso è propriamente succedaneo, almeno per me, di un luogo fisico che non è facile trovare. Eppure anche con questo mezzo così poco fisico qualcosa attinente la materia riesco ad immaginare e vedere. E questo mi fa bene.
A presto
M

From: Daniele
Caro Maurizio,
Devo confessarti che fino a qualche mese fa, per me non eri altro che un illustre e quasi conterraneo (sono di Carrara) sconosciuto: poi ho avuto il piacere di leggere Il coraggio del pettirosso e ne sono rimasto profondamente colpito. Da allora ho iniziato a leggerti con passione ed oggi grazie a questa iniziativa promossa dal sito della Feltrinelli ho la possibilità di domandarti quanto segue: " Caro Maurizio, Sono un giovane ventiseienne segretario di una sezione dei democratici di sinistra di Marina di Carrara, e nella nostra sezione, è capitato in passato come penso che continuerà a capitare in futuro, abbiamo invitato autori e scrittori a presentare le loro opere: io mi chiedevo se vista la vicinanza geografica tra i nostri paesi non ti presteresti per una bella iniziativa insieme a noi.
Cordialmente, Daniele Rocca


Caro Daniele,
Quello che mi piacerebbe fare in una sezione dei DS è di venire a discutere del perché e del percome non riesco a intravedere il sol dell'avvenire attraverso il la finestra aperta sulla realtà nella casa dei partiti di sinistra. E questo nonostante mi applichi ogni giorno ad aguzzare la vista e la certezza che per conto mio non arriverò mai abbastanza vicino all'orizzonte della futura umanità. Parlare di libri e in particolare dei miei lo trovo piuttosto noioso e infinitamente meno interessante. Che te ne pare? Naturalmente ti propongo temi poco adatti alla calura estiva, autunnali, diciamo così. Per intanto fai buon lavoro e sii felice di farlo.

From: Benedetta
Un pò di indirizzi per mandare racconti. Questo vorrei sapere... Mando in generale alle case editrici? Come funziona? Che fare? Come rendere un marasma scrittura? Come uscire da questa specie di malattia che mi fa sempre scrivere, che mi fa vivere come se stessi buttando giù pagine di un romanzo? Ho letto poco di tuo. Ho letto il coraggio del pettirosso, a Londra anni fa. Mi era piaciuto, ma poi son riuscita a dimenticarlo. Vi leggete tra voi scrittori? Tutti? Vi controllate? Hai letto Labilità di Starnone? E Da un altra carne di De Silva? Ma cosa sto domandando, forse non avevo molta voglia di scrivere, ho solo cercato di cogliere una chance in una giornata in cui non sento chances. Buone cose.
Benedetta


Mi sa Benedetta che ti deluderò. La mia vita non è scrivere, scrivere è solo il mio lavoro. La mia vita è più grande, spero. Non ho amici scrittori ma amici con la cui vita simpatizzo, gente a cui voglio bene. Non è gente dell'ambiente" e con loro non mi capita, per fortuna, di parlare un granché del mio lavoro. Non so cosa facciano gli altri scrittori, io leggo solo quello che mi piace, o penso che possa piacermi. Leggo perché voglio sapere un sacco di cose che ancora non so, perché voglio giocare anche, spassarmela e immaginare a più non posso. Non ho consigli da dare a nessuno, nemmeno a me stesso. Ma posso dirti in sincerità che se scrivere è un'ossessione, l'ossessione è una malattia ampiamente studiata. Raramente le malattie producono cose salutari, ma solitamente marasmi. Prova a camminare per boschi finché non rischi di perderti, prova a nuotare fino a temere di non avere più forze per tornare a riva: a volte aiuta a combattere efficacemente "scrittura selvaggia". Non conosco gli altri editori, ma so che il mio fa leggere ogni cosa che gli arriva, o perlomeno ogni cosa che possa essere letta senza uccidere l'incaricato.

From: Gabriella
Carissimo Maggiani, è tanto tempo che ti seguo, anche se non ho ancora letto proprio tutti i tuoi libri, ho cominciato da La Regina disadorna che continuo ad amare molto. Tu non lo sai, ma ci siamo incontrati, di sera, alle tue "chiacchierate" al Duse, che spero vorrai prima o poi riproporre: era un vero sollievo venire a sentirti il lunedì sera, sai com'è il lunedì, è sempre un giorno un po' difficile e la serata con te lo riequilibrava. Ho una mamma di 77 anni che ti segue su "Il Secolo XIX" e ritaglia per me che compro un altro giornale, i tuoi articoli della domenica. Lei ti ammira moltissimo, tra noi parliamo di te come se fossi un nostro amico. Adesso sta leggendo il tuo ultimo libro, che le ho regalato, e tra poche ore sarò li, in libreria, a sentire come lo racconti di persona. La cosa di te che trovo unica è che riesci a diventare una persona "vicina" e con te tutte le tue meravigliose storie. Grazie.
Gabriella e la sua mamma.


Che imbarazzo Gabriella -sai?- sapere che tu ci sei, lì davanti e io non ci vedo abbastanza da distinguerti. Credo che sarebbe l'unica cosa giusta ricambiare il gesto di amicizia e di generosità di un lettore che ti sceglie, di un ascoltatore che si ferma a sentirti, riuscendo a riconoscere ognuno, guardare negli occhi ciascuno. Cerco di farlo, ma mi ci verrebbe uno sguardo molto più lungo del mio. Ma ci provo, ci provo davvero, ogni volta e non credo che smetterò di provarci. ps. Per le serate al Duse in verità nessuno mi ha mai più chiesto di rifare qualcosa.

From: Inga
Ciao, piacere mi chiamo Inga!
Avevo 15 anni quando a natale mio papà mi regalò Il coraggio del pettirosso che delusione! Immagina una 15enne seduta a spacchettare regali... l'attesa... e poi un libro... non volevo crederci! per pochi istanti ti ho detestato! poi un pomeriggio, a dire il vero non molto felice, ho preso il vespino (una birra) e il tuo libro e sono andata a righi (ah, è vero... sono di Genova). L'ho letto in due giorni! da quel natale io e mio papà abbiamo un appuntamento: ogni volta che pubblichi un libro è costretto a regalarmelo (non so se quel natale papà ci abbia poi guadagnato!).Vorrei tanto essere in grado di fare ciò che fai tu! Adoro scrivere, mi è sempre piaciuto, ma non so dov'è finita la mia fantasia, l'ho persa da qualche parte pressapoco tra la fine del liceo e l'inizio della disoccupazione (tralasciamo l'università, tasto dolente) e non so più dove cercarla. Tu no! Riesci a scrivere e probabilmente a vivere sospeso tra la crudezza del mondo e il volo della fantasia. Ma come è accaduto, intendo quando hai iniziato a scivere il tuo primo libro? Ti sei messo davanti alla macchina da scrivere e.... un abbraccio


Ho fatto molte cose Inga prima di cominciare a scrivere. e quando l'ho fatto è stato per caso. Ti assicuro che avevo altri progetti per la mia vita. Ho cominciato con una lettera, sì. Quella che doveva essere una lettera d'amore per una ragazza che ai miei occhi risultava "senza cuore", una lettera che mentre la scrivevo - non avevo neppure esperienza di lettere a quel tempo - si è trasformata in qualcosa che un mio amico ha ritenuto essere un bel racconto, strano racconto ma bello. Futili motivi, come vedi, e in tarda età. Quella lettera l'ho iniziata che avevo appena compiuto 36 anni. Come lettera d'amore non è servita a niente, come racconto ha vinto un premio importante e ha cambiato la mia vita, o perlomeno il mio lavoro. Se hai delle cose da dire Inga, se le cose che ti preme dire sono "materia" e passione, prima o poi le dirai, troverai il modo di farlo. Perché questo accada devi essere libera, libera nel cuore, nelle mani e nel pensiero. E più grande dell'università, della disoccupazione, e della quotidiana deprimevole contingenza.

