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10 febbraio 2012
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La rivolta contro le diete. "Belle senza rinunce"
di Vera Schiavazzi, tratto da “la Repubblica”, 6 maggio 2009
La rivolta contro la dieta arriva da Gran Bretagna e Stati Uniti, proprio nella stagione in cui migliaia di donne occidentali si introducono in incognito nella cabine prova di boutique e grandi magazzini e ne escono affrante, decise a perdere peso. Ma una piccola deviazione in libreria potrebbe salvarle. Come tutte le ondate di protesta, anche questa ha i suoi leader: Mimi Spencer, fashion editor inglese, ex donna a dieta e attenta analista dei costumi delle sue coetanee in carriera al di qua e al di là dell’Atlantico, ha raccolto in un tosto volume di 320 pagine (101 cose da fare prima di mettersi a dieta) tutti, ma proprio tutti, i possibili rimedi per riconciliarsi col proprio corpo - e dunque col proprio bikini, marito, fidanzato, immagine pubblica… - diversi da quello di fare i conti con le calorie. Dalle ricette improvvisate alle cenette romantiche, dalla biancheria push-up al tacco che dona di più, in dieci capitoli che includono anche "la non dieta in dodici punti".
In Inghilterra il manuale è stato un best seller, la spinta che serviva a liberarsi di un incubo. “Un numero sempre crescente di donne era ed è insoddisfatto del proprio corpo - spiega lei - ai limiti della depressione perché la differenza tra la propria immagine e quella di pubblicità, cinema e televisione continua a crescere. Questo distacco ha già portato conseguenze drammatiche in Inghilterra e negli Stati Uniti, dall’anoressia fino a un generale senso di disagio che non consente di vivere bene, mangiare con piacere, avere una sessualità soddisfacente e perfino un bell’aspetto e una buona postura”. Si parte dai dati: chi comincia a mettersi a dieta tra i venti e i trent’anni sembra avere più possibilità di continuare a crescere di peso nel resto della sua vita (da 3 o 4 volte di più rispetto al fisiologico aumento che accompagna le normali fasi della vita di una donna, dalla gravidanza alla menopausa e oltre), come del resto è successo alla stessa Spencer che ha ritrovato l’equilibrio sulla bilancia e nell’esistenza dopo la scelta netta di non occuparsi mai più delle calorie che si trovavano nel suo piatto. E come conferma anche l’Università di Leeds nel suo ultimo studio: a dieta a 16 anni, obesi a 30, in misura tre volte superiore alla media.
E in Italia? Giorgio Calabrese, celebre dietologo, è sostanzialmente d’accordo con l’appello alla rivolta lanciato da Mimi: “Le diete di maggior successo, cioè tutte quelle iperproteiche che arrivano perlopiù dagli Stati Uniti, dalla Zona alla Scarsdale e alla Atkins, sono un ottimo sistema per dimagrire subito e recuperare tutto poco dopo, con gli interessi. Per questo stiamo lavorando con un gruppo di colleghi americani per lanciare un vasto programma di ‘rieducazione’ che introduca più farinacei, pochi ma buoni, nella dieta americana”. Altra alternativa bocciata dai medici: i farmaci dimagranti, raramente del tutto privi di anfetamine, ormoni, diuretici o altri principi attivi normalmente usati per la cura del diabete. “Esasperati dalle troppe proteine, i pazienti finiscono inevitabilmente col far ricorso alle pastiglie, e ingrassano non appena le sospendono”, conclude Calabrese.
Mimi Spencer, del resto, non è l’unica neo-guru della ribellione contro le diete insensate. Carol Lay, celebre cartoonist americana, dopo trent’anni di lotta, di proteine e di abbuffate, ha finalmente trovato un sano equilibrio, liberandosi tra l’altro di quindici chili in eccesso. Come? Disegnando fumetti che spopolano a New York e dintorni, ora raccolti in un libro - "The big skinny", l’enorme magrezza, un gioco di parole che già invoglia al sorriso - che ha tra i suoi protagonisti un deduttivo George Clooney che suona alla porta offrendo pollo fritto e patatine.
copertina

101 cose da fare prima di mettersi a dieta
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