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2 settembre 2010
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Claudio Magris: lettera a Enrico Palandri

Caro Enrico,
[...] È un libro che scende veramente a fondo in tante cose essenziali dell’amore, della vita condivisa, di tutto il senso e il nonsenso che la pervadono, della pienezza e del vuoto, dell’incanto e della stupidaggine presenti nella vita e in ognuno di noi. Quando dico amore, intendo non soltanto amore in senso vero e proprio – in questo caso la storia con Pauline – ma l’amore nel senso più ampio, ad esempio quello per i figli, qui trattato con grande forza e delicatezza (anche questa è una cosa molto importante: mi ha sempre colpito – e ne ho anche scritto – il fatto che una passione così forte, così devastante, profonda e anche irragionevole come tutte le passioni, come l'amore per i figli, abbia trovato sinora così poco spazio nella letteratura occidentale. Ci sono tanti grandi libri sui padri e sulle madri e sui sentimenti verso i padri e le madri, ma poche cose sui sentimenti verso i figli, nonostante gli inizi così promettenti nell’Iliade, con Ettore e Astianatte ... Una volta ne ho anche scritto, ho anche cercato di dire quelle che mi sembrano le ragioni).
Anche da questo punto di vista, la storia del protagonista dei suoi rapporti con Francesca e Gianni, nonché quella dei rapporti fra due fratelli, così essenziale e intensa, è bellissima. Ma soprattutto è geniale quel senso di smarrimento che sei riuscito ad evocare, quello smarrimento per l’improvvisa e irresistibile fragilità che si inoltra nella vita: penso – ma è solo un esempio – a quel momento e a quei momenti in cui Giacomo, proprio mentre è di nuovo (o meglio ancora, come sempre, ma con una consapevolezza che sta per tradursi in una scelta) innamorato di Pauline, nell’incontro con la dottoressa, con Leontine Valade sentecome altrettanto facilmente la storia potrebbe capovolgersi, come quella nuca o quella mano e la seduzione che esse evocano si inseriscano, innocenti e insieme terribili, in quello che è il suo sentimento pur fortissimo per Pauline. E’ una delle cose che più mi ha colpito.
Ma dovrei dirti tante altre cose: quell’incertezza sul sesso che avvicina o no, a pagina 20, quella scomparsa del desiderio una pagina dopo, oppure quel passo così bello sul corpo pieno di retorica o quell’invocazione – che sento così forte – alla banalità quotidiana perché ci protegga, il rapporto fra l’amore e il lavoro e tanti minimi dettagli che cogli con poetica, tenera precisione. Molto bella anche quella notte di violenza, che lascia un profondo senso di inquietudine, oppure quel senso che la concretezza del mondo a poco a poco ci sparisce tra le mani, e tutto il rapporto con Pauline e insomma tante altre cose.
Il rapporto con Louis, e tutta la storia dell’incertezza sulla paternità e dell’incontro all’ospedale e così via, secondo me non è all’altezza delle altre cose, del rapporto con gli altri figli o con la moglie e così via. E’ raccontato bene ma non si imprime nel cuore di chi legge, per lo meno non con l’intensità del resto – intendo quel senso dell’amore che si desidererebbe diventasse legge e ordine, o quell’incombere della notte, insomma tutte le altre cose che ti ho detto. Belle, ma non straordinarie come tante altre, le pagine sull’amore di Gianni con l’araba. Un libro che ho letto d’un fiato, con vera passione, e che mi lascia il segno.

Claudio Magris