From: Annalisa
Ora provo a raccontarle io una storia, senza sapere se riuscirò a mettere tutte le parole al posto giusto; una storia che è nata fuori da me, da una mezza dozzina di lettere scritte quasi ottant'anni fa. Mi sono state date in un archivio e il compito era trasformarle in un racconto, inventato, immaginato, ma con le sue radici lì, un quelle poche, dense, bellissime lettere. È quello che ho cercato di fare, ma poi la curiosità mi ha presa, e ho anche cercato di scoprire chi fosse quest'uomo colto, ironico, un po' cattivo, che scriveva al Podestà del tempo prendendolo in giro, dandogli del voltagabbana, rivendicando quel (poco) di libertà che ancora poteva esistere nel 1929 per chi non la pensava come il governo dettava. Ho girovagato per biblioteche, archivi e Internet, scoprendo che il mio autore era un politico, un pubblicista, un traduttore; ho provato a bussare alle porte dell‚Anagrafe di Milano (la città da cui erano partite le lettere), e mi hanno detto che, sì, uno con quel nome aveva abitato lì dove dicevo io, ma era nato altrove, e morto a Varese. Sono stata a Varese, e ho avuto in mano il suo stato di famiglia, e ho scoperto che era nato in Lunigiana. E l'ho visitata, la Lunigiana, sono passata sulla Magra, su un ponte fisso che, ho saputo più tardi, era stato voluto e (in parte) pagato, dal padre del mio scrittore, e questo padre si era poi ucciso, probabilmente oppresso dai debiti che non riusciva a restituire. E poi ho saputo di suo fratello, che lasciò la sposa ad attenderlo sull'altare mentre lui girovagava sulle colline, a caccia di chissà che. E poi ho saputo di lui, che ha lasciato giovanissimo la Lunigiana, è andato a Milano, ha lavorato con Benedetto Croce, e per La Sonzogno, e ll Corbaccio, è diventato amico di Mussolini, e poi nemico, più avanti, e intanto ha raccontato i suoi tempi, la sua epoca, con una lucidità che ancora oggi mi stupisce. E ha avuto dei figli, tre sono ancora vivi, sparsi per il mondo, uno di loro ha più di ottant'anni e la settimana prossima verrà a trovarmi; un nipote è ancora in Lunigiana, vicino alla Magra, e un pronipote è a Genova, nello stesso ospedale dove lei, ha raccontato una volta, è stato portato, bambino, da suo padre. E io penso a tutti i fili che si intrecciano e alle coincidenze che io vedo in tutto questo. La storia l’ho poi scritta, cercando di raccontare non un’invenzione, ma la realtà. Tuttavia, poiché raccontare la realtà è ovviamente tanto difficile, alle volte sono andata oltre, e alle volte mi sono fermata al di qua. Ma la cosa più bella sono stati i mesi che ho passato cercando quest‚uomo, e scoprendolo a poco a poco, fino a ritrovarlo nei pochi suoi libri che sono riuscita a toccare, fino a risentirlo nella voce di suo figlio, fino a vederlo nell'unica sua fotografia che ho avuto in mano e che, di botto, me lo ha reso reale. E adesso la cosa migliore che posso fare è ricordarlo, e ricordarlo agli altri, perché c'è un po‚ di giustizia anche nella memoria, non crede?

Perché l'unico atto di giustizia che possiamo fare, noi che non abbiamo mani per costruire case e fare pane, è dare voce alle vite che abbiamo incontrato. Perché una vita senza voce si dissolve nel nulla e il racconto di una vita la rende grande quanto lo spazio e il tempo che riesce ad attraversare, maestosa quanto la sua forza, degna quanto la sua sincerità, bella quanto la sua convinzione. E la storia dell'uomo che hai incontrato è appena cominciata, tu sei l'elastico che l'ha lanciata in aria. E quell'uomo ha appena iniziato il viaggio che alla fine lo porterà a casa, tra noi. Grazie, grazie davvero per il tuo regalo. Naturalmente mi piacerebbe sapere ogni cosa, ma forse riuscirò a saperla.

From: Tiziana
A Maurizio
Ti ho incontrato una sera di maggio e non avrei voluto lasciarti più.
Magia di in incontro.
Mi hai scritto una dedica : " A Tiziana , perché sa vedere le rose". Quanto ho pensato a questa frase! Avrei voluto risponderti: " Tu, continua a coltivarle, a fotografarle, a curarle perché sono così rari gli uomini che amano la delicatezza e la bellezza in questo tempo di guerra, di potere, di denaro, di immagine, di carriera, di corsa……
Ti ho "annusato" un giorno in TV ed i miei piedi mi hanno portato vicino a te,
Ecco, penso che la sincronia di un incontro sia l’esperienza di bellezza più alta che un uomo possa fare nella vita.
La condivisione del dolore, il farci compagnia nel dolore, lo specchiarsi ed il trovarsi: questo è bellezza per me.
Scrivendo questo libro "mi hai toccata", " mi hai preso il viso fra le mani", mi hai consolato ed ora ti porto con me.
"L’essenziale è che ti ho incontrato".
Quando ti penso, penso alle mani grandi da tappollista di tuo padre, a questo padre grande che tutto risolve con le mani e poi penso alle tue mani disarmate nel cuore della notte di Tuzla.
Ma sapessi quanto sanno consolare le tue mani!
Sono giorni che il tuo libro viaggia fisicamente accanto a me, persino nella stanza dove lavoro e dentro casa da una stanza all’altra.
Guardo la tua calligrafia che mi parla di te e mi ricordo della tua voce.
Tu, con il tuo narrare, mi hai fatto perdere la cognizione del tempo e dello spazio.
Spero tanto di poterti incontrare di nuovo ad un incrocio di qualche strada della vita.
Avrei tante cose da raccontarti.
Perché a te so di poterle raccontare.
Ti è mai capitato "di essere arrivato troppo tardi ad un appuntamento" e di averlo capito dopo?
Sicuramente un padre arriviamo a conoscerlo avanti nel tempo, ma penso che sia fisiologico per diventare indipendenti e diversi.
Nella vita, però, vorrei essere più attenta perché in genere le persone più belle sono anche le più nascoste e silenziose.
E poi i tempi della conoscenza e della maturazione spesso non coincidono.
Infine, poi, ho un rapporto non propriamente idilliaco con la memoria che mi decolora i particolari e le sfumature. In genere ricordo vivamente le esperienze difficili. Dimenticando invece il volto dei miei figli che "stanno crescendo e crescendo e crescendo" ed io non riesco a trattenere il loro volto.
La vita è incontrarsi, ma è anche perdersi e prepararsi al distacco. Che rapporto hai con la memoria?
In passato ho scritto tanto soprattutto quando stavo male. Oggi ho sentito forte l’esigenza di uscire fuori allo scoperto, nonostante la mia timidezza e la mia inadeguatezza, per ringraziarti per quanto mi hai voluto bene scrivendo questo libro. Con molto affetto


