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Il campione della civiltà tecnologica. Homo Faber di Max Frisch
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Ingegnere pragmatico e razionale, privo di radici affettive che lo ancorino a un luogo o a una famiglia, indifferente a tutto ciò che non è spiegabile con la logica e insensibile a tutto ciò che è istintivo, religioso, umanistico, Walter Faber è, prima di tutto, Homo Faber. Autentico campione della civiltà tecnologica, si ostina a non vedere ciò che non può capire: la sua esistenza scorre senza drammi, senza sorprese, senza incognite. Attraversa la vita con solitario distacco, crede soltanto al tempo che si misura con l’orologio, nascondendosi in una sorta di asettica eternità prefabbricata. La quale, però, è destinata a sgretolarsi, irreparabilmente. Nello speciale tre articoli del 1960, firmati da Eugenio Montale, Carlo Bo e Leonardo Sciascia. Mentre Montale e Bo esprimono perplessità sull’opera di Frisch, Sciascia sembra coglierne subito lo spessore. Di vent’anni dopo è invece la recensione di Enzo Golino mentre articolo di Italo A. Chiusano risale al 1991, anno della morte dello scrittore e drammaturgo svizzero. Lo stesso anno la rivista "Leggere" ha dedicato uno speciale a Max Frisch; da qui sono tratti l'articolo di Enrico Filippini e lo scritto, dell'agosto del 1975, di Christa Wolf
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Carlo Bo su Homo Faber

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Christa Wolf: Tra discrezione e indiscrezione

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Enrico Filippini: Storie come guanti

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Enzo Golino: La vita può essere dominata dalla tecnica

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Eugenio Montale su Max Frisch

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Italo A. Chiusano: La lunga carriera di un laico senza etichette

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Leonardo Sciascia su Frisch

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