Mi ricordo di Tiziana che sa vedere le rose. Chissà se Tiziana le ha viste fiorire, sfiorire e di nuovo fiorire in questi giorni. se ha visto come le rose rosse antiche seccano sulla rama senza perdere bellezza, ma come accomiatandosi in se stesse.
No, non ho mai mancato ad un appuntamento, gli appuntamenti non si mancano se non per crudeltà e intenzione. Crudeltà verso se stessi, anche. Si possono, questo sì, perdere gli incontri, sbagliare incrocio, per sbadataggine quasi sempre, qualche volta per l'intenso traffico nella tua anima. E' dai fortunati incontri che nascono gli appuntamenti. E quelli proprio non è possibile disonorarli.
Quando mi penso mi vedo come una colonna traiana con tutta la storia avvolta attorno al mio corpo. La storia mia e di tutti quelli che ho toccato, appena sfiorato. Così me ne vado in giro un po' pesante e un po' buffo. Ma la memoria che ho incisa attorno al mio corpo non è la cronaca di ciò che è stato. E' ciò che di tutto quello che ho vissuto è diventato storia, storie. Intime, interiori e anche da offrire, ma spesso da ascoltare andando.
Grazie di volermi bene. Sii felice


From: Ilaria
gentile signor Maggiani,trovo che le coincidenze siano troppe per cui nonostante mi vergogni un po' provo a scriverle. Spiego cosa intendo per coincidenze:nonostante abbia 39 anni , ho cominciato da pochi giorni a provare a scoprire e usare questo mezzo che trovavo cosi' ostico e siccome adoro leggere il primo approccio l'ho fatto entrando in siti relativi a libri. Contemporaneamente ho cominciato e divorato il suo libro "La regina disadorna". Non avevo mai letto nessuno dei suoi libri,nonostante mi fosse stato piu' volte suggerito dai miei cugini. L'estate scorsa su una bancarella quel suo libro mi ha chiamato ma gli ho risposto solo in parte perche'  l'ho comprato ma riposto nella mia libreria.Io credo davvero che i libri mi accompagnino nel mio viaggio e ognuno di loro vada bene per un dato momento e non per un altro."La regina disadorna" mi ha accompagnato in questo tratto di strada e per puro caso oggi entro nel sito della feltrinelli e leggo che noi lettori potevamo comunicare direttamente con lei. Confesso di non aver letto il suo ultimo libro ma vorrei ugualmente ringraziarla (come è difficile spiegarlo a parole!!)perchè mi permette leggendola di far emergere e vivere emozioni che ho dentro, come un fazzoletto colorato stropicciato(pulito!!) che da sola non riesco a togliere dalla tasca e sventolare.Mi dispiace essere cosi' confusa ma è proprio la domanda che vorrei farle:come riesce a riordinare la ricchezza di mondi interiori,di colori,di suoni,di odori per farla sgorgare su una pagina bianca cosi' chiaramente proprio con le parole giuste al posto giusto,come fossero anche mie,proprio mie? Mi scuso anche per la lunghezza, ma volevo davvero tanto ringraziarla. Un abbraccio affettuoso.


Sai, Ilaria, proprio non lo so com'è che metto tutte le parole giuste al posto giusto perché poi tutto funzioni così bene come tu dici. Voglio dire che non ho una scienza la riguardo e neppure una vera intelligenza. Mi metto lì la mattina e fatico, questo sì, fatico fisicamente, come un fornaio, un muratore. Tutto quello che faccio, faticando, è trasformare in oggetto, perché la scrittura è un oggetto, è materia, quello che ho da dire, che mi preme di dire. Le storie non mi nascono sulla tastiera, ma da qualche parte laggiù, in quello che il vecchio Ungaretti, chiamava "il porto sepolto". La fatica è di portarle in superficie e distenderle sullo schermo, come un sommozzatore fatica a tirare su un'anfora per poi lasciarla ad asciugare sulla spiaggia. Grazie di avermi portato con te.


From: Laura
Gentile Maurizio, vorrei ringraziarti per uno dei libri più belli che ho letto.
Il Coraggio del pettirosso è diventata una strenna abituale da regalare ad amici che ancora non hanno avuto la fortuna di leggerlo.
Ho letto e leggo tantissimo, saltabeccando tra generi e scrittori, non saprei dire quello che amo di più, ma ho dei libri del cuore, il tuo è uno di questi, in compagnia delle memorie di Adriano e l’Opera al Nero, Pascoli del cielo, L’amore al tempo del colera, Il giorno in cui Teresa litigò con Dio, Donna Flor e tanti altri. Capisco che un libro è perfetto quando sento gli odori dei posti e delle persone, è il senso che, secondo me, sta al libro come l’immagine al cinema.
Come è nato il tuo viaggio nel tempo? Come sei riuscito a legare il Magra, Ungaretti (che tu mi hai fatto scoprire e non finirò mai di ringraziarti per questo, il Deserto?
Hai qualche buona lettura da consigliarmi? Cosa leggi tu?
Grazie di tutto

La Magra, Laura, il mio fiume è un fiume femmina.
Sai? Ho letto tutti i libri che tu hai elencato e è come se avessi dato un'occhiata qui di spalle alla libreria dove tengo le cose che non voglio dimenticare. Ma sai una cosa? Non credo di aver mai scelto davvero. Ho letto tutto, di tutto, e continuo a farlo. Prediligo i libri usati e le edizioni economiche perché voglio poter consumare leggendo. Ho perso o mi sono stati rubati gran parte dei miei libri e non me ne doigo un granché: Non ho consigli da darti perché non ne ho per me, per disciplinarmi e diventare un adulto ragionevole nell'uso del suo tempo. Le mie storie sono tutte nate agli incroci, dalla combinazione di infinite piccole scoperte e incontri. Le mie storie sono il mio gioco che gioco standomene alla fine di tutto quanto per conto mio seduto sul mio uscio a ripensare.


From: Annalisa
Non riesco a dare subito del “tu” a persone che non conosco bene, benissimo. E non riesco a pensare nemmeno che, con tutto quello che ho letto, e che ho ascoltato, firmato Maggiani, io possa dire di conoscerla. E siccome non posso continuare con le acrobazie verbali per cercare di non darle del “lei”, che mi sembra lei non chieda, e di non darle del “tu”, che per il momento non mi viene, ecco, credo che le darò del “lei”, e amen, cercando di convincerla che vi è del buono anche in questa apparente distanza del discorso in terza persona. Così, le chiedo se in questo viaggio continuo che, a quanto pare, ci riguarda tutti; in questi incontri così frequenti; in queste frequenze aumentate a dismisura dal mezzo che sta usando, la posta elettronica ‘pubblica'; in questo pericolo di sommersione assoluta nella folla che preme; in tutto questo, non c’è nulla che le fa un po’ paura? O che inizi a farle pensare che, forse, non ne valeva la pena, che è troppo?


In tutto questo ci sono io qui, mentre l'acqua della pasta ormai bolle e fuori le galline del vicino stanno chiocciando in piena città, che rimango io anche scrivendole questa breve risposta. Io che ho la mia anima e il mio corpo non proprio meravigliosi ma pur sempre più grandi di internet, del mio lavoro, delle mie storie. Non ho paura perché so che non è di tutto ciò che morirò e vivrò. e penso che ne valga la pena perché, mentre mangerò la mia pasta, tornerò a pensare a lei e agli altri che hanno voluto fermarsi un momento a salutarmi. Mi piace ricambiare i saluti e vivo in una via dove ancora ci salutiamo per strada.


From: Francesca
Caro Maurizio, sono di nuovo Francesca (Lucca sogno), scusa se ti importuno nuovamente.
Gli arterosclerotici sono 2 perchè assolutamente non posso darti alcun spunto sui "sogni" di quel pomeriggio.....forse perchè erano proprio sogni e al momento del risveglio da quel "magnifico sogno" la quotidianità ha fatto sì che dimenticassi, in ogni caso l'impressione era così piacevole che forse è meglio rimanere con la suggestione suscitata, figlia di quel magico pomeriggio.
I miei sogni sono le motivazioni che ogni giorno mi permettono di intraprendere il viaggio della conoscenza, di qualsiasi tipo, che possa soddisfare ogni mia curiosità.


Sì, d'accordo, i sogni del resto non devono dilagare, non vogliamo ammalarcene ma viverne.


Froma. anna laudati
salve sono anna laudati giornalista, curo una rubrica di libri su internet e spesso scrivo recensioni. il mio intento e' quello di portare i ragazzi verso la lettura. inoltre lavoro nel no-profit , mi occupo della comunicazione. sono cattolica praticante e mi ha colpito il commento che c'e' al libro. non ho mai letto nulla di te, ma con te convengo che solo viaggiando nel buoi si ci ritrova e si ritrovano la vita e gli affetti.
dimmi, perche' dovrei consigliare il tuo libro? a volte mi chiedo se i nostri ragazzi, ( premetto che non sono anziana, sono trentenne) possono e vogliono addentrarsi in discorsi cosi' profondi. allora dimmi tu perche' consigli di leggere questo tuo nuovo libro


Anna, il fatto è che non consiglio il mio libro. Secondo me ci sono letture assolutamente più importanti dei miei libri per la crescita di un ragazzo. Sono sinceramente convinto che Grandi Speranze di Charles Dickens o It di Steven King, tanto per fare due esempi, siano assolutamente indispensabili per un ragazzo o una ragazza, mentre non ne trovo uno tra i miei romanzi anche solo paragonabile a quelli. Del resto non consiglio i miei libri nemmeno agli adulti, visto che non sono tra i miei autori preferiti.
Fai un buon lavoro perché quello che fai è prezioso.


From: Milena
Ciao Maurizio,
scusa se ti do del tu, ma leggendo i tuoi libri ed ascoltando le tue parole, mi pare di conoscerti da tanto tempo.
Ti sento molto vicino a me, sia perché siamo quasi coetanei (ho 51 anni), sia perché condividiamo esperienze simili (siamo quasi conterranei; io abito ad Arcola, al di là del Magra).
Ti scrivo per renderti partecipe di una cosa bellissima che mi è capitata ieri sera.
Ho pensato a te,inesauribile ed ammaliante narratore di storie, perché quanto ho provato ieri sera ha a che fare proprio con la magia delle parole.
Cerco di riassumere in breve:
l'estate scorsa ho scelto la Giordania per un viaggio di una settimana. E' stata un'esperienza molto coinvolgente anche grazie alla sensibilità della nostra guida giordana, Mahdi.
Di ritorno dal viaggio ne ho inserito il resoconto nel sito di "turisti per caso" (l'ho già fatto per altre destinazioni, per condividere con altre persone le mie esperienze, ma anche per fornire documentazione e/o consigli sui paesi visitati).
E ieri sera la telefonata, inaspettata quanto graditissima, di Mahdi.
Mi ha chiamato per ringraziarmi: molte persone di vari gruppi con cui ha lavorato quest'anno, gli hanno riferito di aver scelto la Giordania dopo aver letto il mio resoconto!
E molti turisti chiedono proprio di Mahdi....
Ci siamo entrambi commossi: ieri sera non potevano farmi regalo più bello.
Ho pensato alla malìa delle parole: per una volta, forse, sono riuscita ad esprimere sensazioni impalpabili e a comunicarle a persone che io non conosco.
Scusami, ma avevo voglia di condividere quest'emozione
Un abbraccio

Sì, Milena, è sempre successo così, così da qualche migliaio di anni: che qualcuno si faccia una passione di ciò che ha visto, toccato, sentito, e la sua si fa una passione così grande da compiere il miracolo di darsi voce. Voce dell'anima, canzone, così che la gente che passa accanto si ferma ad ascoltare.
Buon viaggio Milena


From: Loretta
Quando descrivi l'uomo accucciato per terra davanti al mistero del pane. Ne fai un sacerdote, un mago, un uomo perfetto in una solitudine perfetta. In quella scena, in quella poesia, ho trovato il concentrato della bellezza del libro. E forse della vita.
Ti ho sentito parlare alla fiera del libro e ancora non l'avevo letto. Hai raccontato e la tua voce si è fatta musica per incantarci. Ci hai fatti compagni del tuo viaggio come tu lo sei stato delle rondini o degli orsi o degli esuli di ogni guerra. E alla fine eravamo tutti lì seduti immobili in una sala e nessuno di noi era più lì, stavamo andando con te e con il resto degli uomini senza pace in giro per il mondo, chissà dove.
Io non sono un viaggiatore, come tanti ho pensato spesso di diventarlo, di raccogliere poche cose in una borsa, di chiudermi la porta alle spalle e di cominciare ad andare, semplicemente andare.
Cosa ci trattiene è spesso più un’alchimia che una paura. Per molti credo che si sveli col passare del tempo, dando un senso a quella scelta, alla decisione di restare. Non so ancora cosa sarà per me. Io ogni giorno vado, ma non sono un viaggiatore, perché ho una meta e conosco già la mia strada, la mia traiettoria è circolare, un'andata e un ritorno, un arrivo e una partenza che si toccano, che coincidono sempre. Forse come una rondine che non sa volare, mi piace correre, mi da serenità, è un richiamo, una cosa necessaria, che sta scritta chissà dove e proviene da molto lontano. Sono tanti gli incontri che si fanno in quei chilometri che si coprono a ritmo regolare, col respiro che lentamente ci porta fuori dal mondo e dentro noi stessi. Sono uomini che si muovono ai margini di tutto, come schiacciati sullo sfondo della scena di un teatro, figure piccole piccole e quasi impercettibili a occhio nudo. Ma la corsa mi regala una lente d’ingrandimento ed è impossibile non notarli. E grazie al viaggiatore notturno ho finalmente capito che sono loro i veri compagni del mio viaggio. Sono incontri.


Allora sai, Loretta, cosa succede quando la corsa ti porta oltre lo spazio dei tuoi polmoni, quando il debito di ossigeno che hai contratto con il tuo corpo trasforma la tua percezione delle cose e di te stessa in quella specie di sottile delirio che chiamano "euforia del podista". Quando incomincia un altro viaggio, in un altro luogo, in un altro mondo. Ed è un viaggio da cui torni senza niente da raccontare, ma con qualcosa che porti con te come una visione di un senso ulteriore, di un paesaggio dell'altrove. E tu sei parte di questo e parte di te è ogni cosa incontrata, un albero, un sasso, una figura.
Grazie per avermi fatto compagnia per un tratto di strada


From: Paolo Basso
Gentile Sig. Maggiani,
le vorrei porre un quesito 'letterario'. I miei genitori mi hanno raccontato, fin dalla più tenera età, migliaia di
aneddoti, storie, impressioni, sulla loro vita, sulla vita dei loro cari, e sul mondo che li attorniava. Racconti di guerra, d'amore (esilarante, secondo me, il racconto del loro incontro...), di fame e di speranze...insomma, la vita di persone nate tra il 1926 e il 1929. Intendiamoci, niente di strano, credo che ognuno di noi abbia ascoltato
tantissime di queste storie.
Io ho sempre avuto il pallino dello scrivere, purtroppo un sogno che non ho saputo (e potuto) coltivare. Ho preso un'altra strada, quella 'arida' dell'informatica, strada che però sembrava garantire, ai tempi del diploma (ora non è più così) un lavoro. Ma il demone della scrittura ogni tanto mi riprende. Soprattutto (mi creda, non è piaggeria) quando leggo i suoi libri, o quelli di Pennac, di Benni, di Coe, per esempio.
Ci riprovo, ma dopo qualche tentativo, mi devo arrendere. Le idee si accavallano, le parole vengono con difficoltà, tutti i racconti mi sembrano degni di nota ma una volta sulla carta mi sembrano non andar bene...e più di tutto, poi, mi 'frega' l'inizio: cominciare un capitolo, una frase, è sempre un dramma. Ci provo, cancello, ci riprovo, e dopo un po' smetto.
Per farla breve (come vede, anche per chiederle un consiglio ho scritto trenta righe, probabilmente sono proprio incapace) Le volevo chiedere: esiste un metodo che voi scrittori usate per razionalizzare il modo di scrivere? Un modo per raccogliere le idee e per cercare le frasi giuste? E comunque, Lei potrebbe darmi qualche consiglio?


... Sai una cosa che ti deluderà in modo irreparabile? Non ho una ricetta da darti, né un buon consiglio. Perché io per primo non ho ancora capito bene come sia successo che un giovanotto che prendeva come massimo voto in Italiano tra il 5 e il 6, si campi oggi da vivere scrivendo romanzi.
Penso però, sinceramente, una cosa: tutti abbiamo un nostro racconto interiore, un romanzo che vive e prospera dentro di noi. Pochi tra noi sanno portarlo alla luce. Un po' come il falegname e il muratore che sanno trasformare in materia ciò che portano dentro di sé circa la propria casa, il proprio tavolo. E' una vita che so quale è la mia casa, ma non sono mai riuscito né mai riuscirò a trasformarla in materia.
Un piccolo suggerimento te lo do: mettiti un giorno che puoi permetterti di dedicare esclusivamente a questo a scrivere la prima cosa che ti viene in mente, senza programma e senza controllo superiore, vedi se continui a scrivere e per quanto tempo, vedi se ti piace mentre lo stai facendo a tal punto che non vorresti cenare per non fermarti. Alla fine non rileggere, ma lascia riposare ogni cosa per un po'. Poi, un giorno che hai un po' di tempo, ma non troppo, rileggi e vedi se ti vergogni di quello che hai fatto o continua a piacerti. A quel punto hai trovato un punto di partenza, e solo quello. Ma è qualcosa.


From: Francesca
Caro Maurizio,
sono stata al tuo incontro a Lucca, ho molto apprezzato la tua disponibilità e ti ringrazio anche perchè mi hai dato input per associazioni (cura delle rose- piccolo principe) e considerazioni personali sul periodo che sto vivendo.
Purtroppo mi sono dimenticata la considerazione che hai fatto sui sogni...potresti per favore concedermi un bis su questo argomento?


Scusami Francesca, ma credimi se ti dico che non me lo ricordo. Ho tenuto una decina di conversazioni da quel giorno di Lucca e cerco ostinatamente di dire ogni volta qualcosa di diverso. E sono vecchio e stanco e arteriosclerotico pure un po'.
Non sai dirmi altro che mi possa dare una mano?


From: Elisa
Buongiorno, Maurizio
Il mio nome è Elisa.
Ti prego di perdonarmi se ho la presunzione di rivolgermi a te in seconda persona, ma, nella mia ignoranza che rimane sempre troppo ampia, credo che uno scrittore sia un amico, qualcuno con cui si condivide, sia pure in tempi differenti, una parte di
vita. Ho letto, credo, tutti i tuoi romanzi, a parte l'ultimo. Non ho domande da porti... o, in verità, ho
il timore che, se ne avessi, sarebbero inopportune, rendendomi conscia dei miei vuoti culturali.
Volevo solo ringraziarti... per le emozioni così intense e sfavillanti che riesci a regalare.
Non è facile, in questi tempi dominati dal dubbio e dall'apparenza.
Solo una piccola osservazione... Ho notato che l'amore, in aspetti differenti e insoliti, compare spesso tra i tuoi scritti.
Tu credi che esista? O è solo un'invenzione dei poeti...
Ciao, e grazie.
Un sorriso.


Dice il Vangelo dei cristiani, e io condivido totalmente, che nessuna domanda è inopportuna Elisa, se è posta in cerca di verità e giustizia e amore. Dopodiché se solo tu avessi un'idea delle mie carenze culturali avresti un atteggiamento assai meno reverenziale.
Come puoi chiedermi se l'amore esiste? Come puoi chiedertelo tu stessa?
Ti sei mai sinceramente chiesta se esiste l'universo di cui intravedi la tua piccola parte aprendo gli occhi al mondo? E ti servirebbe davvero a qualcosa chiederti se l'universo esiste o è solo apparenza? I poeti non hanno mai saputo inventare niente e non è nemmeno il loro lavoro quello di inventare. I poeti raccontano quello che vedono e sentono e toccano o pensano di aver visto ecc. magari anche solo sognando.
L'amore esiste perché, tanto per cominciare, esisti tu che te lo stai chiedendo.


From: Roberto Filippini
Caro Maurizio, scusami se mi permetto di darti del tu, ma un po’ di te ha viaggiato con me su treni sempre in ritardo, è stato sveglio notti alla luce di una piccola lampada, si è sostituito a noiosi libri di testo universitari. Ho amato e amo tutti i tuoi libri che ho letto, su tutti il mio preferito rimane Il coraggio del pettirosso. Ho appena finito Il viaggiatore notturno, e anche in questo romanzo ho apprezzato molto le parti in cui il protagonista racconta e ricorda la figura del padre. Ogni volta attraverso le parole e le gesta del figlio, rivive ciò che era il padre, e trovo che pochi autori italiani contemporanei riescano in questo sottile passaggio, con la semplicità e la freschezza mista a dolce nostalgia che tu metti nelle tue righe. Potresti regalarmi e regalarci qualche altra parola sul rapporto padre-figlio, e perché no, sul tuo rapporto con tuo padre?
Continuerò sempre a leggerti, e a consigliare agli amici più cari i tuoi libri…
Grazie. Un abbraccio.


Qualche parola è ingiusta. Dovremmo incontrarci in qualche treno in ritardo, io ne trovo almeno mille in un anno così, e aver tempo, tutto il tempo, perché le parole sul padre siano dignitose e amorevoli.
Ma voglio dirti una cosa. Io ho imparato a voler bene a mio padre tardi nell'età mia. Per molto tempo della mia giovinezza, e lo trovo giusto e necessario, ho contrastato la strada che mio padre mi indicava, mi son messo per strada scegliendo accuratamente la direzione a lui più lontana e ignota.
Poi, avevo 40 anni, ho visto mio padre piangere. Sono stato lì con lui che piangeva e il gesto che mi è venuto da fare è stato di scarruffargli i capelli. Come si fa, come so fare, con un bambino che va consolato. E l'ho consolato del suo pianto. Quel giorno sono diventato padre di mio padre. E ho cominciato a volergli bene davvero e a riconsiderare la sua storia con libertà di animo. E ad ascoltarlo con mente sgombra.


From: Annalisa 
Se Maurizio è un po' nel viaggiatore notturno, se anche lui viaggia e continua a viaggiare e crede e spera di continuare a viaggiare, viene, però, da chiedersi se questo non sia quasi una condanna; o meglio, se sia sbagliato credere e sperare di poter anche mettere radici, e fermarsi, ma fermarsi proprio, e lì trovare ugualmente incontri e tavolini e chiacchiere.
Insomma, è soltanto il viaggio che ci fa vivere?
Non si può proprio raccontare di chi sta fermo, e non chiede e non avrà altro, ma riuscirà ugualmente a vivere (non sopravvivere!), e a vivere bene? di chi trova sostio (che bella parola, davvero!) e decide che è lì che vuole stare, e non altrove, e non più altrove?


Sì, Maurizio è un po' nel viaggiatore notturno, e lo è propriamente in quel modo di viaggiare nella notte dove nascono e crescono i racconti della vita, attorno a quei fuochi dove i viaggiatori si mettono al sostio dal freddo dal buio. Mettere radici è una grazia e un privilegio, un gesto del coraggio inesausto di chi ha abbastanza sguardo per non aver bisogno di andare incontro alle cose da vedere. Ulisse fece alla sua donna quello che è senz'altro il più bel dono di nozze: un talamo nuziale intagliato nel ceppo vivo di un ulivo millenario. LA casa degli sposi fu costruita attorno a quel talamo. Niente di più esplicito in fatto di radici, del mettere radici. Salvo poi che in quel letto Ulisse non ci ha passato una sola notte per vent'anni. Ci vuole un grande coraggio e una grande saggezza a scegliere di costruire la propria vita attorno alle radici millenarie di un ulivo. Ma ci vuole anche la grazia, il dono di saperlo fare. E chi va, chi non si stanca di andare, lo fa perché sa, o immagina, o spera, che quel dono gli è di diritto e spetta a lui, altro non gli resta da fare, che andargli incontro.

From Luciano Stolfi
Egr. Dott. Maggiani, colgo la presente occasione per ringraziarla di aver scritto un libro che io ho letto qualche tempo fa, "Il coraggio del pettirosso", che vinse il Premio Campiello. Da un pò di tempo, per orientarmi nella scelta e nell'acquisto dei romanzi, ho deciso di seguire le indicazioni dei premi letterari. Mi sono detto: "Se un libro è premiato, avrà senz'altro 
valore". Invece, con mio rincrescimento, ho notato che non è sempre così. Spesso vengono premiati libri che saranno pure scritti bene, ma che non hanno una visione del mondo, di vita, un universo morale che stimoli il lettore e lo arrichisca. Tutt'altro effetto mi fece il suo "Il coraggio del pettirosso". 
Dentro c'era un intero universo, tutto un mondo reale e fantasmagorico al tempo stesso. Il suo libro è di quelli che non dimenticherò, e che ha arricchito molto il mio animo. Autori come lei si situano sulla scia dei grandi scrittori 
italiani ora, purtroppo, scomparsi: Calvino, Pavese, Vittorini, Moravia, Morante, Pasolini. Nel mare poco edificante della narrativa contemporanea lei è davvero un faro di luce, un autore che illumina il cammino verso la comprensione della realtà. Grazie. Cordiali saluti.


Luciano, tu mi confondi e mi abbagli. Fossi quello che dici tu non avrei vinto il Campiello o il Viareggio, ma un posto in paradiso. e so che non ci andrò. MA ti ringrazio, davvero, per la tua stima. Io non disprezzo i premi letterari, tant'è che ci vado pure e pure mi piace vincerli. ma non per questo sceglierei le mie letture dal palmares dei suddetti premi. Questo significa, naturalmente, che non sceglierei neppure me stesso. Una buona metà dei libri che mi sono piaciuti, che mi hanno fatto bene, li ho trovati rovistando nei tascabili ammucchiati in qualche cartolibreria di provincia. Non è un modo scientifico di scegliere, ma per la legge delle probabilità è un modo migliore del tuo.


From Marco
Buongiorno Maurizio, 
ho una richiesta da farle, forse sembrerà strampalata ma nasce da una profondo rispetto nei suoi confronti, nei confronti del suo lavoro e dall'affetto che ho per una Amica. 
E così volevo sapere se esiste una remota possibilità di presentarla anche a lei, di poter passare qualche momento insieme, solo per parlare un po'. 
Tra qualche settimana questa Amica (la mia Amica) compie gli anni ed io vorrei poterle regalare questo, perchè ama ciò che lei ha scritto, perchè quando mi racconta dei sui libri riesce a trasmettere emozioni, così vere ed intense, che forse non riuscirei a provare nemmeno se li leggessi io e perchè, se è la Meraviglia di Persona che è, oltre che per la sua storia, lo è anche per ciò che legge. 
Ho già provato a regalarle questo, siamo arrivati da Parma a Castelnuovo (...il senso migratorio) ma purtroppo non è stato possibile conoscerci e so anche che a quarant'anni, con richieste del genere, si rischia di sembrare infantili, ma non importa, in fondo è solo il desiderio di stare tra persone che hanno storie affascinanti da raccontare... 



Allora, senti, una remota possibilità esiste. Se non altro perché tu hai ragione, esprimi un desiderio vero e legittimo e, più importante di tutto il resto, ami la tua Amica. E se organizzare uno scambio di qualche parola con MM è un gesto d'amore, io posso solo stupirmi e no certo contraddirti.
Il fatto è che per me Parma è dall'altra parte dell'Appennino e viaggio solo su mezzi via rotaia. Che posso fare? posso invitarvi a prendere uno schifoso caffè all'americana a casa mia? Perché no? Intorno al mesi di giugno? Perché no?

From: Rosi
Caro Sig.Maggiani,
Ho appena finito di leggere il 'Coraggio del Pettirosso', ancora mi sento emozionata dalle memorie, luoghi, personaggi e poesia e la sua saggezza di vita snocciolata tra i paragrafi. Grazie. Io non la conoscevo come autore, una mia carissima amica e connazionale di Massa-Carrara mi ha regalato il suo racconto, penso che Carla (lo mia amica) me lo ha regalato per ricordarmi un qualche cosa, forse per condividere luoghi che riescono ancora a emozionarmi, o forse per le nostre vite un po' da pettirosso... Io vivo a Londra da una vita o quasi e mi piacerebbe tantissimo sapere se il suo libro e' stato tradotto in lingua inglese, vorrei condividerlo con il mio compagno inglese e con amici.
La ringrazio, di cuore

No, Rosi, il Coraggio del Pettirosso è stato tradotto in undici lingue ma non in inglese. O meglio, esiste una traduzione ma non è mai stata pubblicata. Non ricordo più, purtroppo quale università inglese ne ha fatto una traduzione per i suoi studenti, ma immagino che frugando in net tu possa rintracciarla.


From: Cosmai Leonardo
Maurizio, non ti voglio fare domande che riguardano il tuo "Il viaggiatore notturno" (che intanto ho regalato a qualcuno) che voglio leggermi prossimamente ma una domanda su una tua affermazione di qualche tempo fa (non ricordo dove l'ho letta) che mi aveva molto colpito. avevi detto (più o meno) che la tua crescita come persona la devi molto alle donne. Ecco, ne approfitto per chiederti se puoi parlarne. Quando l'ho letta, l'avevo condivisa. e mi aveva emozionato.

ciao

Sono nato in una famiglia contadina rigidamente strutturata in matriarcato. Mi hanno educato le donne di casa. La matriarca, la mia bisnonna e sua figlia nonna Anita, le mie ziette giovani. Gli uomini erano nello sfondo, si occupavano delle grandi questioni, parlando due tre volte in un anno e imponendo, diciamo così, la linea generale. Ma la mia vita quotidiana era regolata dalle donne, da ciò che avevano da dirm sulla vita, sugli affetti, sulle relazioni con gli animali e il resto del creato, anche solo con i gesti, I contadini non hanno grandi discorsi da fare. Sono cresciuto con la loro sensibilità nella 
percezione del mondo e dell'anima, con la loro familiarità con lo spirito e gli spiriti del creato. Da giovane uomo, negli anni settanta, ho poi avuto per compagne giovani donne molto impegnate nella loro ricerca di coscienza e identità femminile. Anche loro mi hanno educato, costringendomi a riflettere, costringendomi a farmi domande. Lo hanno fatto amorevolmente, nel loro modo di essere amorevoli. E mi hanno fatto crescere ancora.


From: Giuliana 
Gentile Maggiani,
volevo innanzitutto ringraziarla per il meraviglioso libro "E' stata una vertigine " e per i bellissimi articoli che escono settimanalmente sul secolo. Mi piace molto la sua scrittura di cui apprezzo la freschezza e l'emotività. La prego di rispondere a questo quesito.
In questo periodo sto scrivendo la mia tesi di laurea e il grosso scoglio è il fatto che alla mia relatrice non piace come scrivo; lei sostiene che il mio italiano è illeggibile e che chi non sa l'italiano non può laurearsi.
Ora avrei la domanda per lei:
si può imparare un italiano di servizio? Cioè un italiano che serva esclusivamente per farsi capire chiaramente dai propri interlocutori? E se sì, come si fa ad apprenderlo ?
Scusi la banalità della domanda ma in questo periodo mi sento 
analfabeta.
Grazie e saluti calorosi.


Secondo me la domanda non per niente banale, tant'è che non so nemmeno trovare una buona risposta. Intanto chiedi a uno che finché è stato studente il suo voto in Italiano era o 5 o 5/6, accompagnato dal commento "troppe idee e confuse". Se è vero che non ci si può laureare con una tesi scritta in lingua italiana risultando incomprensibili, forse è anche vero che la tua insegnante ha una sua idea della lingua che non per questo è l'unica plausibile e utilizzabile.
Allora, se vuoi un consiglio sapendo che può non essere quello risolutivo, senti; Lascia perdere la lingua standard che se esiste è davvero incomprensibile einsignificante. Prova,m se non l'hai mai fatto, a scrivere le tue idee senza preoccuparti di farti capire ma preoccupandoti solo cdi rappresentarle nel modo che ti piace e soddisfa. Lascia perdere qualunque altra preoccupazione e concentrati, rilassandoti, su un modo di dire le cose e spiegarle che renda giustizia alle tue idee. Scrivi piacendoti, se ti riesce. potendo dire alla fine della pagina; cazzo, ma non credevo di poterlo dire così.Provaci, davvero, e vedi cosa succede. Magari la prof potrebbe rimanerne stupita pure lei.


From: Domenico Calcaterra
Ho letto circa un centinaio di pagine del tuo ultimo romanzo. Mi permetto di darti del tu per il fatto che uno scrittore o ti è familiare (e a llora puoi dargli del tu!) oppure vola troppo alto, non ti appartiene... 
Più volte avrei voluto incontrarti alla libreria Hobelix di Messina (sono siciliano) ma per vari motivi non sono mai riuscito a essere presente ai tuoi incontri con i lettori (non vivo in città ma a cento chilometri circa, in provincia) . Di te chiedo spesso alla cara Daniela Virone: dice di conoscerti molto bene; e lei conosce il mio apprezzamento per lo scrittore e la persona Maurizio Maggiani. La tua narrativa mi piace perché, la dove essa si fa più autentica, l'uomo e lo scrittore coincidono, si nutrono del medesimo afflato: lo trasmettono al lettore. Mi sovvengono alcune pagine del penultimo tuo libro ("L'amore è una vertigine") dove c'è un racconto di vita insieme (un uomo, la sua compagna, un bambino) che è tra le cose più belle che abbia mai letto: un racconto dal valore sacrale quasi, di una tenerezza e una forza incredibile... 
Riguardo all'ultimo romanzo (non potendo esprime ancora un giudizio complessivo) mi piacerebbe sapere le ragioni del tuo "incontro" con la straordinaria figura di Charles de Foucauld... Sai, è da tanto che ho curiosità di conoscere meglio la vita e l'avventura terrena di Charles de Foucauld. Mi hanno detto che c'è una biografia a lui dedicata in due volumi della Gribaudo Edizioni (mi sa che primo o poi la comprerò). Mi interessa verificare quanto ciò che tu fai dire a lui nel romanzo è vicino a ciò che lui veramente scrisse e disse... 
Mi piacerebbe, più che sentirti tenere una conferenza sul tuo ultimo libro, potermi sedere al tavolino di un bar con te ed ascoltarti raccontare una delle tue storie, con quelle doti affabulatorie che pochi insieme a te possiedono. Non ho ancora avuto l'occasione di conoscerti di persona, ma c'è la feltrinelli a mantenermi informato su tutto ciò che scrivi (articoli "Secolo XIX" compresi). Non appena ho saputo della possibilità di scriverti una mail non ho esitato. 
Un affettuoso saluto e spero che tu ritorni presto a Messina. 


Certo che ci incontreremo, non so dove, ma c'è di sicuro da qualche parte un tavolino e un paio di sedie. A dirti il vero è un bel pezzo che non presento miei libri: Sì, vado dove mi chiamano a farlo e poi li frego e mi metto a raccontare qualche storia che mi sta passando per la testa. Mi annoierei a morte se dovessi parlare in perpetuo di quello che ho scritto già da un pezzo e che ora, te lo assicuro, nemmeno ricordo più bene. Come è giusto che sia. Ho bisogno anch'io di un tavolino, di mettermi un po' seduto a riposare a qualche incrocio delle infinite strade che cammino. Ho bisogno che qualcuno sieda davanti a me per potergli raccontare delle molte cose che mi è capitato di incontrare per la strada. Ho bisogno di stare ad ascoltare anche solo il suo sguardo. 
Ecco, su "pere" Foucauld sarà interessante la tua verifica. Ma forse oltre la biografia, sarebbe bello se tu leggessi qualcuna delle sue opere. Anche se non conosci il francese, le edizioni Paoline hanno in catalogo parecchie cose. Se ti va, dimmi poi che cosa succede tra il mio "pere" e quello storico. Io l'ho incontrato proprio sull'Assekrem, riparandomi una notte nella sua capanna come migliaia di altri viaggiatori, pellegrini, contrabbandieri, soldati. E in quella capanna ho letto un suo piccolo libro lasciato da qualcuno che si è riparato lì prima di me. Non conosco bene il francese e dunque non so quanto ho letto e quanto ho immaginato di leggere. Poi ho letto molte altre cose, ma mi è rimasto nel cuore quel libriccino e quello che forse ho capito, forse no. Non pratico nessuna religione istituzionale, ma ogni tanto mi capita di pregare. Quando lo faccio, canto una preghiera che ho trovato scritta a penna in fondo a quel libro. Non so e non ho mai voluto sapere se fosse sua. la preghiera dice (tradotta in italiano) 
Signore donate il pane 
a noi che abbiamo fame 
e donate la sete e la fame 
a noi che abbiamo il pane.
 
Tutta qui ma immensa. 
A presto


From: Annalisa F. 
"Sto imparando che non serve sempre saper vedere una ragione... 
So che le cose accadono perché se ne possa cogliere il senso." 

Che differenza tra "senso" e "ragione" di qualcosa? 
Che il suo sia un buon viaggio, fino all'ultimo orizzonte. Stia bene (è un ordine). 


La ragione Annalisa è l'ordine (non il tuo, di cui ti ringrazio) che pensiamo di poter dare all'universo, e alle sue parti, per non perderci. La ragione è la rassicurante determinazione a descrivere ciò che l'universo contiene e genera in base alle nostre attese. La ragione è nostra creatura, il senso no. Il senso è semmai la ragione soggiacente, quella che prescinde dal nostro sguardo e dalla nostra attesa. Cogliere il senso è darsi all'universo, avere libertà sufficiente per ascoltarlo e accettare di esserne parte senza per questo esserne padroni. Il senso delle cose, la loro ragione soggiaciente, è lì davanti a noi per dare senso e ragione anche a noi. Sempre che si sia abbastanza liberi di spirito per rinunciare alle nostre ragioni.


From: Rob 
cerco oramai da due anni i tuoi primi libri, esauriti e per ora non ristampati, e in particolare "vi ho già sognato tutti". come faccio a trovarne una copia? gli altri li ho letti eccetto l'ultimo che è in coda dato che ora stò leggendo un librone da 650. ma essendo un pendolare vado veloce. 
sopra tutto mi è piaciuto "il coraggio del pettirosso" che ho fatto leggere a tante persone. mi ricorda un pò gli elfi, non quelli mitologici, ma quelli abitanti sull'appenino tosco-emiliano, appunto. Vi è nessuna attinenza? 
ps ho apprezzato le belle parole del 2002 all'anniversario della morte di carlo giuliani. le ho trovate molto ben comunicate 


Non trovi i miei primi romanzi perché non sono mai stati ristampati. E, credimi, sono contento così. Sono storie che ho scritto diverse epoche or sono e non sono nemmeno sicuro di ricordarmele. So, incredibile!, di lettori che ne hanno fatto commercio e scambio in fotocopia e si qualche libraio di provincia che ne tiene una copia in previsione, immagino, di future glorie dell'autore. Lasciamoglielo sperare. 
Gli elfi di Appennino? Già, ho costruito i paesaggi, quelli naturali come quelli umani e animali, del Coraggio del Pettirosso, per quanto riguarda la parte ambientata appunto a Carlomagno, mettendo assieme gli elementi di quello che è "il paese della mia anima". Un'architettura fantastica, una costruzione tutta mia, il mio posto. e dentro ci sono gli umani del mio popolo, la loro materia e la loro leggenda. La loro follia, la loro magia. 


From: Pietro Bianchini
Ciao Maurizio, 
sono un tuo compaesano (Castelnuovo) che ti è venuto a salutare a Levanto qualche settimana fa. Volevo chiederti quanto si riflette nei tuoi romanzi l'identità "migratoria" che ti porti dietro(Castelnuovo-La Spezia-Genova). 
Grazie e in bocca al lupo!
 

Eh, Pietro, visto così, su una carta stradale, la migrazione Castelnuovo Spezia Genova non è quel gran che, eppure è stato un viaggio durato una vita. non una migrazione, non sono andato per tornare, ma un'erranza. E sono arrivato a Genova attraverso vie complicate e irragionevoli. E probabilmente da lì partirò, di nuovo zizzagando con il mio passo un po' zoppo. Mi fermo dove trovo riparo, "sostio" è la bella parola della nostra lingua, mi rimetto in viaggio quando la nostalgia si fa insopportabile. Nostalgia per qualcosa e qualcuno che non ho mai visto, mai incontrato, mai vissuto. Una nostalgia, credo, che vive dentro di me ancor prima che io nascessi. 
Buona fortuna anche a te.
copertina

Il viaggiatore notturno
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